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Una comunità che si risveglia all'ascolto della ParolaDomenica 30 novembre, I domenica dei Avvento, nonostante il tempo atmosferico avverso ed il blocco del traffico ci siamo riuniti attorno a quattro sorelle che, concluso il percorso di formazione, hanno chiesto l'ammisione alla nostra chiesa formulando la loro professione di fede. Si è trattato di un momento di gioia e di riconoscnza al Signore per questo dono, accompagnato dal forte richiamo alla centralità della Parola di Dio della predicazione del pastore Pawel Gajewsk su Romani 13,11-14: «E' ora ormai che vi svegliate dal sonno; perchè adesso la salvezza ci è più vicina di quando credemmo». "Si, perchè la chiesa è prima di tutto un luogo (anche nel senso fisico) dove la Parola predicata annuncia la salvezza. Il senso del nostro essere chiesa ed essere nella chiesa è proprio questo: ascoltare la parola di Dio e portare il lieto annuncio fuori della chiesa, con le parole e con le opere della luce" - ha affermato il pastore e ha proseguito- L'aspetto relazionale, la gratificazione personale sono il sale dell'essere nella chiesa. Se il sale sostituisce però il vero nutrimento, quello della Parola di Dio, è facile immaginarne le conseguenze." Ecco alcuni brevi passaggi tratti dalla confessione di fede delle quattro sorelle: Stefania - [...] Mi sono innamorata, é il caso di dirlo, fin da subito del vostro modo di celebrare la Santa Cena, sotto le due specie, del fatto che i bambini non vengono respinti, (certo devono essere formati), ma nella vostra partecipazione intorno al tavolo della Cena, grandi e piccoli insieme, c’é una intensità spirituale. Mi trovo d’accordo praticamente su tutto, anche se non posso fare a meno di chiedervi, per onesta intellettuale, di accogliermi "tutta intera", passato e presente compresi. Vorrei poter essere accolta rispettando anche quel piccolo bagaglio cattolico che, sarebbe ingiusto negarlo, mi porterò sempre dietro. Sonia - [...] Un paio di anni fa però ho iniziato di nuovo a riflettere su Dio su Gesù, l’ho fatto cercando di ascoltare la mia "anima" (non so come altro chiamarla) e cercando di evitare qualsiasi pensiero prefigurato. Beh, ho scoperto che forse Gesù é sempre stato dentro di me, ho scoperto che avevo necessità di ripensare tutta la mia concezione della religione e della religiosità, ho scoperto soprattutto che bisogna leggere la Bibbia che dentro troviamo tutto l’amore di Gesù, tutto quanto ci serve per tentare di essere buoni cristiani. Daniela - [...] Dalle macerie di una formazione cattolica, dunque, che rischiava di anestetizzare il mio più ingenuo sensus fidei é nata poi una fede nuova, più libera e liberata, in cui Gesù Cristo, il Suo messaggio rivoluzionario e insieme cosi semplice e diretto, si imponeva sulle miserie umane, sulle guerricciole di principio che tanto male e divisione creavano, per pochi rigidi, ossessivi fondamenti. Da qui, il mio percorso di fede ha preso una via nuova, di vicinanza alla Scrittura, di scoperta del Gesù dei vangeli, e sto da allora vivendo la mia omosessualità non più come un esilio, ma come un dono che il Signore ha voluto farmi, perché in questa singolarità percepissi il Suo amore che non divide, non esclude, non condanna. Simona - [...] Fra la grandezza semplice e risolutrice della rivelazione biblica e la complessità sofisticata e artificiale degli apparati di una chiesa del papa e non di Cristo che non sono mai riuscita a conciliare, ricucire né nell'intimo né nell’espressione pubblica della mia fede che, oggi mi rendo conto, ha sempre e solo dato ragione di un’opzione fondamentale che affonda negli anni della mia prima giovinezza quando per la prima volta ho letto la Bibbia scoprendo che la verità é una Persona e non un’idea, Sola Scritura, sola fide, sola Gratia, solus Christus: oggi affermo con la parola che confessa quello che ho sempre avuto nel cuore. Quando il Signore mi ha fatto incontrare la mia attuale compagna di vita, ho coinvolto anche lei nella mia ricerca, poiché in lei ho avuto il dono non solo dell'amore ma anche di una persona con la quale condividere un cammino di fede. Ha concluso il pastore Gajewski con un augurio "rivolto non tanto a Sonia, Stefania, Daniela e Simona, quanto alla nostra comunità: che la testimonianza di queste sorelle ci risvegli dal sonno e ci dia la piena percezione della salvezza. La salvezza che oggi significa: liberazione, rifondazione, ricostruzione dell'ordine voluto dal Signore della Storia e della Chiesa". Firenze, 30 Novembre 2008 Pastora espulsa dall'ospedaleLa chiesa Valdese di Firenze esprime la propria solidarietà alla pastora Elisabetta Ribet ed alla sorella della Chiesa Valdese di Palermo che sono stati oggetto di questa grave ed ingiustificata violazione di un diritto sancito dalla legge. Siamo profondamente colpiti dal fatto che ad oltre venti anni dalla stipula dell'Intesa tra la Tavola valdese e lo Stato italiano i responsabili e gli operatori di una struttura sanitaria pubblica non ne fossero a conoscenza. Esprimiamo la nostra preoccupazione per il fatto che, nonostante la grande attenzione rivolta in questi ultimi mesi dagli organi di informazione alle problematiche etiche legate alle cure mediche, nel nostro paese possano essere negati i più elementari diritti di assistenza spirituale ai malati. Il Concistoro della Chiesa Valdese di Firenze, 28 Novembre 2008 Un ricordo di Miriam MakebaLa notte di domenica 9 novembre su di un suo campo di battaglia moriva Miriam Makeba, mama Afrika. Il suo vero nome era Zensile Makeba Qgwashu Nguvama Yiketheli Nxgowa Bantana Balomzi Xa Ufnu Ubajabulisa Ubaphekeli Mbiza Yotshwala Sithi Xa Saku Qgiba Ukutja Sithathe Izitsha Sizi Khabe Singama Lawu Singama Qgwashu Singama Nqamla Nqgithi, il nostro personale omaggio all'Africa. Ci ha lasciato con i suoi meravigliosi ritmi, una "grande" dei nostri tempi, sempre alla testa - fino all'ultimo - delle battaglie per l'affermazione dei grandi valori di uguaglianza, giustizia e solidarietà. Quella parte di umanità che spera in un mondo migliore non può che esserle profondamente grata e riconoscente per tutto quello che Miriam Makeba ci ha regalato con la sua vita e la sua opera. Era a Castel Volturno a rendere omaggio a quei 6 africani uccisi dalla camorra. Era a Castel Volturno per ricordare Domenico Noviello, imprenditore ucciso dalla camorra per non avere pagato il pizzo. I più vecchi la ricordano come l'eroe della lotta all'Apartheid in Sudafrica. Perseguitata in patria, una patria senza nome (il vero nome è Anania), per sopravvivere deve venire in Europa e poi in America. Vi portava la voce dei derelitti, e si univa simbolicamente, e poi ne raccoglieva l'eredità, ad un altro eroe di quel tempo morto sul campo, Martin Luther King, ucciso per difendere i soliti diritti. Non aveva avuto paura ad affrontare un mondo difficile, aveva usato la sua voce per portare nel mondo le sue battaglie. Ha voluto cantare scalza come tanta della sua gente, anche se febbricitante. Era a Castel Volturno per sostenere la lotta e l'impegno di Roberto Saviano. Ed è a lui che si rivolge con queste parole: "E' un giovane scrittore coraggioso ma, come succede in ogni grande causa in ogni parte del mondo, chi parla rischia di essere zittito con la forza". Ecco perché bisogna reagire: "La musica ha un grande ruolo in tutto ciò, un enorme valore. Così come la scuola, è giusto parlare ai bambini, raccontargli di valori universali affrontando le questioni del Paese in cui vivono". Così la vogliamo ricordare, così la ricorderemo domenica prossima durante il culto Mercoledi 12 Novembre 2008, Valerio Cheli - segreteria Chiesa Evangelica Valdese di Firenze Valdesi, la forza del coro (con richiamo del pastore)Domenica 9 Novembre 2008 il Corriere Fiorentino (inserto locale del Corriere della Sera) ha dedicato un articolo alla Chiesa Valdesedi Firenze, un breve resoconto su un culto cui ha partecipato il giornalista Marco Vichi, l'intervista al pastore Pawel Gajewski e alcuni cenni alla storia del tempio di Via Micheli, il tutto corredato da alcune foto. [testo integrale dell'articolo]
DOMENICA AL CENTRO POLIVALENTE AVVENTISTA SI RICORDANO LE «TESI» DI LUTERO - Le Chiese evangeliche festeggiano la «Giornata della riforma»Un'intera giornata di festa per il mondo evangelico fiorentino: domenica le chiese protestanti si ritroveranno per festeggiare la «Giornata della Riforma», che ricorda il 31 ottobre 1517 quando Martin Lutero affisse sulla cattedrale di Wittenberg le sue 95 tesi contro le indulgenze. Da questo momento, tradizionalmente, si fa risalire la nascita della Riforma protestante. Un’occasione che le chiese fiorentine (dagli apostolici ai valdesi, dai metodisti agli avventisti, dai battisti ai pentecostali, dai luterani ai riformati svizzeri) festeggeranno insieme nei locali della chiesa e del Centro polivalente avventista (in via del Pergolino 1) a partire dalle 10.30 quando avrà inizio il culto di adorazione, a cura del pastore Daniel Fink (Chiesa del Nazareno), presieduto dal pastore Davide Mozzato (Chiesa avventista) e con la predicazione del pastore Giuliano Giorgi (Chiesa apostolica in Italia). Alle 13 ci sarà il pranzo comunitario al sacco, mentre dalle 15 alle 17 le numerose opere sociali evangeliche fiorentine (alcune di loro presenti domenica nel Centro polivalente con un stand) presenteranno attività e i progetti. Dalle 17 alle 19, poi, sarà la volta di gruppi, cori e solisti che con la musica e il canto daranno lode a Dio. Una giornata di festa e di preghiera in cui le chiese evangeliche invitano tutta la città. A poca distanza dalla sede della «Giornata della Riforma», nello spazio di accoglienza dell’ospedale pediatrico Meyer, si tiene la mostra «Dipingere la Speranza, guardare la Vita », con i disegni e le illustrazioni di Silvia Gastaldi, Un’iniziativa voluta e promossa da due Chiese evangeliche fiorentine, quella valdese e quella battista, in collaborazione con lo stesso Meyer. La mostra (aperta tutti i giorni dalle 9 alle 19 fino al 31 ottobre) propone un percorso immaginario attraverso i colori e le suggestioni di illustrazioni ispirate alla Bibbia. Roberto Davide Papini, LA NAZIONE, VENERDÌ 24 OTTOBRE 2008 Dipingere la Speranza, guardare la Vita
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Il libro verrà presentato il giorno 21 Ottobre alle ore 17 da |
Si tratta di una raccolta di discorsi pubblici dei maggiori leader democratici da Franklin Delano Roosevelt fino a Hillary Clinton e Barack Obama.
Dal sito della FUP è possibile ordinare il libro e scaricare il testo del discorso pronunciato il 28 agosto 2008 alla Convention Democratica di Denver da Barack Obama, candidato del partito Democratico alle prossime elezioni in USA, "La promessa americana".
Debora Spini è vice presidente del Concistoro della Chiesa Valdese di Firenze, insegna Political Theory presso la Syracuse University in Florence ed è professore a contratto di Filosofia Sociale presso la Facoltà di Scienze Politiche "Cesare Alfieri" dell'Università di Firenze.
Firenze, 19 Settembre 2008
La comunità di base delle Piagge, usando il metodo della scrittura collettiva, ha lanciato un accorato appello dove si legge:
"Di fronte ai fatti di violenza e di discriminazione che sono accaduti e che accadono ogni giorno nel nostro paese rimaniamo sconcertati, e sopra ad ogni cosa ci sgomenta il silenzio dei tanti, soprattutto dei cristiani, che non provano a rompere il muro dell'indifferenza. Noi avvertiamo l'urgenza di far sentire la nostra voce..."
Ha quindi lanciato la proposta di una "marcia della convivenza" che si svolgerà il 22 luglio con partenza da Piazza Indipendenza alle ore 18 per concludersi in Piazza della Signoria alle 21.
La comunità valdese avvertendo la stessa urgenza, volentieri ha aderito all'iniziativa. Il grave stato di degrado in cui versano le relazioni umane nel nostro paese ci sollecitano a confrontarci anche con chi si esprime con un linguaggio teologico talvolta lontano dal nostro, sicuri che lavorare insieme arricchirà entrambi.
Per informazioni e contatti sull'iniziativa consultare http://culturaaltra.blogspot.com/
Firenze, 21 Luglio 2008
Siamo particolarmente vicini alle sorelle ed ai fratelli nelle Valli valdesi ancora una volta duramente colpite dall'alluvione leggi articolo su Riforma.
Il concistoro ha deciso di mettere subito a disposizione la cifra di 1000€ e di destinare ai loro bisogni la colletta di domenica 8 Giugno in occasione dell'assemblea, è inoltre possibile aderire a questa iniziativa con una sottoscrizione straordinaria indicando come causale del versamento "Valli valdesi - alluvione"utilizzando:
il Conto Corrente Bancario Intesa San Paolo IBAN: IT70 Z030 6902 8001 0000 0011 575 intestato a Chiesa Evangelica Valdese - Firenze
o il CCP 16099509 intestato a : Chiesa Evangelica Valdese - Via Manzoni 21 - 50121 Firenze.
oppure, per chi preferisce, è possibile aderire alla sottoscrizione lanciata dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI)
i cui riferimenti si trovano alla pagina "Sottoscrizione a favore delle Valli Valdesi"
Firenze, 06 Giugno 2008
Questa è la provocazione con la quale il nostro frateelo Roberto Davide Papini ha lanciato una discussione in rete che cerca di far riflettere sui principi fondamnetali della fede in Gesù Cristo. Papini conclude affrmando: "Ecco, la religione cristiana, che si basa sulla "pazzia" della Croce e della resurrezione, la fede che nasce intorno a una tomba vuota, che c'entra con lo spettacolo di una salma?"
Nel giro di pochi giorni sono stati inseriti ben 82 commenti.
Per leggere il testo di Papini e lasciare il vostro commento seguito questo collegamento [leggi e commenta]
Firenze, 02 Maggio 2008
La comunità valdese di Firenze esprime la propria solidarietà al popolo tibetano cosi duramente provato nella difesa della propria esistenza e libertà.
Segui le vicende sul sito Italia Tibet http://www.italiatibet.org/
e su Amnesty International sezione italiana: http://www.amnesty.it/home/index.html
Firenze, 22 Marzo 2008
Salutiamo con affetto la sorella Olivia Bertelli che nei prossimi tre mesi lavorerà a Roma come volontaria del Servizio Rifugiati e Migranti della Federazione delle chiese evangeliche in Italia.
Firenze, 22 Marzo 2008
Domenica 24 Febbraio il quotidiano "La Nazione" ha pubblicato un'intervista a Fabio Traversari membro della nostra comunità che attualmente studia presso la Facoltà valdese di teologia a Roma per diventare pastore: leggi il testo in pdf
L'intervista è stata condotta da Roberto Davide Papini giornalista e anziano del consiglio della chiesa valdese di Firenze.
Nelle scorse settimane abbiamo assistito a diverse manifestazioni di malcelato antisemitismo e di strisciante antigiudaismo. Menzioniamo qui le proteste contro la partecipazione degli scrittori israeliani alla prossima Fiera del libro di Torino, sconcertanti tentativi di pubblicare fantomatici elenchi di una presunta lobby ebraica all’interno del mondo accademico italiano e alla fine la preghiera inserita da Benedetto XVI nel messale di Pio V, una preghiera che si presta facilmente a interpretazioni irrispettose nei confronti della fede ebraica. Davanti a tutto questo proviamo come valdesi, prima di tutto, dolore e sgomento. Desideriamo esprimere alla Comunità Ebraica di Firenze il nostro sostegno in questo momento di prova. Apprezziamo e condividiamo al tempo stesso tutti i gesti di solidarietà verso la Comunità Ebraica di Firenze compiuti da diverse persone e associazioni legate alla Chiesa cattolica romana. Memori dell’opera compiuta a Firenze a favore degli ebrei dal pastore valdese Tullio Vinay, traiamo ispirazione di questo nostro messaggio dal testo in cui le Scritture ebraiche sono proclamate come principale riferimento teologico ed etico anche per noi cristiani: Uno degli scribi (…) gli domandò: «Qual è il più importante di tutti i comandamenti?» Gesù rispose: «Il primo è: "Ascolta, Israele: Il Signore, nostro Dio, è l'unico Signore. Ama dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua, con tutta la mente tua, e con tutta la forza tua". Il secondo è questo: "Ama il tuo prossimo come te stesso". Non c'è nessun altro comandamento maggiore di questi» (Il vangelo secondo Marco, cap. 12, vv. 28-31).
Messaggio alla Comunità Ebraica di Firenze del Concistoro valdese di Firenze
Firenze, 22 febbraio 2008 [leggi la lettera originale]
Domenica 10 Novembre la nostra chiesa ha vissuto una giornata assembleare particolarmente intensa. Ricordiamo alcune principali decisioni prese dall’Assemblea:
Firenze, 20 Novembre 2007
La nostra comunità è stata profondamente colpita dalla tragica morte di Giovanna Reggiani, catechista nella chiesa valdese di Roma e si stringe alla sorella Paola, in servizio diaconale a Firenze e membro della chiesa valdese di Firenze, partecipando al dolore di tutta la famiglia Reggiani.
"Cara Giovanna, il babbo e la mamma ci hanno insegnato la tolleranza e l'importanza dell'amore" ha detto il fratello Luca.
La moderatrice della Tavola Valdese, Maria Bonafede, prendendo la parola durante i funerali ha affermato:
"C'è un tempo per ogni cosa. Giovanna è stata uccisa e la giustizia dovrà fare il suo corso ma la giustizia colpisce i colpevoli e non cerca capri espiatori. Oggi sentiamo che il gesto compiuto da uno penalizza un'intera comunità. Il dolore di oggi non può essere utilizzato per campagne di odio, discriminazione e intolleranze nei confronti degli immigrati, come è già accaduto".
"Siamo cristiani e siamo convinti che l'amore di Dio scriva nella storia un'altra storia, di fraternità, di accoglienza. Una storia in cui l'amore di Dio per Gesù Cristo non sia odio, intolleranza, xenofobia e razzismo, ma amore che oggi e domani dovrà essere l'ultima parola".
I funerali si sono svolti con rito valdese a partecipazione ecumenica, come chiesto dalla famiglia per rispettare il culto valdese della donna e quello cattolico del marito.
Antonio Adamo, pastore della chiesa valdese di Roma Piazza Cavour dove Giovanna era catechista, ha affermato:
"La scomparsa di Giovanna ci appare come una morte senza una ragione accettabile, in un mondo senza speranza e senza pace. Ma dobbiamo resistere al male, affermando le ragioni della vita".
E poi ha ricordato: "Giovanna ha raggiunto la meta della perfetta unione con il Signore. Noi sentiamo una forte lacerazione oggi, ma nessuno può separarci dall'amore di Dio pur nelle ombre del lutto" esortando: "Il male si vince con il bene, la disperazione con la speranza operosa che sa agire nel presente: rendere giustizia alla memoria di Giovanna vuol dire rendere più umana la vita di uomini e donne che vivono sotto lo stesso cielo. Il suo esempio sia per noi una testimonianza viva di sorriso e di gioia e non più di lutto e di dolore, come oggi".
Testi tratti dai siti web di "Il Messaggero" e "La Repubblica" , 3 Novembre 2007
''Il fuoco non si spegne gettando fascine sul fuoco. L'unica risposta e proposta che noi abbiamo e' la conversione dei pensieri dall'odio all'amore''. Lo ha detto il presidente del concistoro della chiesa evangelica valdese di Firenze, David Buttitta, parlando dell'omicidio di Giovanna Reggiani, uccisa martedi' scorso a Roma da un romeno. Buttitta ha ricordato la vicenda durante la predicazione nella chiesa di cui e' diacono Paola Reggiani, sorella di Giovanna. Paola vive a Firenze, ed e' impegnata in attivita' di assistenza agli anziani. Stamani, pero', non era nel capoluogo toscano. ''Guerra, violenza, assassinio, xenofobia, pena di morte vendetta - ha aggiunto Buttitta - sono tutte parti di una spirale che ci vuole abbattere'', ma ''bisogna ricordarsi quello che ci dice il Signore: che giustizia e misericordia devono camminare insieme''. Ecco che ''in questo momento, dovremo predicare con equilibrio e lucidita', senza concessioni al vento impazzito di chi per sconfiggere la morte vorrebbe altre morti, meglio se legali, pulite, statali''. ''Il nostro cuore, oggi, sanguina'', ha concluso Buttitta.
A riassumere lo stato d'animo della comunita' valdese fiorentina e' stata una fedele, Franca, in una preghiera spontanea: ''Siamo attoniti dal dolore e non sappiamo se ci riprenderemo''.
(ANSA) - FIRENZE, 4 NOV
Intervento del Moderatore al funerale di Giovanna Reggiani
Sono qui, personalmente e a nome della Tavola valdese, per condividere il dolore per la morte di Giovanna, per la violenza con cui si è consumata, per condividere il dolore del marito, dei genitori, dei fratelli. Riconoscenti a Dio per la sua vita, sgomenti per la sua morte.
Oggi è il tempo del cordoglio e del saluto a Giovanna. Un saluto che le tributa questa comunità, riunita intorno alla sua salma, ma anche la città di Roma e l’intero Paese.
Ma c’è un tempo per ogni cosa. E noi sappiamo che deve venire anche il tempo della giustizia. Giovanna non è morta accidentalmente. È stata uccisa, e la giustizia dovrà fare il suo corso. Lo dico come cristiana ed evangelica: la giustizia dovrà fare il suo corso.
Ma c’è un tempo per ogni cosa. E se c’è un tempo per fare cordoglio e per affermare la giustizia, c’è anche, ci deve essere, il tempo per ragionare. Nessuno potrà restituire la vita terrena a Giovanna ma già oggi possiamo e dobbiamo ripetere le parole che tante volte, anche con la nostra sorella, ci siamo ripetuti. La giustizia punisce i colpevoli, non cerca capri espiatori. Oggi sentiamo forte il rischio che il gesto sciagurato e brutale di un uomo squalifichi e penalizzi un’intera comunità, così come temiamo che il dolore di oggi venga utilizzato per promuovere campagne di discriminazione, di intolleranza e persino di odio nei confronti degli immigrati. Siamo cristiani perché siamo convinti della forza del l’amore di Dio. Un amore che Giovanna ha vissuto e ha saputo trasmettere. E siamo convinti che l’amore di Dio scriva dentro la storia un’altra storia nella quale Giovanna credeva, una storia di fraternità, di rispetto, di reciproco sostegno. Una storia di accoglienza del prossimo, ne siamo convinti noi che siamo stati accolti in Cristo. Una storia in cui è quest’amore – non l’odio, non l’intolleranza, non la xenofobia, non il razzismo – che oggi e domani dovrà avere l’ultima parola
Liberamente ripreso da una parte del messaggio che Maria Bonafede, moderatore della Tavola valdese, ha rivolto ai familiari e a tutti i presenti al funerale di Giovanna Reggiani che si è svolto a Roma, nella mattina di sabato 3 novembre, presso la basilica di Cristo Re in viale Mazzini.
Tratto da Riforma del 9 novembre 2007
Cari amici,
Credo sia urgente cambiare rotta (convertirsi).
Credo in un Dio che pretende di essere l'unica nostra fortezza, e non in quel mummificato difensore delle fortezze che ci stiamo costruendo.
Credo che Gesù ci abbia insegnato a dare la vita per gli altri anziché rubargliela.
Qualcuno mi dirà che si tratta di edificanti discorsi “religiosi” buoni per i visionari e le feste comandate, che però non servono di fronte ai problemi reali.
E' vero esattamente il contrario, vivere per fede significa assumersi la responsabilità di scelte concrete e decidere da che parte stare (“prendendo gloria da Dio e non dagli uomini...”).
La grazia di Dio deve essere resa accessibile in parole udibili, in gesti concreti e visibili..
Penso che ci siamo abituati a troppe cose.
Ci siamo abituati a sapere bene, tollerandolo con disinvoltura, che il nostro benessere è costruito sullo sfruttamento (spesso criminale, oltre che ingiusto) di altri.
Ci siamo abituati a sapere (e tollerare) che tante persone rischiano la vita e muoiono per entrare nel nostro paese.
Ci siamo abituati a vedere persone che dormono per strada, o nei giardini pubblici, anziani e stranieri che frugano nei cassonetti alla ricerca di cibo.
Ci stiamo abituando a vedere adolescenti che candidamente inneggiano all'odio razziale...
Penso che dovremo presto abituarci ad assistere a pestaggi.
Penso che il nostro “modello di sviluppo” stia causando mutamenti non solo climatici, non solo gravissimi danni all'ambiente in cui abitiamo, ma anche al nostro cervello, al nostro cuore.
Pur nella consapevolezza della complessità dei problemi reali, ritengo che le ordinanze della Giunta contro i lavavetri siano un modo assolutamente sbagliato di affrontare la questione.
Per questo domenica 7/10 parteciperò al digiuno a staffetta per chiedere il ritiro dell'ordinanza, sarò in Piazza della Signoria dalle ore 13 e spero di incontrarvi personalmente per sentire il vostro parere... a presto!
Patrizia Barbanotti De Cecco
Il 7 Agosto sulla cronaca di Firenze de La Nazione è stata pubblicata un'intervista rilasciata dal pastore Pawel Gajewski a Roberto Davide Papini giornalista e membro della nostra comunità [immagine in pdf].
Domenica 24 giugno, alla vigilia della sua partenza per Vasto, la pastora Gianna Sciclone ha presieduto il suo ultimo culto presso la chiesa Valdese di Firenze. Tanti amici di chiese evangeliche sorelle, del Gruppo Ecumenico e di varie comunità e associazioni si sono uniti alla comunità valdese di Firenze per festeggiare Gianna, per ringraziarla per tutte le iniziative intraprese ed il lavoro svolto nei sette anni trascorsi a Firenze e per augurarle buon lavoro e la benedizione del Signore nella sua nuova sede e per i suo progetti futuri.
Infatti, giunta al termine del suo mandato pastorale a Firenze, Gianna fa ritorno in Abruzzo, la sua amata terra d’origine, dove proseguirà il suo servizio fino al raggiungimento dell’età per l’emeritazione (ma c’è ancora molto tempo!) come pastora della Chiesa Valdese plurisede di Vasto-San Salvo-Carunchio-S.Giovanni Lipioni-Lentella. Gianna ha anche in progetto di attivare in un bel posto in collina, a 3 km dal mare Adriatico, nel mezzo di una bella campagna popolata da animali selvatici (protetti) e piante di olivo, fichi, viti, querce etc., “Casa Salamastra” che a Dio piacendo diventerà un piccolo camping privato.
Durante il culto sono intervenuti con alcuni messaggi di saluto e ringraziamento: il maggiore dell’Esercito della Salvezza Antonio Longo per il Consiglio dei pastori delle chiese Evangeliche, il pastore Lello Volpe per la chiesa Battista, il Prof Marco Bontempi per il Consiglio Diocesano per l'Ecumenismo e per il dialogo interreligioso della Diocesi Cattolica di Firenze, Emanuela Paggi Sadun in rappresentanza dell'Amicizia Ebraico Cristiana e l’On. Valdo Spini. Davide Buttitta, presidente del Concistoro della chiesa Valdese, ha letto il messaggio inviato dal Prof. Domenico Maselli, pastore della chiesa Valdese di Lucca e Presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI), di cui riportiamo il seguente passaggio:
Mi fa piacere constatare l’accostamento tra la passata attività e quella futura di Gianna nella sua Vasto, ad indicare la continuità del rapporto tra la Comunità e la sua conduttrice secondo lo spirito di I Tess. 5,12 «Fratelli, vi preghiamo di aver riguardo per coloro che faticano in mezzo a voi, che vi sono preposti nel Signore e vi istruiscono» Se si pensa che si tratta del più antico scritto cristiano che si conosca, si capisce quale importanza la chiesa primitiva attribuisse ai conduttori fedeli ed è tanto più significativo che ad esprimere questo sentimento siano oggi dei fiorentini il cui carattere è, solitamente, più pronto alla facezia pungente che alle coccole ed ai festeggiamenti.
Tra i molti presenti ricordiamo il pastore Mario Affuso della chiesa Apostolica Italiana, il pastore Martin Moslein della Chiesa Luterana di Firenze, la pastora Dorothea Muller della chiesa Valdese di Siena, il pastore Choi Si Young della chiesa Metodista Coreana di Firenze e i pastori e i responsabili delle comunità straniere, Etiopici, Brasiliani e Filippini che condividono il tempio Valdese di Via Micheli.
La festa è poi proseguita in serenità ed allegria nel cortile del Centro Comunitaro Valdese di Via Manzoni con un ricco buffet, allietato da una splendida giornata e dai canti e dalle musiche del gruppo guidato dal pastore della chiesa evangelica Brasiliana. Si sono ancora aggiunti altri graditi ospiti in rappresentanza della Comunità di San Egidio fra i quali Michele Brancale, molti esponenti della Comunità di San Ignazio di Firenze, don Alfredo Jacopozzi Prof. al seminario Diocesano Fiorentino e padre Blatinsski della Chiesa Ortodossa Russa di Firenze.
Hanno preso la parola per altri saluti e ringraziamenti e per sottolineare il grande lavoro svolto dalla pastora Sciclone nell’ambito ecumenico: monsignor Timothy Verdon, responsabile per dell'ecumenismo della Diocesi fiorentina, il Prof Marco Ricca per il Centro Culturale Protestante “Pietro Martire Vermigli”, il pastore Mario Affuso della chiesa Apostolica Italiana e Enzo Cacioli per conto dell'Associazione cattolica diocesana e regionale.Tutti gli intervenuti hanno riconosciuto alla pastora Sciclone il merito di aver rinnovato, intensificato e consolidato i rapporti con la città grazie agli incontri ecumenici e interreligiosi seguiti e promossi con continuità e competenza.
Dopo il saluto del gruppo dei giovani Marcella Favellini ha formulato alla cara Gianna, anche con alcuni doni, il ringraziamento ufficiale della comunità Valdese fiorentina per la predicazione attenta e chiara della Parola del Signore, per lo sforzo notevole nel coniugare l'annuncio con la pratica quotidiana della solidarietà e dell'amore cristiano ed anche per essersi sobbarcata tanti problemi pratici che non rientravano nei suoi compiti. La giornata si è quindi conclusa con l’invito a “non dimenticare la strada che porta a Firenze” ed un caloroso arrivederci.
I nuovi riferimenti della pastora Gianna Sciclone sono:
Via G. Spataro 33, 66054 Vasto
Tel. 0873 391468; cell. 329 4707641
E-mail: giscicl@tin.it
"E' importante sottolineare il significato del termine 'nuclei familiari in senso lato' quale risulta nella mozione approvata con voto unanime dell'Unione nella seduta del Consiglio comunale di oggi". E quanto ha affermato in condiglio comunale il consigliere Marco Ricca [*] anche a nome dei colleghi di Sinistra Democratica Daniele Baruzzi, Gregorio Malavolti, Anna Soldani. "Nucleo familiare - ha detto Ricca- vuole significare un concetto di famiglia che sia pienamente espressivo dell'odierna complessa e mutevole realtà sociale. Più precisamente, secondo Sinistra Democratica , può esistere famiglia intesa come luogo di affetti, condivisione della quotidianità della vita, comunanza anche economica, occasione di speranze e progettualità comuni, di fedeltà, assistenza e reciproco aiuto anche prescindendo dalla concezione convenzionale e tradizionale di 'Famiglia'" "Per questo motivo - hanno concluso i consiglieri di Sinistra Democratica-, è giusto e legittimo, prospettare e sostenere il concetto di nucleo familiare". (lb)
[*] Marco Ricca e membro della chiesa Valdese di Firenze
ore 21 Via Micheli Chiesa Valdese
"La pietra scartata dai costruttori
è divenuta testata d'angolo"
(Atti 4,11)
La data simbolica del 28 giugno (a ricordo della rivolta di Stonewall) sarà un momento di comunione tra i gruppi di credenti italiani e di fratellanza tra cattolici e non cattolici, oltre che un momento di testimonianza. Non è un’iniziativa che si pone in alternativa al Gay Pride del 16 giugno, non vuole e non può essere un “Pride cristiano”, dal momento che i cristiani che lo desiderano parteciperanno assieme ai non cristiani, come sempre hanno fatto, al Pride romano. Si tratta piuttosto di una preghiera recitata ad alta voce in un luogo di culto; una “Liturgia della Parola” in cui la parola tenterà di esprimere qualcosa di significante. Non ricerca una visibilità forzata e non vuole dar voce a noi, ma a persone che la propria voce non han potuto, o non possono, farla sentire.
Gruppo Kairòs Firenze http://www.kairosfirenze.it/veglia/28giugno_veglia_comunita_valdese_firenze.htm
Grazie.
Grazie a tutti voi che avete reso possibile un'evento così importante
per tutti noi,
per la nostra vita di uomini e di donne,
per la nostra vita cristiana,
di uomini e di donne omosessuali.
Grazie per la partecipazione e l'impegno di ciascuno,
per la testimonianza di fede e di amore fraterno,
per la condivisione di sofferenza, di speranza e di gioia.
Grazie alla Comunità Valdese e al Pastore della Chiesa Evangelica
Battista di Firenze.
Grazie di cuore a tutti voi.
Roberto Fenucci - Gruppo Kairos - Cristiani e cristiane omosessuali di Firenze
Il Concistoro della Chiesa Valdese di Firenze con estremo piacere
ha accolto la richiesta del gruppo Kairos di far svolgere il 28
giugno 2007 la Veglia di preghiera per ricordare le vittime
dell'omofobia nella propria Chiesa in Via Micheli.
Ci pare che l’iniziativa vada sostenuta perché è palese che fra
le discriminazioni che colpiscono il genere umano non vadano nascoste
quelle che hanno colpito e purtroppo colpiscono persone con
orientamento sessuale diverso. Questo sostegno all’iniziativa
non è solo formale con la concessione del locale, ma vedrà partecipi
all’iniziativa fratelli e sorelle della nostra comunità.
La Manifestazione per noi risulta importante perché troppo è il
silenzio sui soprusi, sulle discriminazioni che hanno colpito e
colpiscono gli omosessuali. Secoli di violenza degli stati, delle
istituzioni, non escluse le chiese pesano sulla nostra coscienza e
richiedono un forte sforzo informativo e conoscitivo perché si
modifichino profondamente le convinzioni della gran massa delle
persone sugli omosessuali. Il comune sentire è infarcito di
pregiudizi storici, maldicenze continue, omofobia latente e palese:
melange esplosivo che quando non mette a rischio direttamente la vita
degli omosessuali impedisce loro una vita tranquilla. La caccia alle
streghe e all’eretico che noi valdesi abbiamo subito per secoli
è ancora viva e vegeta e si esterna contro tutti coloro che
rappresentano la diversità nella nostra società. Come tutti i più
efferati delitti sono compiuti dagli stranieri (salvo poi scoprire
che i mostri sono nostrali!) , così ancor oggi si confondono forse
anche volutamente omosessuali con i pedofili. Noi che abbiamo
conosciuto un Dio che ama l’umanità intera, che accoglie e non
discrimina , che abbraccia e non stritola non possiamo esimerci di
richiamare prima di tutto noi stessi e poi gli altri credenti a
comportamenti consoni al messaggio di amore e di accoglienza che è
rivolto indistintamente a tutti.
Invitiamo tutti i credenti nel Dio unico e in particolare i credenti
in Gesù Cristo a partecipare a questa veglia e a condividere un
processo di alfabetizzazione affinché i pregiudizi, le mura
dell’ignoranza, le discriminazioni che ci sono dentro e fuori
delle comunità di fede vengano abbattute.Infine ringraziamo i
fratelli e le sorelle omosessuali perché con il loro agire e con il
loro encomiabile coraggio non solo stanno portando avanti una
battaglia di libertà per loro, ma ci fanno comprendere quanta
arretratezza culturale e quanta mancanza di amore vi è nel nostro
modo di agire di tutti i giorni.Ringraziamo il Signore di questi doni
che aprono ancora di più la nostra comprensione del comandamento
dell’amore: "Ama il tuo prossimo come te stesso".
La nostra chiesa ha deciso di mandare un’offerta di 1.500,00
euro al nuovo ospedale pediatrico Meyer per gli arredi dello
“spazio dello Spirito”, il luogo interreligioso e laico
al centro della nuova struttura. Poiché prende luce dall’alto,
la scritta sulle pareti della sala circolare sarà: “Dal profondo, invoco
Te, Signore” in italiano, ebraico ed arabo.
Anche l’Associazione “Il Sassolino Bianco” si
unisce a noi nel devolvere un’altra offerta di 1.500 euro per
lo stesso scopo.
Circa il ruolo del terzo settore, il ministro ha riconosciuto che
negli ultimi anni il volontariato, che caratterizza buona parte del
lavoro di questo settore, è stato spesso usato come stampella dello
Stato per ridurre i costi della politica sociale. Proprio per questo,
ha detto, va ristabilita una netta separazione tra lavoro retribuito
e volontariato. Quale quindi il ruolo specifico del volontariato? Su
questo punto Paolo Ferrero non ha dubbi: lungi dall’essere una
variabile di poco conto, il volontariato deve essere una sorta di
«religione civile» tesa a ricostituire il tessuto sociale che negli
ultimi decenni si è sempre più frantumato perché si sono fortemente
ristrette sia le strutture familiari tradizionali sia quelle
comunitari delle chiese. Ora, ha affermato Ferrero, la ricostruzione
del legame sociale è un compito assolutamente necessario che si situa
a monte di qualsiasi intervento dello Stato.
Nella valutazione finale di questo riuscito convegno, molti hanno insistito su questa centralità della relazione, affermando che è questa che determina la qualità e il senso stesso dell’azione diaconale. In questo la diaconia ha anche una rilevanza politica per l’intera società in quanto contribuisce a ricostruire quella cultura della solidarietà auspicata dal ministro Ferrero. Ora, sappiamo che per i protestanti la solidarietà è il nome laico dell’agape.
La vergogna, infatti, doveva restare nascosta. Le persone venivano portate in camion nei sotterranei, caricate a botte sui treni che poi venivano piombati, ed elevati al piano superiore da un montacarichi : di lì negli anni partirono più di 1500 persone: donne, uomini, vecchi, bambini. Adesso quei «binari della morte» sono stati consegnati dal presidente Napolitano alla Comunità ebraica per la realizzazione di un «Memoriale della Shoah», dove non solo trasmettere la memoria, ma produrre consapevolezza per costruire un dialogo tra religioni e culture diverse. «È stato giusto cominciare da Milano – ha dichiarato il presidente –, da questa Milano antifascista, erede dei Lumi e della tolleranza». Si amplia così la rete museale progettata delle «Case della memoria», come a Roma e a Ferrara, dove è previsto l’importante «Museo nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah», che racconterà anche la storia di 2000 anni di presenza della comunità ebraica nel nostro paese. In Italia ci saranno manifestazioni ovunque, intorno alla «Giornata della memoria» di sabato 27 gennaio, che non si pone come una ricorrenza, ma come un momento per meditare sulle radici del razzismo che hanno prodotto nei secoli pogrom, discriminazioni e persecuzioni, e infine l’unicum atroce dello sterminio della Shoah. Una colpa da cui non sono esenti le chiese cristiane, che hanno trasmesso nei secoli «l’insegnamento del disprezzo» verso il popolo ebraico definito «deicida».
Ben venga dunque il disegno di legge del governo contro il «negazionismo», che, come già esiste in Francia e Austria, consideri un reato la negazione della Shoah. E ben vengano nuove e più severe norme contro ogni discriminazione razziale, etnica o religiosa: ce n’è molto bisogno. Ma non bastano le leggi: c’è la necessità di una formazione permanente, coinvolgendo la scuola e i mass-media, i luoghi di aggregazione, i centri di cultura, per rinnovare e formare salde coscienze.
“Approviamo pienamente l'azione aperta dal leader radicale
Marco Pannella, e poi continuata dal presidente del Consiglio Romano
Prodi, per portare l'Italia in prima linea nella richiesta di una
moratoria delle esecuzioni capitali”. E' quanto ha dichiarato
il pastore Domenico Maselli, presidente della Federazione delle
chiese evangeliche in Italia (FCEI), in seguito al dibattito
scaturito dopo l’esecuzione di Saddam Hussein. “Crediamo
che questo possa essere un inizio di inversione di tendenza in un
mondo crudele continuamente sconvolto da violenze, guerre e lotte
fratricide. La Bibbia ci insegna a rispettare persino la vita di
Caino, e l'Evangelo aggiunge che la strada per rinnovare il mondo
consiste nel dare la propria vita per gli altri, e non nel
sacrificare quella degli altri per il proprio interesse”.
Maselli ha aggiunto che “come evangelici ci siamo sentiti
profondamente turbati dall'episodio dell'impiccagione dell'ex
dittatore iracheno e da tutte le circostanze che lo hanno
accompagnato”.
Roma, 5 gennaio 2007 - NEV-CS01
… Costruire un pallone di marca, per mani esperte pachistane, significa cucire 32 pezzi separati di cuoio (o altro materiale anche sintetico) per ogni esemplare, con 750 passaggi di ago in poco più di tre ore. I più bravi fanno quattro palloni la giorno a 40 rupie l’uno, 60 centesimi di dollaro. In Europa quel tipo di pallone può costare 99 euro. L’impegno delle Chiese Evangeliche, in particolare quelle della Westfalia (dove ha sede a Herne, la centrale di “Fair play-fair life”) di acquistare palloni direttamente dai produttori con garanzie di esenzione del lavoro minorile nell’osservanza di norme di sicurezza e garanzie sociali...
(Giuseppe Platone, Riforma del 16 giugno 2006)
Non credo che i “protestanti storici” approvino il Gay Pride o le parate in generale. Come al solito su tutti questi problemi ... siamo ben divisi! Penso però che dovremmo fare il tentativo di comprendere i termini della questione. Per molti di noi l’identità “gay” non è “una situazione di peccato che la Bibbia condanna”. E’ vero che la Bibbia la condanna, ma non più né di meno di come condanna chi non crede che il sole giri intorno alla terra (come diceva la chiesa fino ai tempi di Galileo) oppure più tardi chi crede nella uguaglianza fra schiavi e padroni e fra uomini e donne. E’ innegabile che la conoscenza umana è più ampia di quella di un tempo, che si accetti o meno la teoria della evoluzione. Ci sono ancora molte cose che non riusciamo a spiegare, ma ne spieghiamo alcune di quelle che due-tremila anni orsono apparivano inspiegabili. L’identità umana di genere non è così netta come vorremmo e in molti casi appare confusa, ce ne viene attribuita una che non è vera e non corrisponde alla consistenza più profonda dell’io. Dovrà far parte dei più inviolabili diritti umani poter definire per scelta la propria identità, quando ci fossero dei dubbi. A questo punto nessuno dovrà dire a un altro che “vive nel peccato” solo perché ha abitudini diverse dalle sue, mentre non fa male a nessuno! Non molesta i bambini, non è violento, non discrimina etc.
“L’amore non fa nessun male al prossimo” (Rom.13,10) è il riassunto più lapidario della legge di Cristo secondo Paolo. Penso che vivere secondo questo unico grande comandamento dello amore significhi una libertà nella responsabilità che però non ha confini; non deve essere per forza irregimentata nel matrimonio contrattuale, non deve essere continuamente misurata dalla religione, né continuamente ricondotta alle consuetudini tradizionali delle culture esistenti, ma deve esser aperta all’invenzione di nuove forme di vita, dove sia possibile dare e ricevere amore, creare o partecipare alla vita, creare attorno a sé forme di cura reciproca che siano la sostanza del compito che Dio ci affida sulla terra. Non è stato Gesù uno di questi “ribelli” che poteva trascurare la sua famiglia terrena, per una nuova famiglia fatta “da chiunque avrà fatto la volontà di Dio” (Mc.3,35)?
Gianna Sciclone, Pastora della Chiesa valdese di Firenze
Il giorno di Pentecoste (4 giugno) Giuliano, Ijeoma, Gloria e Olga
hanno partecipato alla funzione religiosa e poi all’agape
comunitaria della chiesa valdese. Nel pomeriggio Gloria, Ijeoma e
Giuliano hanno parlato brevemente de “La poesia delle
bambole” e del nostro intervento come volontari nel carcere e
poi hanno seguito la testimonianza portata da Lidia Barbanotti, una
volontaria fiorentina, su un’interessante esperienza fatta nel
Burkina Faso. È un rapporto importante quello fra la nostra
associazione e la chiesa valdese fiorentina, iniziato da tempo e che
certamente porterà ulteriori frutti. Ringraziamo in particolare la
pastora Gianni Sciclone e Eva Hanhart.
