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lo pregherò il Padre,
ed Egli vi darà un altro Consolatore,
perché stia con voi per sempre
(Giovanni 14,16)
53ma Domanda del Catechismo di Heidelberg
Che cosa credi dello «Spirito Santo»?
Risposta
In primo luogo che è coeterno con il Padre e il Figlio. In secondo luogo che è dato anche a me, che mediante una vera fede mi rende partecipe di Cristo e di tutti i suoi benefici, che mi consola e rimarrà con me fin nell'eternità.
Commento
È l'unico articolo dedicato allo Spirito Santo, anche se le affermazioni successive sulla Chiesa, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne e la vita eterna, possono essere tutte considerate opere dello Spirito Santo, di cui peraltro abbiamo già parlato commentando la risposta alla domanda 51,
Il CH, a proposito della Spirito Santo, dice quattro cose.
[1] La prima, e fondamentale, è che lo Spirito è Dio, in un modo particolare dì essere e agire, distinto sia da quello del Padre sia da quello del Figlio, ma sempre in piena comunione con entrambi. Proprio perché è Dio, «è coeterno con il Padre e con il Figlio», cioè è Dio fin dall'inizio. Non bisogna quindi confondere lo Spirito Santo, che è Dio, con lo spirito dell'uomo, che è una sua facoltà importante, ma, appunto, umana.
[2] In secondo luogo il CH afferma che lo Spirito «è dato anche a me», semplice credente, secondo la promessa di Dio: «Spanderò il mio Spirito sopra ogni carne» (Gioele 2,28; 2,17). Dio, lo abbiamo detto, è un grande Donatore: dopo il dono del Figlio, ecco il dono dello Spirito, con il quale Dio entra dentro di noi, così che il nostro corpo diventa «il tempio dello Spirito Santo» (I Corinzi 6,19). Non solo Dio è, per così dire, il nostro tempio nel quale «viviamo, ci muoviamo e siamo» (Atti 17,28), ma noi siamo, individualmente e comunitariamente, «il tempio di Dio», (I Corinzi 3,16)! Questo è il senso (e il miracolo!) di Pentecoste: il Padre Dio sopra di noi, il Figlio è Dio con noi e per noi, lo Spirito è Dio dentro di noi.
[3] In terzo luogo il CH afferma che lo Spirito «mi rende partecipe di Cristo e di tutti i suoi benefici». Questa è l'opera principale dello Spirito: unire il credente a Cristo, rendendolo partecipe di tutti i suoi «benefici», il perdono dei peccati, la persevera nelle tribolazioni, la resistenza nelle persecuzioni, la forza nelle tentazioni, la fiducia nelle prove, la serenità «nella valle dell' ombra della morte» (Salmo 23,4), il coraggio e la franchezza nel confessare il nome di Gesù. La comunione con Cristo e la vita in lui sono la sostanza della religione cristiana, ed è lo Spirito che la realizza. Come non si può essere cristiani lontani o separati da Cristo, così non si può esserlo se lo Spirito non abita in noi.
[4] In quarto luogo il CH dichiara che lo Spirito «rimarrà con me fin nell’'eternità»,cioè per sempre. E questa è la promessa più bella, perché lo Spirito è libero, soffia quando e dove vuole, potrebbe anche dirigersi altrove, e invece «rimarrà con me» dice il CH, cioè è fedele, dimora con noi per sempre. Gesù stesso l'ha promesso: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l'amerà, e noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui» (Giovanni 14,23). «Fare dimora» esprime proprio ciò che lo Spirito realizza: l'abitare di Dio in noi per sempre C'è dunque qualcosa di permanente e definitivo in questa vita mortale in cui tutto passa e noi passiamo, qualcosa che neppure la morte ci può togliere: non ci può togliere lo Spirito Santo
Tratto da
Palo Ricca La fede cristiana evangelica. Un commento al catechismo di Heidelberg. Claudiana. 2011
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