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Eventi

Diario della Comunità

Ultimo aggiornamento: 28 Novembre 2008

Una comunità che si risveglia all'ascolto della Parola

Domenica 30 novembre, I domenica dei Avvento, nonostante il tempo atmosferico avverso ed il blocco del traffico ci siamo riuniti attorno a quattro sorelle che, concluso il percorso di formazione, hanno chiesto l'ammisione alla nostra chiesa formulando la loro professione di fede. Si è trattato di un momento di gioia e di riconoscnza al Signore per questo dono, accompagnato dal forte richiamo alla centralità della Parola di Dio della predicazione del pastore Pawel Gajewsk su Romani 13,11-14: «E' ora ormai che vi svegliate dal sonno; perchè adesso la salvezza ci è più vicina di quando credemmo».

"Si, perchè la chiesa è prima di tutto un luogo (anche nel senso fisico) dove la Parola predicata annuncia la salvezza. Il senso del nostro essere chiesa ed essere nella chiesa è proprio questo: ascoltare la parola di Dio e portare il lieto annuncio fuori della chiesa, con le parole e con le opere della luce" - ha affermato il pastore e ha proseguito- L'aspetto relazionale, la gratificazione personale sono il sale dell'essere nella chiesa. Se il sale sostituisce però il vero nutrimento, quello della Parola di Dio, è facile immaginarne le conseguenze."

Ecco alcuni brevi passaggi tratti dalla confessione di fede delle quattro sorelle:

Stefania - [...] Mi sono innamorata, é il caso di dirlo, fin da subito del vostro modo di celebrare la Santa Cena, sotto le due specie, del fatto che i bambini non vengono respinti, (certo devono essere formati), ma nella vostra partecipazione intorno al tavolo della Cena, grandi e piccoli insieme, c’é una intensità spirituale. Mi trovo d’accordo praticamente su tutto, anche se non posso fare a meno di chiedervi, per onesta intellettuale, di accogliermi "tutta intera", passato e presente compresi. Vorrei poter essere accolta rispettando anche quel piccolo bagaglio cattolico che, sarebbe ingiusto negarlo, mi porterò sempre dietro.

Sonia - [...] Un paio di anni fa però ho iniziato di nuovo a riflettere su Dio su Gesù, l’ho fatto cercando di ascoltare la mia "anima" (non so come altro chiamarla) e cercando di evitare qualsiasi pensiero prefigurato. Beh, ho scoperto che forse Gesù é sempre stato dentro di me, ho scoperto che avevo necessità di ripensare tutta la mia concezione della religione e della religiosità, ho scoperto soprattutto che bisogna leggere la Bibbia che dentro troviamo tutto l’amore di Gesù, tutto quanto ci serve per tentare di essere buoni cristiani.

Daniela - [...] Dalle macerie di una formazione cattolica, dunque, che rischiava di anestetizzare il mio più ingenuo sensus fidei é nata poi una fede nuova, più libera e liberata, in cui Gesù Cristo, il Suo messaggio rivoluzionario e insieme cosi semplice e diretto, si imponeva sulle miserie umane, sulle guerricciole di principio che tanto male e divisione creavano, per pochi rigidi, ossessivi fondamenti. Da qui, il mio percorso di fede ha preso una via nuova, di vicinanza alla Scrittura, di scoperta del Gesù dei vangeli, e sto da allora vivendo la mia omosessualità non più come un esilio, ma come un dono che il Signore ha voluto farmi, perché in questa singolarità percepissi il Suo amore che non divide, non esclude, non condanna.

Simona - [...] Fra la grandezza semplice e risolutrice della rivelazione biblica e la complessità sofisticata e artificiale degli apparati di una chiesa del papa e non di Cristo che non sono mai riuscita a conciliare, ricucire né nell'intimo né nell’espressione pubblica della mia fede che, oggi mi rendo conto, ha sempre e solo dato ragione di un’opzione fondamentale che affonda negli anni della mia prima giovinezza quando per la prima volta ho letto la Bibbia scoprendo che la verità é una Persona e non un’idea, Sola Scritura, sola fide, sola Gratia, solus Christus: oggi affermo con la parola che confessa quello che ho sempre avuto nel cuore. Quando il Signore mi ha fatto incontrare la mia attuale compagna di vita, ho coinvolto anche lei nella mia ricerca, poiché in lei ho avuto il dono non solo dell'amore ma anche di una persona con la quale condividere un cammino di fede.

Ha concluso il pastore Gajewski con un augurio "rivolto non tanto a Sonia, Stefania, Daniela e Simona, quanto alla nostra comunità: che la testimonianza di queste sorelle ci risvegli dal sonno e ci dia la piena percezione della salvezza. La salvezza che oggi significa: liberazione, rifondazione, ricostruzione dell'ordine voluto dal Signore della Storia e della Chiesa".

Firenze, 30 Novembre 2008


Pastora espulsa dall'ospedale

La chiesa Valdese di Firenze esprime la propria solidarietà alla pastora Elisabetta Ribet ed alla sorella della Chiesa Valdese di Palermo che sono stati oggetto di questa grave ed ingiustificata violazione di un diritto sancito dalla legge. Siamo profondamente colpiti dal fatto che ad oltre venti anni dalla stipula dell'Intesa tra la Tavola valdese e lo Stato italiano i responsabili e gli operatori di una struttura sanitaria pubblica non ne fossero a conoscenza. Esprimiamo la nostra preoccupazione per il fatto che, nonostante la grande attenzione rivolta in questi ultimi mesi dagli organi di informazione alle problematiche etiche legate alle cure mediche, nel nostro paese possano essere negati i più elementari diritti di assistenza spirituale ai malati.

Il Concistoro della Chiesa Valdese di Firenze, 28 Novembre 2008


Un ricordo di Miriam Makeba

La notte di domenica 9 novembre su di un suo campo di battaglia moriva Miriam Makeba, mama Afrika. Il suo vero nome era Zensile Makeba Qgwashu Nguvama Yiketheli Nxgowa Bantana Balomzi Xa Ufnu Ubajabulisa Ubaphekeli Mbiza Yotshwala Sithi Xa Saku Qgiba Ukutja Sithathe Izitsha Sizi Khabe Singama Lawu Singama Qgwashu Singama Nqamla Nqgithi, il nostro personale omaggio all'Africa.

Ci ha lasciato con i suoi meravigliosi ritmi, una "grande" dei nostri tempi, sempre alla testa - fino all'ultimo - delle battaglie per l'affermazione dei grandi valori di uguaglianza, giustizia e solidarietà. Quella parte di umanità che spera in un mondo migliore non può che esserle profondamente grata e riconoscente per tutto quello che Miriam Makeba ci ha regalato con la sua vita e la sua opera. Era a Castel Volturno a rendere omaggio a quei 6 africani uccisi dalla camorra. Era a Castel Volturno per ricordare Domenico Noviello, imprenditore ucciso dalla camorra per non avere pagato il pizzo.

I più vecchi la ricordano come l'eroe della lotta all'Apartheid in Sudafrica. Perseguitata in patria, una patria senza nome (il vero nome è Anania), per sopravvivere deve venire in Europa e poi in America. Vi portava la voce dei derelitti, e si univa simbolicamente, e poi ne raccoglieva l'eredità, ad un altro eroe di quel tempo morto sul campo, Martin Luther King, ucciso per difendere i soliti diritti. Non aveva avuto paura ad affrontare un mondo difficile, aveva usato la sua voce per portare nel mondo le sue battaglie. Ha voluto cantare scalza come tanta della sua gente, anche se febbricitante. Era a Castel Volturno per sostenere la lotta e l'impegno di Roberto Saviano. Ed è a lui che si rivolge con queste parole: "E' un giovane scrittore coraggioso ma, come succede in ogni grande causa in ogni parte del mondo, chi parla rischia di essere zittito con la forza".

Ecco perché bisogna reagire: "La musica ha un grande ruolo in tutto ciò, un enorme valore. Così come la scuola, è giusto parlare ai bambini, raccontargli di valori universali affrontando le questioni del Paese in cui vivono". Così la vogliamo ricordare, così la ricorderemo domenica prossima durante il culto

Mercoledi 12 Novembre 2008, Valerio Cheli - segreteria Chiesa Evangelica Valdese di Firenze


Valdesi, la forza del coro (con richiamo del pastore)

Domenica 9 Novembre 2008 il Corriere Fiorentino (inserto locale del Corriere della Sera) ha dedicato un articolo alla Chiesa Valdesedi Firenze, un breve resoconto su un culto cui ha partecipato il giornalista Marco Vichi, l'intervista al pastore Pawel Gajewski e alcuni cenni alla storia del tempio di Via Micheli, il tutto corredato da alcune foto. [testo integrale dell'articolo]

 


DOMENICA AL CENTRO POLIVALENTE AVVENTISTA SI RICORDANO LE «TESI» DI LUTERO - Le Chiese evangeliche festeggiano la «Giornata della riforma»

Un'intera giornata di festa per il mondo evangelico fiorentino: domenica le chiese protestanti si ritroveranno per festeggiare la «Giornata della Riforma», che ricorda il 31 ottobre 1517 quando Martin Lutero affisse sulla cattedrale di Wittenberg le sue 95 tesi contro le indulgenze. Da questo momento, tradizionalmente, si fa risalire la nascita della Riforma protestante. Un’occasione che le chiese fiorentine (dagli apostolici ai valdesi, dai metodisti agli avventisti, dai battisti ai pentecostali, dai luterani ai riformati svizzeri) festeggeranno insieme nei locali della chiesa e del Centro polivalente avventista (in via del Pergolino 1) a partire dalle 10.30 quando avrà inizio il culto di adorazione, a cura del pastore Daniel Fink (Chiesa del Nazareno), presieduto dal pastore Davide Mozzato (Chiesa avventista) e con la predicazione del pastore Giuliano Giorgi (Chiesa apostolica in Italia). Alle 13 ci sarà il pranzo comunitario al sacco, mentre dalle 15 alle 17 le numerose opere sociali evangeliche fiorentine (alcune di loro presenti domenica nel Centro polivalente con un stand) presenteranno attività e i progetti. Dalle 17 alle 19, poi, sarà la volta di gruppi, cori e solisti che con la musica e il canto daranno lode a Dio. Una giornata di festa e di preghiera in cui le chiese evangeliche invitano tutta la città. A poca distanza dalla sede della «Giornata della Riforma», nello spazio di accoglienza dell’ospedale pediatrico Meyer, si tiene la mostra «Dipingere la Speranza, guardare la Vita », con i disegni e le illustrazioni di Silvia Gastaldi, Un’iniziativa voluta e promossa da due Chiese evangeliche fiorentine, quella valdese e quella battista, in collaborazione con lo stesso Meyer. La mostra (aperta tutti i giorni dalle 9 alle 19 fino al 31 ottobre) propone un percorso immaginario attraverso i colori e le suggestioni di illustrazioni ispirate alla Bibbia.

Roberto Davide Papini, LA NAZIONE, VENERDÌ 24 OTTOBRE 2008


Dipingere la Speranza, guardare la Vita

Dal 17 al 31 ottobre l'ospedale pediatrico "Meyer" ospita le illustrazioni di Silvia Gastaldi

Un colorato racconto ispirato dalla Bibbia per bambini e non solo

http://www.fondazione.meyer.it/

Quali sono i colori della speranza all'interno di un ospedale pediatrico? Sono quelli che affascinano e illuminano la fantasia dei bambini e che Silvia Gastaldi, illustratrice di libri per ragazzi molto conosciuta a livello internazionale, racconta con la mostra “Dipingere la Speranza, guardare la Vita”, che sarà inaugurata nell'area di accoglienza dell'ospedale Meyer di Firenze, in viale Pieraccini nell'area di Careggi, il 17 ottobre alle 16.30 e resterà aperta fino al 31 ottobre (tutti i giorni dalle 9 alle 19). L'inaugurazione sarà preceduta da un laboratorio di animazione per i bambini.

La mostra, un percorso immaginario attraverso i colori e le suggestioni di illustrazioni ispirate alla Bibbia, è promossa dalla Chiesa valdese e dalla Chiesa battista di Firenze e dallo stesso ospedale Meyer e vuole essere una sorta di messaggio di fiducia e di serenità per i piccoli degenti, le loro famiglie e il pubblico dei visitatori. Un itinerario che si pone come gioiosa e colorata presentazione di alcuni dei più famosi racconti biblici, divenendo occasione particolare per portare un messaggio di speranza in un luogo di sofferenza. Nella mostra sono presenti cinquanta illustrazioni dalla Genesi agli Atti degli Apostoli. Significativa la data di chiusura dell'esposizione, il 31 ottobre, che coincide con quella nella quale si ricorda la nascita della Riforma protestante, con l'affissione da parte di Martin Lutero delle 95 tesi contro le indulgenze nel 1517.

Silvia Gastaldi si è specializzata nell’illustrazione biblica per bambini lavorando molti anni per il Servizio istruzione ed educazione della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia. Con le editrici Claudiana ed Elledici ha pubblicato diversi libri tradotti in più lingue. In particolare “Il popolo della Bibbia, vita e costumi”, in cui è coautrice con Claire Musatti, ha vinto il Book Award 2002 dell’Associazione stampa cattolica degli Stati Uniti e del Canada.

Firenze, 15 Ottobre 2008


Una maratona biblica

Il fratello Valdo Spini ha recentemente partecipato all'iniziativa "La Bibbia notte e giorno", ecco alcune sue considerazioni sull'evento e sulla sua esperienza:

In questi giorni a Roma è in corso una vera e propria maratona televisiva. Si tratta della lettura integrale della Bibbia, il Libro più conosciuto e letto al mondo (ma non in Italia!). Ha iniziato domenica 5 ottobre Papa Benedetto XVI seguito dal vescovo ortodosso Hilarion Alfeyev e dal presidente della Federazione delle chiese evangeliche italiane Domenico Maselli. Quarto, non in rappresentanza di una confessione religiosa, ma in un certo senso in nome dell’arte con la A maiuscola, Roberto Benigni. Si tratta di un’iniziativa senza precedenti in Italia, e che presenta due aspetti innovativi che val la pena di sottolineare. Il primo, è costituito dall’incitamento di fatto alla lettura della Scrittura, cosa su cui gli italiani non sembrano essere molto ferrati, se è vero che il 70% degli abitanti del nostro Paese non ha mai avuto occasione di leggere il Libro. Si è accontentato cioè di quanto ne viene esposto nelle varie forme liturgiche. Da tale punto di vista l’iniziativa è di grande valore religioso, confrontarsi, per chi ce l’ha, con le radici della propria fede, ma anche culturale in senso lato, perché si tratta di un invito ad una conoscenza tanto diffusa in tanti paesi del mondo occidentale e non solo. La seconda, per il carattere ecumenico che l’iniziativa ha assunto. Tutti i lettori, a qualsiasi confessione o fede religiosa appartengano sono alla pari. Il Papa Benedetto XVI è stato seguito, come è stato rilevato all’inizio, da un ortodosso e da un protestante. Tutti hanno letto dallo stesso leggìo, la Bibbia che vi è stata collocata è quella della versione della Chiesa cattolica, ma ciascuno è libero di portare il testo da lui prediletto. Anche questo un fatto non del tutto consuetudinario in Italia. Personalmente interverrò oggi, leggendo alcuni Salmi (dal 120 al 125) che parlano di pace, di chi si trova nell’angoscia e nel dolore e che cerca aiuto e conforto. La lettura diretta della Bibbia costituisce di fatto anche un incitamento alla responsabilità personale del cristiano e quindi ad un etica di cui il nostro Paese ha profondamente bisogno, tormentato com’è dalla criminalità organizzata e da aree di sfiducia nelle istituzioni e nella politica. E’ importante più in generale nel mondo di oggi dove la crisi finanziaria mette in evidenza che lo stesso capitalismo, senza etica e senza regole, è preda delle proprie contraddizioni.

Valdo Spini (Articolo uscito l’8 ottobre 2008 sul Corriere di Firenze )


La chiesa valdese di Firenze ricorda i morti sul lavoro

''La salvaguardia della vita delle persone che lavorano non e' un costo ma un diritto inalienabile''. Lo dice in una nota la chiesa valdese di Firenze che durante la funzione religiosa di oggi ha ricordato i morti e i feriti sul lavoro dei giorni scorsi. La comunita' valdese fiorentina, riporta il comunicato, ''nel momento solenne della preghiera di intercessione, ha pregato per i familiari delle vittime e ha rivolto un augurio di pronta guarigione per le persone ferite''. Inoltre, ''e' stata sottolineata - prosegue il testo - la richiesta di conversione per tutti coloro che nelle loro attivita' antepongono la logica del massimo profitto al rispetto della vita di chi lavora, non applicando le normative sulla sicurezza sul lavoro o organizzando il lavoro con ritmi e metodi (subappalti, ecc.) di per se' altamente pericolosi''. ''Un forte richiamo - si aggiunge - e' venuto per le autorita' proposte alla sicurezza perche' intensifichino i controlli senza lesinare risorse e personale''.

(ANSA) - FIRENZE, 5 OTT


Un libro di attualità

La Firenze University Press (casa editrice dell'Università di Firenze) pubblica in questi giorni un testo di grande attualità:

"Il sogno e la politica da Roosevelt a Obama", a cura di Debora Spini e Margherita Fontanella, 208pp, €18.50

Il libro verrà presentato il giorno 21 Ottobre alle ore 17
presso lo Spazio QCR
Fondazione Fratelli Rosselli in Via degli Alfani 101 rosso a Firenze

da
Franca Alacevich, Massimiliano Guderzo Federico Romero
saranno presenti le curatrici


Si tratta di una raccolta di discorsi pubblici dei maggiori leader democratici da Franklin Delano Roosevelt fino a Hillary Clinton e Barack Obama.
Dal sito della FUP è possibile ordinare il libro e scaricare il testo del discorso pronunciato il 28 agosto 2008 alla Convention Democratica di Denver da Barack Obama, candidato del partito Democratico alle prossime elezioni in USA, "La promessa americana".

Debora Spini è vice presidente del Concistoro della Chiesa Valdese di Firenze, insegna Political Theory presso la Syracuse University in Florence ed è professore a contratto di Filosofia Sociale presso la Facoltà di Scienze Politiche "Cesare Alfieri" dell'Università di Firenze.

Firenze, 19 Settembre 2008


Martedi 22 Luglio 2008 Marcia della Convivenza

La comunità di base delle Piagge, usando il metodo della scrittura collettiva, ha lanciato un accorato appello dove si legge:
"Di fronte ai fatti di violenza e di discriminazione che sono accaduti e che accadono ogni giorno nel nostro paese rimaniamo sconcertati, e sopra ad ogni cosa ci sgomenta il silenzio dei tanti, soprattutto dei cristiani, che non provano a rompere il muro dell'indifferenza. Noi avvertiamo l'urgenza di far sentire la nostra voce..."
Ha quindi lanciato la proposta di una "marcia della convivenza" che si svolgerà il 22 luglio con partenza da Piazza Indipendenza alle ore 18 per concludersi in Piazza della Signoria alle 21.

La comunità valdese avvertendo la stessa urgenza, volentieri ha aderito all'iniziativa. Il grave stato di degrado in cui versano le relazioni umane nel nostro paese ci sollecitano a confrontarci anche con chi si esprime con un linguaggio teologico talvolta lontano dal nostro, sicuri che lavorare insieme arricchirà entrambi.

Per informazioni e contatti sull'iniziativa consultare http://culturaaltra.blogspot.com/

Firenze, 21 Luglio 2008


Sottoscrizione per l'alluvione nelle Valli Valdesi

Siamo particolarmente vicini alle sorelle ed ai fratelli nelle Valli valdesi ancora una volta duramente colpite dall'alluvione leggi articolo su Riforma.

Il concistoro ha deciso di mettere subito a disposizione la cifra di 1000€ e di destinare ai loro bisogni la colletta di domenica 8 Giugno in occasione dell'assemblea, è inoltre possibile aderire a questa iniziativa con una sottoscrizione straordinaria indicando come causale del versamento "Valli valdesi - alluvione"utilizzando:

il Conto Corrente Bancario Intesa San Paolo IBAN: IT70 Z030 6902 8001 0000 0011 575 intestato a Chiesa Evangelica Valdese - Firenze

o il CCP 16099509 intestato a : Chiesa Evangelica Valdese - Via Manzoni 21 - 50121 Firenze.

oppure, per chi preferisce, è possibile aderire alla sottoscrizione lanciata dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI)
i cui riferimenti si trovano alla pagina "Sottoscrizione a favore delle Valli Valdesi"

Firenze, 06 Giugno 2008


Lasciate in pace Padre Pio Non merita tanto feticismo

Questa è la provocazione con la quale il nostro frateelo Roberto Davide Papini ha lanciato una discussione in rete che cerca di far riflettere sui principi fondamnetali della fede in Gesù Cristo. Papini conclude affrmando: "Ecco, la religione cristiana, che si basa sulla "pazzia" della Croce e della resurrezione, la fede che nasce intorno a una tomba vuota, che c'entra con lo spettacolo di una salma?"

Nel giro di pochi giorni sono stati inseriti ben 82 commenti.
Per leggere il testo di Papini e lasciare il vostro commento seguito questo collegamento [leggi e commenta]

Firenze, 02 Maggio 2008


Solidarietà al popolo tibetano

La comunità valdese di Firenze esprime la propria solidarietà al popolo tibetano cosi duramente provato nella difesa della propria esistenza e libertà.
Segui le vicende sul sito Italia Tibet http://www.italiatibet.org/
e su Amnesty International sezione italiana: http://www.amnesty.it/home/index.html

Firenze, 22 Marzo 2008


Saluto a Olivia Bertelli

Salutiamo con affetto la sorella Olivia Bertelli che nei prossimi tre mesi lavorerà a Roma come volontaria del Servizio Rifugiati e Migranti della Federazione delle chiese evangeliche in Italia.

Firenze, 22 Marzo 2008


Da grande farò il pastore

Domenica 24 Febbraio il quotidiano "La Nazione" ha pubblicato un'intervista a Fabio Traversari membro della nostra comunità che attualmente studia presso la Facoltà valdese di teologia a Roma per diventare pastore: leggi il testo in pdf
L'intervista è stata condotta da Roberto Davide Papini giornalista e anziano del consiglio della chiesa valdese di Firenze.


Solidarietà con gli Ebrei

Nelle scorse settimane abbiamo assistito a diverse manifestazioni di malcelato antisemitismo e di strisciante antigiudaismo. Menzioniamo qui le proteste contro la partecipazione degli scrittori israeliani alla prossima Fiera del libro di Torino, sconcertanti tentativi di pubblicare fantomatici elenchi di una presunta lobby ebraica all’interno del mondo accademico italiano e alla fine la preghiera inserita da Benedetto XVI nel messale di Pio V, una preghiera che si presta facilmente a interpretazioni irrispettose nei confronti della fede ebraica. Davanti a tutto questo proviamo come valdesi, prima di tutto, dolore e sgomento. Desideriamo esprimere alla Comunità Ebraica di Firenze il nostro sostegno in questo momento di prova. Apprezziamo e condividiamo al tempo stesso tutti i gesti di solidarietà verso la Comunità Ebraica di Firenze compiuti da diverse persone e associazioni legate alla Chiesa cattolica romana. Memori dell’opera compiuta a Firenze a favore degli ebrei dal pastore valdese Tullio Vinay, traiamo ispirazione di questo nostro messaggio dal testo in cui le Scritture ebraiche sono proclamate come principale riferimento teologico ed etico anche per noi cristiani: Uno degli scribi (…) gli domandò: «Qual è il più importante di tutti i comandamenti?» Gesù rispose: «Il primo è: "Ascolta, Israele: Il Signore, nostro Dio, è l'unico Signore. Ama dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua, con tutta la mente tua, e con tutta la forza tua". Il secondo è questo: "Ama il tuo prossimo come te stesso". Non c'è nessun altro comandamento maggiore di questi» (Il vangelo secondo Marco, cap. 12, vv. 28-31).

Messaggio alla Comunità Ebraica di Firenze del Concistoro valdese di Firenze

Firenze, 22 febbraio 2008 [leggi la lettera originale]


Assemblea di Domenica 10 Novembre

Domenica 10 Novembre la nostra chiesa ha vissuto una giornata assembleare particolarmente intensa. Ricordiamo alcune principali decisioni prese dall’Assemblea:

  1. Sono entrati a far parte del Concistoro: Roberto Davide Papini, Valdo Pasqui e Debora Spini. È stato inoltre riconfermato il fratello Roberto Rossi. Invochiamo su queste persone la benedizione dell’Eterno e la guida del Suo Spirito. Un caloroso ringraziamento giunga alle sorelle Letizia Sommani, Violetta Sonelli e al fratello Paul Krieg che hanno terminato il loro servizio nel Concistoro. Letizia, Violetta e Paul continuano ad essere impegnati nelle opere diaconali della nostra Chiesa e quindi possono contare sul nostro sostegno di solidarietà e di preghiera.
  2. L’Assemblea ha approvato il progetto di un nuovo sistema di riscaldamento del tempio. Si tratta di un impianto alimentato a metano che usa i raggi infrarossi (gli stessi del sole) per dare una sensazione di calore immediato e piacevole. I lavori dovrebbero terminare tra gennaio e febbraio dell’anno prossimo. Questo vuol dire che domenica prossima ci vediamo, D.v., sempre in questo tempio.
  3. Nei mesi di dicembre e gennaio la nostra comunità celebrerà i culti domenicali nel tempio di via de’ Benci, insieme alle sorelle e ai fratelli metodisti. Inizieremo questa esperienza la prima domenica di dicembre. Prevediamo il ritorno in via Micheli nei primi di febbraio.
Nelle prossime settimane la Chiesa brasiliana “Assemblea di Dio missionaria” lascerà il tempio di via Micheli per trasferirsi in una nuova sede.

Firenze, 20 Novembre 2007


Lutto per la tragica scomparsa di Giovanna Reggiani

La nostra comunità è stata profondamente colpita dalla tragica morte di Giovanna Reggiani, catechista nella chiesa valdese di Roma e si stringe alla sorella Paola, in servizio diaconale a Firenze e membro della chiesa valdese di Firenze, partecipando al dolore di tutta la famiglia Reggiani.

"Cara Giovanna, il babbo e la mamma ci hanno insegnato la tolleranza e l'importanza dell'amore" ha detto il fratello Luca.

La moderatrice della Tavola Valdese, Maria Bonafede, prendendo la parola durante i funerali ha affermato:

"C'è un tempo per ogni cosa. Giovanna è stata uccisa e la giustizia dovrà fare il suo corso ma la giustizia colpisce i colpevoli e non cerca capri espiatori. Oggi sentiamo che il gesto compiuto da uno penalizza un'intera comunità. Il dolore di oggi non può essere utilizzato per campagne di odio, discriminazione e intolleranze nei confronti degli immigrati, come è già accaduto".

"Siamo cristiani e siamo convinti che l'amore di Dio scriva nella storia un'altra storia, di fraternità, di accoglienza. Una storia in cui l'amore di Dio per Gesù Cristo non sia odio, intolleranza, xenofobia e razzismo, ma amore che oggi e domani dovrà essere l'ultima parola".

I funerali si sono svolti con rito valdese a partecipazione ecumenica, come chiesto dalla famiglia per rispettare il culto valdese della donna e quello cattolico del marito.
Antonio Adamo, pastore della chiesa valdese di Roma Piazza Cavour dove Giovanna era catechista, ha affermato:

"La scomparsa di Giovanna ci appare come una morte senza una ragione accettabile, in un mondo senza speranza e senza pace. Ma dobbiamo resistere al male, affermando le ragioni della vita".

E poi ha ricordato: "Giovanna ha raggiunto la meta della perfetta unione con il Signore. Noi sentiamo una forte lacerazione oggi, ma nessuno può separarci dall'amore di Dio pur nelle ombre del lutto" esortando: "Il male si vince con il bene, la disperazione con la speranza operosa che sa agire nel presente: rendere giustizia alla memoria di Giovanna vuol dire rendere più umana la vita di uomini e donne che vivono sotto lo stesso cielo. Il suo esempio sia per noi una testimonianza viva di sorriso e di gioia e non più di lutto e di dolore, come oggi".

Testi tratti dai siti web di "Il Messaggero" e "La Repubblica" , 3 Novembre 2007

''Il fuoco non si spegne gettando fascine sul fuoco. L'unica risposta e proposta che noi abbiamo e' la conversione dei pensieri dall'odio all'amore''. Lo ha detto il presidente del concistoro della chiesa evangelica valdese di Firenze, David Buttitta, parlando dell'omicidio di Giovanna Reggiani, uccisa martedi' scorso a Roma da un romeno. Buttitta ha ricordato la vicenda durante la predicazione nella chiesa di cui e' diacono Paola Reggiani, sorella di Giovanna. Paola vive a Firenze, ed e' impegnata in attivita' di assistenza agli anziani. Stamani, pero', non era nel capoluogo toscano. ''Guerra, violenza, assassinio, xenofobia, pena di morte vendetta - ha aggiunto Buttitta - sono tutte parti di una spirale che ci vuole abbattere'', ma ''bisogna ricordarsi quello che ci dice il Signore: che giustizia e misericordia devono camminare insieme''. Ecco che ''in questo momento, dovremo predicare con equilibrio e lucidita', senza concessioni al vento impazzito di chi per sconfiggere la morte vorrebbe altre morti, meglio se legali, pulite, statali''. ''Il nostro cuore, oggi, sanguina'', ha concluso Buttitta.

A riassumere lo stato d'animo della comunita' valdese fiorentina e' stata una fedele, Franca, in una preghiera spontanea: ''Siamo attoniti dal dolore e non sappiamo se ci riprenderemo''.

(ANSA) - FIRENZE, 4 NOV

Ma Dio scrive per noi anche un’altra storia

Intervento del Moderatore al funerale di Giovanna Reggiani

Sono qui, personalmente e a nome della Tavola valdese, per condividere il dolore per la morte di Giovanna, per la violenza con cui si è consumata, per condividere il dolore del marito, dei genitori, dei fratelli. Riconoscenti a Dio per la sua vita, sgomenti per la sua morte.

Oggi è il tempo del cordoglio e del saluto a Giovanna. Un saluto che le tributa questa comunità, riunita intorno alla sua salma, ma anche la città di Roma e l’intero Paese.

Ma c’è un tempo per ogni cosa. E noi sappiamo che deve venire anche il tempo della giustizia. Giovanna non è morta accidentalmente. È stata uccisa, e la giustizia dovrà fare il suo corso. Lo dico come cristiana ed evangelica: la giustizia dovrà fare il suo corso.

Ma c’è un tempo per ogni cosa. E se c’è un tempo per fare cordoglio e per affermare la giustizia, c’è anche, ci deve essere, il tempo per ragionare. Nessuno potrà restituire la vita terrena a Giovanna ma già oggi possiamo e dobbiamo ripetere le parole che tante volte, anche con la nostra sorella, ci siamo ripetuti. La giustizia punisce i colpevoli, non cerca capri espiatori. Oggi sentiamo forte il rischio che il gesto sciagurato e brutale di un uomo squalifichi e penalizzi un’intera comunità, così come temiamo che il dolore di oggi venga utilizzato per promuovere campagne di discriminazione, di intolleranza e persino di odio nei confronti degli immigrati. Siamo cristiani perché siamo convinti della forza del l’amore di Dio. Un amore che Giovanna ha vissuto e ha saputo trasmettere. E siamo convinti che l’amore di Dio scriva dentro la storia un’altra storia nella quale Giovanna credeva, una storia di fraternità, di rispetto, di reciproco sostegno. Una storia di accoglienza del prossimo, ne siamo convinti noi che siamo stati accolti in Cristo. Una storia in cui è quest’amore – non l’odio, non l’intolleranza, non la xenofobia, non il razzismo – che oggi e domani dovrà avere l’ultima parola

Liberamente ripreso da una parte del messaggio che Maria Bonafede, moderatore della Tavola valdese, ha rivolto ai familiari e a tutti i presenti al funerale di Giovanna Reggiani che si è svolto a Roma, nella mattina di sabato 3 novembre, presso la basilica di Cristo Re in viale Mazzini.

Tratto da Riforma del 9 novembre 2007


Lettera aperta della sorella Patrizia Barbanotti

domenica 7 ottobre Digiuno a staffetta per far revocare l’ordinanza contro i lavavetri

Cari amici,

Credo sia urgente cambiare rotta (convertirsi).

Credo in un Dio che pretende di essere l'unica nostra fortezza, e non in quel mummificato difensore delle fortezze che ci stiamo costruendo.

Credo che Gesù ci abbia insegnato a dare la vita per gli altri anziché rubargliela.

Qualcuno mi dirà che si tratta di edificanti discorsi “religiosi” buoni per i visionari e le feste comandate, che però non servono di fronte ai problemi reali.

E' vero esattamente il contrario, vivere per fede significa assumersi la responsabilità di scelte concrete e decidere da che parte stare (“prendendo gloria da Dio e non dagli uomini...”).

La grazia di Dio deve essere resa accessibile in parole udibili, in gesti concreti e visibili..

Penso che ci siamo abituati a troppe cose.

Ci siamo abituati a sapere bene, tollerandolo con disinvoltura, che il nostro benessere è costruito sullo sfruttamento (spesso criminale, oltre che ingiusto) di altri.

Ci siamo abituati a sapere (e tollerare) che tante persone rischiano la vita e muoiono per entrare nel nostro paese.

Ci siamo abituati a vedere persone che dormono per strada, o nei giardini pubblici, anziani e stranieri che frugano nei cassonetti alla ricerca di cibo.

Ci stiamo abituando a vedere adolescenti che candidamente inneggiano all'odio razziale...

Penso che dovremo presto abituarci ad assistere a pestaggi.

Penso che il nostro “modello di sviluppo” stia causando mutamenti non solo climatici, non solo gravissimi danni all'ambiente in cui abitiamo, ma anche al nostro cervello, al nostro cuore.

Pur nella consapevolezza della complessità dei problemi reali, ritengo che le ordinanze della Giunta contro i lavavetri siano un modo assolutamente sbagliato di affrontare la questione.

Per questo domenica 7/10 parteciperò al digiuno a staffetta per chiedere il ritiro dell'ordinanza, sarò in Piazza della Signoria dalle ore 13 e spero di incontrarvi personalmente per sentire il vostro parere... a presto!

Patrizia Barbanotti De Cecco


Intervista al nuovo pastore Pawel Gajewski

Il 7 Agosto sulla cronaca di Firenze de La Nazione è stata pubblicata un'intervista rilasciata dal pastore Pawel Gajewski a Roberto Davide Papini giornalista e membro della nostra comunità [immagine in pdf].


Non un addio, ma un arrivederci

Il saluto della comunità alla pastora Gianna Sciclone

Domenica 24 giugno, alla vigilia della sua partenza per Vasto, la pastora Gianna Sciclone ha presieduto il suo ultimo culto presso la chiesa Valdese di Firenze. Tanti amici di chiese evangeliche sorelle, del Gruppo Ecumenico e di varie comunità e associazioni si sono uniti alla comunità valdese di Firenze per festeggiare Gianna, per ringraziarla per tutte le iniziative intraprese ed il lavoro svolto nei sette anni trascorsi a Firenze e per augurarle buon lavoro e la benedizione del Signore nella sua nuova sede e per i suo progetti futuri.

Infatti, giunta al termine del suo mandato pastorale a Firenze, Gianna fa ritorno in Abruzzo, la sua amata terra d’origine, dove proseguirà il suo servizio fino al raggiungimento dell’età per l’emeritazione (ma c’è ancora molto tempo!) come pastora della Chiesa Valdese plurisede di Vasto-San Salvo-Carunchio-S.Giovanni Lipioni-Lentella. Gianna ha anche in progetto di attivare in un bel posto in collina, a 3 km dal mare Adriatico, nel mezzo di una bella campagna popolata da animali selvatici (protetti) e piante di olivo, fichi, viti, querce etc., “Casa Salamastra” che a Dio piacendo diventerà un piccolo camping privato.

Durante il culto sono intervenuti con alcuni messaggi di saluto e ringraziamento: il maggiore dell’Esercito della Salvezza Antonio Longo per il Consiglio dei pastori delle chiese Evangeliche, il pastore Lello Volpe per la chiesa Battista, il Prof Marco Bontempi per il Consiglio Diocesano per l'Ecumenismo e per il dialogo interreligioso della Diocesi Cattolica di Firenze, Emanuela Paggi Sadun in rappresentanza dell'Amicizia Ebraico Cristiana e l’On. Valdo Spini. Davide Buttitta, presidente del Concistoro della chiesa Valdese, ha letto il messaggio inviato dal Prof. Domenico Maselli, pastore della chiesa Valdese di Lucca e Presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI), di cui riportiamo il seguente passaggio:

Mi fa piacere constatare l’accostamento tra la passata attività e quella futura di Gianna nella sua Vasto, ad indicare la continuità del rapporto tra la Comunità e la sua conduttrice secondo lo spirito di I Tess. 5,12 «Fratelli, vi preghiamo di aver riguardo per coloro che faticano in mezzo a voi, che vi sono preposti nel Signore e vi istruiscono» Se si pensa che si tratta del più antico scritto cristiano che si conosca, si capisce quale importanza la chiesa primitiva attribuisse ai conduttori fedeli ed è tanto più significativo che ad esprimere questo sentimento siano oggi dei fiorentini il cui carattere è, solitamente, più pronto alla facezia pungente che alle coccole ed ai festeggiamenti.

Tra i molti presenti ricordiamo il pastore Mario Affuso della chiesa Apostolica Italiana, il pastore Martin Moslein della Chiesa Luterana di Firenze, la pastora Dorothea Muller della chiesa Valdese di Siena, il pastore Choi Si Young della chiesa Metodista Coreana di Firenze e i pastori e i responsabili delle comunità straniere, Etiopici, Brasiliani e Filippini che condividono il tempio Valdese di Via Micheli.

La festa è poi proseguita in serenità ed allegria nel cortile del Centro Comunitaro Valdese di Via Manzoni con un ricco buffet, allietato da una splendida giornata e dai canti e dalle musiche del gruppo guidato dal pastore della chiesa evangelica Brasiliana. Si sono ancora aggiunti altri graditi ospiti in rappresentanza della Comunità di San Egidio fra i quali Michele Brancale, molti esponenti della Comunità di San Ignazio di Firenze, don Alfredo Jacopozzi Prof. al seminario Diocesano Fiorentino e padre Blatinsski della Chiesa Ortodossa Russa di Firenze.

Hanno preso la parola per altri saluti e ringraziamenti e per sottolineare il grande lavoro svolto dalla pastora Sciclone nell’ambito ecumenico: monsignor Timothy Verdon, responsabile per dell'ecumenismo della Diocesi fiorentina, il Prof Marco Ricca per il Centro Culturale Protestante “Pietro Martire Vermigli”, il pastore Mario Affuso della chiesa Apostolica Italiana e Enzo Cacioli per conto dell'Associazione cattolica diocesana e regionale.Tutti gli intervenuti hanno riconosciuto alla pastora Sciclone il merito di aver rinnovato, intensificato e consolidato i rapporti con la città grazie agli incontri ecumenici e interreligiosi seguiti e promossi con continuità e competenza.

Dopo il saluto del gruppo dei giovani Marcella Favellini ha formulato alla cara Gianna, anche con alcuni doni, il ringraziamento ufficiale della comunità Valdese fiorentina per la predicazione attenta e chiara della Parola del Signore, per lo sforzo notevole nel coniugare l'annuncio con la pratica quotidiana della solidarietà e dell'amore cristiano ed anche per essersi sobbarcata tanti problemi pratici che non rientravano nei suoi compiti. La giornata si è quindi conclusa con l’invito a “non dimenticare la strada che porta a Firenze” ed un caloroso arrivederci.

I nuovi riferimenti della pastora Gianna Sciclone sono:

Via G. Spataro 33, 66054 Vasto
Tel. 0873 391468; cell. 329 4707641
E-mail: giscicl@tin.it


"NUCLEI FAMILIARI,UN CONCETTO DA SOSTENERE"

"E' importante sottolineare il significato del termine 'nuclei familiari in senso lato' quale risulta nella mozione approvata con voto unanime dell'Unione nella seduta del Consiglio comunale di oggi". E quanto ha affermato in condiglio comunale il consigliere Marco Ricca [*] anche a nome dei colleghi di Sinistra Democratica Daniele Baruzzi, Gregorio Malavolti, Anna Soldani. "Nucleo familiare - ha detto Ricca- vuole significare un concetto di famiglia che sia pienamente espressivo dell'odierna complessa e mutevole realtà sociale. Più precisamente, secondo Sinistra Democratica , può esistere famiglia intesa come luogo di affetti, condivisione della quotidianità della vita, comunanza anche economica, occasione di speranze e progettualità comuni, di fedeltà, assistenza e reciproco aiuto anche prescindendo dalla concezione convenzionale e tradizionale di 'Famiglia'" "Per questo motivo - hanno concluso i consiglieri di Sinistra Democratica-, è giusto e legittimo, prospettare e sostenere il concetto di nucleo familiare". (lb)

Firenze, 27 Giugno 2007 Ufficio Stampa - Comune di Firenze [leggi]

[*] Marco Ricca e membro della chiesa Valdese di Firenze


28 giugno 2007, Veglia di preghiera per ricordare le vittime dell'omofobia,

ore 21 Via Micheli Chiesa Valdese

"La pietra scartata dai costruttori
è divenuta testata d'angolo"
(Atti 4,11)

La data simbolica del 28 giugno (a ricordo della rivolta di Stonewall) sarà un momento di comunione tra i gruppi di credenti italiani e di fratellanza tra cattolici e non cattolici, oltre che un momento di testimonianza. Non è un’iniziativa che si pone in alternativa al Gay Pride del 16 giugno, non vuole e non può essere un “Pride cristiano”, dal momento che i cristiani che lo desiderano parteciperanno assieme ai non cristiani, come sempre hanno fatto, al Pride romano. Si tratta piuttosto di una preghiera recitata ad alta voce in un luogo di culto; una “Liturgia della Parola” in cui la parola tenterà di esprimere qualcosa di significante. Non ricerca una visibilità forzata e non vuole dar voce a noi, ma a persone che la propria voce non han potuto, o non possono, farla sentire.

Gruppo Kairòs Firenze http://www.kairosfirenze.it/veglia/28giugno_veglia_comunita_valdese_firenze.htm

Ringraziamenti per la Veglia di Firenze

Grazie.
Grazie a tutti voi che avete reso possibile un'evento così importante per tutti noi,
per la nostra vita di uomini e di donne,
per la nostra vita cristiana,
di uomini e di donne omosessuali.
Grazie per la partecipazione e l'impegno di ciascuno,
per la testimonianza di fede e di amore fraterno,
per la condivisione di sofferenza, di speranza e di gioia.
Grazie alla Comunità Valdese e al Pastore della Chiesa Evangelica Battista di Firenze.
Grazie di cuore a tutti voi.

Roberto Fenucci - Gruppo Kairos - Cristiani e cristiane omosessuali di Firenze

Perchè la COMUNITA' VALDESE DI FIRENZE ADERISCE ALLA VEGLIA DEL 28 giugno?

Il Concistoro della Chiesa Valdese di Firenze con estremo piacere ha accolto la richiesta del gruppo Kairos di far svolgere il 28 giugno 2007 la Veglia di preghiera per ricordare le vittime dell'omofobia nella propria Chiesa in Via Micheli.
Ci pare che l’iniziativa vada sostenuta perché è palese che fra le discriminazioni che colpiscono il genere umano non vadano nascoste quelle che hanno colpito e purtroppo colpiscono persone con orientamento sessuale diverso. Questo sostegno all’iniziativa non è solo formale con la concessione del locale, ma vedrà partecipi all’iniziativa fratelli e sorelle della nostra comunità.
La Manifestazione per noi risulta importante perché troppo è il silenzio sui soprusi, sulle discriminazioni che hanno colpito e colpiscono gli omosessuali. Secoli di violenza degli stati, delle istituzioni, non escluse le chiese pesano sulla nostra coscienza e richiedono un forte sforzo informativo e conoscitivo perché si modifichino profondamente le convinzioni della gran massa delle persone sugli omosessuali. Il comune sentire è infarcito di pregiudizi storici, maldicenze continue, omofobia latente e palese: melange esplosivo che quando non mette a rischio direttamente la vita degli omosessuali impedisce loro una vita tranquilla. La caccia alle streghe e all’eretico che noi valdesi abbiamo subito per secoli è ancora viva e vegeta e si esterna contro tutti coloro che rappresentano la diversità nella nostra società. Come tutti i più efferati delitti sono compiuti dagli stranieri (salvo poi scoprire che i mostri sono nostrali!) , così ancor oggi si confondono forse anche volutamente omosessuali con i pedofili. Noi che abbiamo conosciuto un Dio che ama l’umanità intera, che accoglie e non discrimina , che abbraccia e non stritola non possiamo esimerci di richiamare prima di tutto noi stessi e poi gli altri credenti a comportamenti consoni al messaggio di amore e di accoglienza che è rivolto indistintamente a tutti.

Invitiamo tutti i credenti nel Dio unico e in particolare i credenti in Gesù Cristo a partecipare a questa veglia e a condividere un processo di alfabetizzazione affinché i pregiudizi, le mura dell’ignoranza, le discriminazioni che ci sono dentro e fuori delle comunità di fede vengano abbattute.Infine ringraziamo i fratelli e le sorelle omosessuali perché con il loro agire e con il loro encomiabile coraggio non solo stanno portando avanti una battaglia di libertà per loro, ma ci fanno comprendere quanta arretratezza culturale e quanta mancanza di amore vi è nel nostro modo di agire di tutti i giorni.Ringraziamo il Signore di questi doni che aprono ancora di più la nostra comprensione del comandamento dell’amore: "Ama il tuo prossimo come te stesso".


Nuovo ospedale pediatrico Mayer - "spazio delo Spirito"


La nostra chiesa ha deciso di mandare un’offerta di 1.500,00 euro al nuovo ospedale pediatrico Meyer per gli arredi dello “spazio dello Spirito”, il luogo interreligioso e laico al centro della nuova struttura. Poiché prende luce dall’alto, la scritta sulle pareti della sala circolare sarà: “Dal profondo, invoco Te, Signore” in italiano, ebraico ed arabo.
 Anche l’Associazione “Il Sassolino Bianco” si unisce a noi nel devolvere un’altra offerta di 1.500 euro per lo stesso scopo.



Omosessualità e relazioni omoaffettive


Il 1° aprile  l’assemblea a tema era dedicata al  documento Glom (Gruppo di Lavoro sull’omosessualità) che ha riscosso molto interesse. Dopo una introduzione di Letizia Sommani e della pastora Gianna Sciclone, l’assemblea ha discusso con intensità e pacatezza  questa controversa questione e in particolare sulle benedizioni di coppie omosessuali.
Al termine è stato concordato insieme il seguente ordine del giorno:

“L’assemblea del 1° aprile 2007 si riconosce nel documento Glom e sulla possibilità di benedire coppie omosessuali, di cui almeno uno/a sia appartenente alla comunità; ritiene inoltre necessario continuare a riflettere e discutere sulle diverse problematiche che nasceranno e confrontarsi con i membri della comunità che sono in difficoltà ad accettare questo nuovo cammino”.



Spazi per una responsabilità collettiva: echi dal Convegno della Diaconia Valdese Firenze 10-11 Marzo


Ricominciamo dal basso per contribuire alla ricostruzione di una cultura della solidarietà in Italia: questa l’indicazione più chiara emersa dal convegno della diaconia tenutosi a Firenze il 10 e 11 marzo. Essa ha costituito il filo conduttore sia del dibattito pubblico con il ministro della solidarietà sociale, Paolo Ferrero, svoltosi il sabato mattina nel salone dei Dugento a Palazzo Vecchio, sia la seconda parte del convegno, incentrato sulla diaconia «comunitaria» delle chiese, quella che solitamente viene chiamata «leggera» per distinguerla da quella «pesante» delle grosse istituzioni diaconali.

Nell’incontro a Palazzo Vecchio, il ministro è stato sottoposto a un fuoco di domande da parte di vari esponenti di assocazioni del terzo settore (non profit) di Firenze, per sapere come il suo dicastero intenda muoversi per promuovere una politica di collaborazione equilibrata tra settore pubblico (Comuni e Regioni), privato (terzo settore) e istituzionale (governo).
Da parte sua, il presidente della Commissione sinodale per la diaconia (Csd), Marco Jourdan, ha richiamato l’urgenza di dare risposte adeguate ai nuovi bisogni emergenti derivanti dalle profonde trasformazioni indotte dalla globalizzazione economica e dai sempre più ampi flussi migratori, che generano fenomeni di nuova povertà non solo fra i migranti ma anche in una fascia sempre più consistente della popolazione italiana. Inoltre ha rilevato le enorme sperequazioni esistenti tra le varie regioni italiane, in particolare tra Nord e Sud.
Nel rispondere alle varie domande, il ministro ha evidenziato il fatto che la politica sociale continua a essere il ventre molle della politica governativa e che l’obiettivo improrogabile di riformarla profondamente si presenta come un’impresa estremamente ardua, sia per la scarsezza cronica di risorse finanziarie sia per il fatto che in base al Titolo V della Costituzione lo Stato è praticamente privo di ogni competenza, mentre i Comuni e le Regioni utilizzano la fetta di finanziamento assegnata loro in modo del tutto discrezionale, senza alcun obbligo di rendicontazione.


Circa il ruolo del terzo settore, il ministro ha riconosciuto che negli ultimi anni il volontariato, che caratterizza buona parte del lavoro di questo settore, è stato spesso usato come stampella dello Stato per ridurre i costi della politica sociale. Proprio per questo, ha detto, va ristabilita una netta separazione tra lavoro retribuito e volontariato. Quale quindi il ruolo specifico del volontariato? Su questo punto Paolo Ferrero non ha dubbi: lungi dall’essere una variabile di poco conto, il volontariato deve essere una sorta di «religione civile» tesa a ricostituire il tessuto sociale che negli ultimi decenni si è sempre più frantumato perché si sono fortemente ristrette sia le strutture familiari tradizionali sia quelle comunitari delle chiese. Ora, ha affermato Ferrero, la ricostruzione del legame sociale è un compito assolutamente necessario che si situa a monte di qualsiasi intervento dello Stato.

La seconda parte del convegno è stata incentrato sulla diaconia «comunitaria». La Csd aveva incaricato un gruppo di lavoro di chiedere alle chiese valdesi e metodiste in Italia quali progetti di diaconia vengono portati avanti a livello locale. Finora hanno risposto diciannove chiese presentando trentanove progetti diversi. Complessivamente questi progetti coinvolgono almeno 2.500 persone all’anno. Di questi, cinque sono rivolti specificamente alle nuove povertà. Contraddicendo chi pensava che la diaconia fosse ormai un compito interamente delegato alla diaconia «pesante», questi progetti dimostrano invece la grande vitalità delle chiese su questo fronte e confermano che nonostante la «crisi» di cui tanto si parla, le chiese hanno tuttora voglia di «essere nel mondo» e di entrare in relazione con le persone che bussano alla loro porta o con quelle che incontrano sulla loro strada. È una diaconia che non si limita a fare «beneficenza» ma che vuole essere l’espressione dell’«essere chiesa» e cioè del vivere in relazione gli uni con gli altri non solo all’interno ma anche al di fuori dei confini delle chiese. Questa diaconia fatta di piccoli servizi, alcuni dei quali possono sembrare insignificanti, costituisce in realtà la linfa della vita comunitaria e può, per estensione, diventare la linfa della stessa vita sociale, a livello del quartiere, del villaggio, della grande città, dell’intero Paese.

Nella valutazione finale di questo riuscito convegno, molti hanno insistito su questa centralità della relazione, affermando che è questa che determina la qualità e il senso stesso dell’azione diaconale. In questo la diaconia ha anche una rilevanza politica per l’intera società in quanto contribuisce a ricostruire quella cultura della solidarietà auspicata dal ministro Ferrero. Ora, sappiamo che per i protestanti la solidarietà è il nome laico dell’agape.

Tratto da Jean-Jacques Peyronel, La cultura della solidarietà, Riforma del 16 marzo 2007



Ordine del giorno approvato dall’Assemblea della Chiesa Valdese di Firenze sulla costruzione della Moschea di Colle Val d’Elsa

L’Assemblea della Chiesa Valdese di Firenze del 18 febbraio 2007, nell’occasione della Festa del XVII febbraio, che ricorda l’ottenimento dei diritti civili e della libertà religiosa per i Valdesi nel 1848, dopo molti secoli di persecuzione,

•    a fronte degli episodi di intolleranza verso la comunità islamica di Colle Val d’Elsa per la costruzione della Moschea, esprime la necessità di rivendicare per loro, come per ogni appartenente ad altre fedi, quella piena libertà religiosa costituzionalmente garantita, che è stata una conquista storica per la Chiesa Valdese;
•    ricorda a tutti i cristiani l’impegno al dialogo interreligioso e a scoprire nella multiculturalità una fonte di arricchimento reciproco.

                                Comunicato stampa, 21 Febbraio 2007




Sabato 10 Febbraio 2007 in v. Manzoni 21 alle ore 17



Dibattito sulla proposta di legge in merito ai
Patti civili di Solidarietà

Tra preclusione e legittimazione

organizzato dal Centro Culturale Protestante "P.M.Vermigi"

Sull'argomento leggi alcuni interventi

Per un memoriale nazionale della Shoah


In un silenzio doloroso, il presidente Napolitano ha ascoltato le parole di una donna ebrea sopravvissuta ad Auschwitz, Liliana Segre, nel luogo da cui partivano i treni dei deportati, il «binario 21», nei sotterranei della stazione di Milano. Lei era una ragazzina, e fu caricata sul treno a suon di bastonate con altri 600 ebrei: solo in 20 fecero ritorno: «Sono sopravvissuta per poter raccontare, a nome di quelli che non sono tornati. Sul treno c’erano pianti, urla, preghiere, poi un silenzio terribile. Nessuno si oppose a quel viaggio».

La vergogna, infatti, doveva restare nascosta. Le persone venivano portate in camion nei sotterranei, caricate a botte sui treni che poi venivano piombati, ed elevati al piano superiore da un montacarichi : di lì negli anni partirono più di 1500 persone: donne, uomini, vecchi, bambini. Adesso quei «binari della morte» sono stati consegnati dal presidente Napolitano alla Comunità ebraica per la realizzazione di un «Memoriale della Shoah», dove non solo trasmettere la memoria, ma produrre consapevolezza per costruire un dialogo tra religioni e culture diverse. «È stato giusto cominciare da Milano – ha dichiarato il presidente –, da questa Milano antifascista, erede dei Lumi e della tolleranza». Si amplia così la rete museale progettata delle «Case della memoria», come a Roma e a Ferrara, dove è previsto l’importante «Museo nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah», che racconterà anche la storia di 2000 anni di presenza della comunità ebraica nel nostro paese. In Italia ci saranno manifestazioni ovunque, intorno alla «Giornata della memoria» di sabato 27 gennaio, che non si pone come una ricorrenza, ma come un momento per meditare sulle radici del razzismo che hanno prodotto nei secoli pogrom, discriminazioni e persecuzioni, e infine l’unicum atroce dello sterminio della Shoah. Una colpa da cui non sono esenti le chiese cristiane, che hanno trasmesso nei secoli «l’insegnamento del disprezzo» verso il popolo ebraico definito «deicida».

Ben venga dunque il disegno di legge del governo contro il «negazionismo», che, come già esiste in Francia e Austria, consideri un reato la negazione della Shoah. E ben vengano nuove e più severe norme contro ogni discriminazione razziale, etnica o religiosa: ce n’è molto bisogno. Ma non bastano le leggi: c’è la necessità di una formazione permanente, coinvolgendo la scuola e i mass-media, i luoghi di aggregazione, i centri di cultura, per rinnovare e formare salde coscienze.

Piera Egidi Bouchard - Riformadel 26 gennaio 2007


La comunità di Firenze contro la pena di morte

La comunità della chiesa valdese di Firenze

chiedendo perdono a Dio con umiltà per i propri peccati ,
rinnovando la propria confessione di fede in un solo Dio Padre onnipotente e in un solo Signore Gesù Cristo e nello Spirito santo,
che è il Signore e dà la vita e procede dal Padre

esprime la propria ferma condanna contro la pena di morte,
aderisce alla proposta di moratoria delle esecuzioni capitali e
si impegna a testimoniare la propria fede attraverso il sostegno
alle iniziative  volte a negare ogni legittimità alla pena di morte



La Comunita' di un condannato a morte
di Eugenio Bernardini, vice moderatore della Tavola Valdese

La questione della pena di morte viene riproposta ciclicamente all’attenzione dell’opinione pubblica italiana, soprattutto di fronte a casi particolari come la recente condanna di Saddam Hussein in Iraq o di alcune vicende toccanti provenienti quasi sempre dagli Stati Uniti. Poi, nessuno se ne ricorda più. Forse si pensa che, dopotutto, queste cose da noi non succedono, e dove succedono – Stati Uniti, ma anche Cina e molti paesi islamici – non c’è alcuna reale possibilità d’intervenire per farla abolire. Inoltre – come negarlo? – a tutti noi è venuto in mente almeno una volta un pensiero: per certi crimini particolarmente efferati o ripetuti, non sarebbe necessaria proprio la pena di morte?
Resta il fatto che le motivazioni abolizioniste non hanno delle radici profonde nella coscienza della società occidentale. Neppure la sua religione di maggioranza, quella cristiana, ne ha fatto uno dei suoi temi portanti. Salvo che per alcune chiese e movimenti cristiani di minoranza, le grandi chiese storiche, compresa quella cattolica, sono andate un po’ a rimorchio della cultura giuridica umanistica, ma non hanno fondato teologicamente, e quindi radicato nella coscienza religiosa della gente, un no forte e chiaro alla pena di morte. Per quel che mi risulta, neppure le chiese valdesi e metodiste lo hanno fin qui fatto con un pronunciamento inequivocabile del loro Sinodo.

Oltre che la storia, ha pesato certamente anche la posizione della Bibbia che spesso considera la pena di morte un dato di fatto della realtà umana e che, per questo, va regolamentata (un esempio per tutti: in Esodo 21,12 "Chi colpisce un uomo a morte, deve essere messo a morte", a cui segue una certa casistica). Gli scritti biblici, quindi, si collocano in una cultura in cui non ci si scandalizza se la comunità, per difendersi, giunge alla condanna estrema.
Ma bisogna anche riconoscere che nella Bibbia sono presenti molti elementi che tendono al superamento della pena di morte: il segno che Dio mette su Caino, il fratricida (Genesi 4,13-15), l'autolimitazione della giustizia di Dio al termine del diluvio universale (Genesi 8,21), il comandamento del non uccidere (Esodo 20,13 e Deuteronomio 5,17), la preferenza di Dio per la conversione, non per la morte dell'empio (Ezechiele 18,23) il rimprovero a Giona che è irritato perché Dio annulla la condanna a morte che pesa sui malvagi niniviti (Giona 4,4 e 11) e via dicendo.

E poi, naturalmente, c'è Gesù. Non ce lo vediamo proprio giustificare la pena di morte. E non solo per il suo insegnamento ("amate i vostri nemici", Matteo 5,44), ma anche per la sua morte. E già, perché Gesù è proprio un condannato a morte. Non è un giudice, ma un imputato, non è un giustiziere, ma un giustiziato. Al centro della fede cristiana c'è un processo e una condanna a morte, e i cristiani sono la comunità di un giustiziato. A questa tragedia pone rimedio, in un certo senso, solo Dio: come dice l’apostolo Pietro nella sua prima testimonianza pubblica riguardo "Gesù Cristo, il Nazareno, che voi avete crocifisso, e che Dio ha risuscitato dai morti" (Atti 4,10). In questa frase di Pietro non si può fondare, come purtroppo si è fatto, alcuna accusa di deicidio rivolta agli ebrei, ma piuttosto la consapevolezza che Gesù è stato giustiziato per gli errori umani e che Gesù è stato "graziato" da Dio con la risurrezione.
Una comunità che, oltre all'insegnamento di Gesù, mantiene viva questa consapevolezza può condannare a morte o giustificare la condanna a morte? Non può. Sarebbe bene ricordarsene, sempre e in ogni caso.

dal sito web della Chiesa Evangelica Valdese



Abbiamo capito la lezione di Cristo?

di Beppe Marasso

Alla fine dello scorso anno è stato compiuto il crimine d’aver ucciso un criminale. Mi riferisco all’esecuzione, per impiccagione, di Saddam Hussein. Quella scena, diffusa in tutto il pianeta «divenuto piccolo come la capocchia di uno spillo» (Gandhi), non promette nulla di buono per l’anno da poco iniziato. È cosa vecchia, che minaccia di ripetersi nel futuro, è una maledizione sull’avvenire.
Sull’arco romano di Susa è scolpita la solenne processione degli animali portati al sacrificio. Il loro sangue viene versato per celebrare l’alleanza tra Roma e il re dei Cozi. Il sangue degli animali è già il segno di un addomesticamento del cuore umano. Prima di quello degli animali c’è stato infatti quello degli uomini. L’angelo che ferma la mano di Abramo, pronta a sacrificare il figlio Isacco, è metafora complessa e tormentosa del superamento del sacrificio umano, che veniva praticato, probabilmente, da tutti i popoli antichi. Perché? Perché il sangue, sorgente di ogni vita individuale, è sentito come fondativo anche di ogni vita collettiva.
La coscienza moderna, rispetto a questo dato, vive insieme, torbidamente, ripulsa e coazione a ripetere. Basti pensare a coloro che, rappresentando il vecchio potere sono stati giustiziati dalla Rivoluzione inglese, o francese, o sovietica… Il patibolo (non l’uccisione in battaglia, calda e irrituale), fredda liturgia di morte, è inteso come chiusura definitiva del vecchio e premessa indispensabile al nuovo mondo che sta inaugurandosi. È solo in età contemporanea, e in questa Europa, che recentemente ha visto Lager e Gulag, che si arriva a dire un «no» corale alla pena di morte. Rispetto all’immensità della Cina, alla potenza unilaterale degli Usa, alle pluralità dell’Africa, la presa di coscienza europea è nettamente minoritaria, ma non per questo deve essere pavida. È il dono di saggezza che l’Europa può e deve fare al mondo, così come, nonostante le nostre sordità, è un dono liberatore il sacrificio in croce di Gesù. Monizione che ha percorso i secoli e i continenti: è redentiva unicamente la vita data, mentre se prendiamo la vita, se condanniamo a morte, ci condanniamo a morte.
Ho speranza che la lezione di Cristo sia appresa prima o poi anche da noi, che ci diciamo cristiani. In questo senso è dolorosamente urgente (dolorosamente perché mi riconosco nella Chiesa cattolica), che venga rivisto l’articolo 2266 del suo Catechismo, là dove è scritto che è «riconosciuto fondato il diritto e il dovere della legittima autorità pubblica di infliggere pene proporzionate alla gravità del delitto, senza escludere, in casi di estrema gravità, la pena di morte. Per analoghi motivi i detentori dell’autorità hanno il diritto di usare le armi per respingere gli aggressori della comunità civile affidata alla loro responsabilità.» L’articolo citato inoltre è collocato, all’interno del l’insegnamento sul quinto comandamento, nel capitolo sulla legittima difesa e tale collocazione è impropria e ne aggrava il contenuto, in quanto difendersi è evidentemente cosa diversa dall’infliggere la morte a chi, essendo già disarmato e imprigionato, è nella oggettiva impossibilità di arrecare offesa a chicchessia.
Saddam Hussein, posto tra i boia che gli mettono il cappio al collo, quale pericolo poteva rappresentare per la «democrazia» recentemente esportata in Iraq? Questa democrazia ha proprio bisogno di uccidere per insegnare ai sunniti che non bisogna uccidere gli sciiti o viceversa? La morte di Saddam ha restituito la vita anche solo a una delle sue numerose vittime? Ha detto ai carcerati di tutto il mondo che l’umanità libera li attende cambiati, a riprendere il loro posto nella società, o li ha inchiodati nei loro errori? Sono sicuro che se potessi porre queste domande (retoriche) al Papa ne avrei la risposta attesa. Il problema non è però quello del singolo caso, perché so bene che nella prassi e dove ne ha la forza, la Chiesa frena le esecuzioni capitali; il problema sta nell’arrivare a una assoluta e definitiva negazione di legittimità alla pena di morte. Penso, spero, prego che questo cambiamento avvenga presto e che anche la «comunità internazionale» recepisca i meritori passi che in questo senso sono stati recentemente fatti dal governo Prodi, su sollecitazione di Marco Pannella, presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite.

Editoriale pubblicato su "Riforma"del 12 Gennaio 2007
 

 Sì ad una moratoria delle esecuzioni capitali.

 Il presidente della Federazione delle chiese evangeliche contro la pena di morte


“Approviamo pienamente l'azione aperta dal leader radicale Marco Pannella, e poi continuata dal presidente del Consiglio Romano Prodi, per portare l'Italia in prima linea nella richiesta di una moratoria delle esecuzioni capitali”. E' quanto ha dichiarato il pastore Domenico Maselli, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), in seguito al dibattito scaturito dopo l’esecuzione di Saddam Hussein. “Crediamo che questo possa essere un inizio di inversione di tendenza in un mondo crudele continuamente sconvolto da violenze, guerre e lotte fratricide. La Bibbia ci insegna a rispettare persino la vita di Caino, e l'Evangelo aggiunge che la strada per rinnovare il mondo consiste nel dare la propria vita per gli altri, e non nel sacrificare quella degli altri per il proprio interesse”. Maselli ha aggiunto che “come evangelici ci siamo sentiti profondamente turbati dall'episodio dell'impiccagione dell'ex dittatore iracheno e da tutte le circostanze che lo hanno accompagnato”.

Roma, 5 gennaio 2007 - NEV-CS01


La morte di Piergiorgio Welby


Maria Bonafede, moderatore della Tavola Valdese, ha partecipato alle esequie laiche di Piergiorgio Welby in piazza Don Bosco a Roma.

Durante il funerale civile di Piergiorgio Welby, Maria Bonafede, moderatore della Tavola valdese, ha dichiarato: "Partecipiamo a questo funerale con spirito di solidarietà umana e cristiana. Ho voluto esprimere alla madre di Piero Welby la nostra vicinanza, così come a tutti gli amici e a quanti, come noi (NdR: La Tavola Valdese aveva dato piena adesione alle veglie 'con e per Welby' tenutesi nelle ultime due settimane, per iniziativa dell’Associazione Luca Coscioni), hanno condiviso la capacità di lottare e di sperare di Piergiorgio."
Ha poi aggiunto: "Cristianamente, non comprendiamo l’indisponibilità del vicariato cattolico di Roma a celebrare un funerale cristiano per Welby. Crediamo infatti – come cristiani evangelici, che la Parola della Grazia e dell’Amore di Dio possa essere annunciata di fronte ad ogni morte".

Maria Bonafede aveva già rilasciato, in occasione della morte di Piergiorgio, la seguente dichiarazione: "Sono sollevata dalla conclusione della vicenda di Welby che, oggi, ha finito di soffrire e di subire la violenza dell’accanimento terapeutico e di una legislazione che non riconosce il diritto alla dignità della persona anche nel punto di morte". Come cristiana esprimo la mia fraterna compassione per un uomo che, laicamente, ha voluto aprire un caso a beneficio di quanti altri si trovano nella sua condizione. Come ho già fatto in occasione della veglia del 16 dicembre, esprimo la mia solidarietà a chi lo ha assistito e accompagnato in questi giorni difficili. Come moderatore della Tavola valdese e come cittadina italiana, oggi mi sento ancora più impegnata, nella mia chiesa e nella società italiana, a promuovere un dibattito etico, culturale e politico sul testamento biologico. Al tempo stesso questa tristissima vicenda ci dice quanto sia importante riaffermare il carattere laico dello Stato; uno Stato che approva le sue leggi nell’interesse generale dei suoi cittadini e non dei vertici di una particolare confessione religiosa".

“Ascoltate il grido di dolore di Welby”


La pastora Maria Bonafede, moderatora della Tavola valdese (Unione delle chiese valdesi e metodiste), con la dichiarazione che segue intende inserirsi nel dibattito intorno all’eutanasia riaccesosi dopo l’ennesima richiesta di Piergiorgio Welby di poter morire:

“Piergiorgio Welby è un uomo che, con grande dignità e coraggio, ha chiesto di staccare la spina delle macchine che lo mantengono in vita. Nonostante un intervento del Presidente della Repubblica, ad oggi non vi è stato nessun significativo riscontro parlamentare. Noi valdesi, in quanto cristiani evangelici, crediamo fermamente che la vita sia un dono prezioso di Dio. Ma la vita non è pura funzione biologica. L’accanimento terapeutico, ancor di più quando in contrasto con la volontà del malato, viola la sua dignità e aggrava le sofferenze fisiche e psicologiche. Esaltando la capacità tecnica, celebra l’onnipotenza umana che nulla ha a che fare con l’amore e la compassione di Dio per le sue creature. E l’amore non impone sofferenza né costringe ad una artificiosa sopravvivenza. Per questo chiediamo che il grido di dolore di Welby sia ascoltato e il Parlamento approvi al più presto una legge sul testamento biologico”.

Bonafede avrebbe voluto dire queste poche parole in un dibattito televisivo del servizio pubblico, “ma evidentemente esiste una preclusione nei confronti di alcune comunità di fede il cui pensiero, sulle questioni etiche, viene sistematicamente ignorato e censurato”, ha aggiunto.
Roma (NEV), 6 dicembre 2006

A proposito del Campionato mondiale di calcio

 

… Costruire un pallone di marca, per mani esperte pachistane, significa cucire 32 pezzi separati di cuoio (o altro materiale anche sintetico) per ogni esemplare, con 750 passaggi di ago in poco più di tre ore. I più bravi fanno quattro palloni la giorno a 40 rupie l’uno, 60 centesimi di dollaro. In Europa quel tipo di pallone può costare 99 euro. L’impegno delle Chiese Evangeliche, in particolare quelle della Westfalia (dove ha sede a Herne, la centrale di “Fair play-fair life”)  di acquistare palloni direttamente dai produttori con garanzie di esenzione del lavoro minorile nell’osservanza di norme di sicurezza e garanzie sociali...

(Giuseppe Platone, Riforma del 16 giugno 2006)


In occasione del Gay Pride di Torino 17 Giugno 2006

 


Il distretto Nord-Ovest dell'Alleanza Evangelica Italiana in occasione del Gay Pride che si è svolto a Torino il 17/6/2006 e considerate le notizie circa una partecipazione evangelica all'evento da parte di alcuni protestanti "storici" ricorda che l'AEI, contrariamente ai protestanti "storici" che approvano la parata pubblica, non riesce a vedere proprio nessun orgoglio nella pratica dell'omosessualità [....]

Commento

Non credo che i “protestanti storici” approvino il Gay Pride o le parate in generale. Come al solito su tutti questi problemi ... siamo ben divisi! Penso però che dovremmo fare il tentativo di comprendere i termini della questione. Per molti di noi l’identità “gay” non è “una situazione di peccato che la Bibbia condanna”. E’ vero che la Bibbia la condanna, ma non più né di meno di come condanna chi non crede che il sole giri intorno alla terra (come diceva la chiesa fino ai tempi di Galileo) oppure più tardi chi crede nella uguaglianza fra schiavi e padroni e fra uomini e donne. E’ innegabile che la conoscenza umana è più ampia di quella di un tempo, che si accetti o meno la teoria della evoluzione. Ci sono ancora molte cose che non riusciamo a spiegare, ma ne spieghiamo alcune di quelle che due-tremila anni orsono apparivano inspiegabili. L’identità umana di genere non è così netta come vorremmo e in molti casi appare confusa, ce ne viene attribuita una che non è vera e non corrisponde alla consistenza più profonda dell’io. Dovrà far parte dei più inviolabili diritti umani poter definire per scelta la propria identità, quando ci fossero dei dubbi. A questo punto nessuno dovrà dire a un altro che “vive nel peccato” solo perché ha abitudini diverse dalle sue, mentre non fa male a nessuno! Non molesta i bambini, non è violento, non discrimina etc.

“L’amore non fa nessun male al prossimo” (Rom.13,10) è il riassunto più lapidario della legge di Cristo secondo Paolo. Penso che vivere secondo questo unico grande comandamento dello amore significhi una libertà nella responsabilità che però non ha confini; non deve essere per forza irregimentata nel matrimonio contrattuale, non deve essere continuamente misurata dalla religione, né continuamente ricondotta alle consuetudini tradizionali delle culture esistenti, ma deve esser aperta all’invenzione di nuove forme di vita, dove sia possibile dare e ricevere amore, creare o partecipare alla vita, creare attorno a sé forme di cura reciproca che siano la sostanza del compito che Dio ci affida sulla terra. Non è stato Gesù uno di questi “ribelli” che poteva trascurare la sua famiglia terrena, per una nuova famiglia fatta “da chiunque avrà fatto la volontà di Dio” (Mc.3,35)?

Gianna Sciclone, Pastora della Chiesa valdese di Firenze



10 - 11 Giugno 2006 Conferenza Distrettuale del III Distretto


Si è tenuta presso il Centro per la Gioventù “Ecumene” (Velletri) la Conferenza Distrettuale del III Distretto dell'Unione delle Chiese Valdesi e Metodiste nel corso della quale è stato  trattato il documento AGAPE attraverso la visione di un servizio del programma TV Protestantesimo sull’Assemblea mondiale del Consiglio ecumenico delle chiese(WCC) di Porto Alegre (14-23 Febbraio 2006) e una relazione di Piero Pagliani sul tema della globalizzazione. Al riguardo la CD ha approvato il seguente o.d.g. :

"nello spirito dell’atto sinodale 73/2005, cosciente che le tematiche “Pace, giustizia e salvaguardia del creato” non sono solo prioritarie a livello sociale e politico, ma sono parte integrante della nostra fede in Gesù Cristo, invita le chiese del Distretto a sviluppare una riflessione critica sul contenuto del documento AGAPE e a darne diffusione. Raccomanda
alle chiese di agire nel territorio di loro competenza, per promuovere nelle comunità e al
loro esterno una maggiore sensibilità su questi temi, con la coscienza che sovente il nostro ruolo è quello di portare una parola profetica che mette in evidenza le contraddizioni della realtà che ci circonda"


4 Giugno 2006 - Incontro con la cooperatva Patagruel


IL NOSTRO INCONTRO CON LA CHIESA VALDESE DI FIRENZE

Il giorno di Pentecoste (4 giugno) Giuliano, Ijeoma, Gloria e Olga hanno partecipato alla funzione religiosa e poi all’agape comunitaria della chiesa valdese. Nel pomeriggio Gloria, Ijeoma e Giuliano hanno parlato brevemente de “La poesia delle bambole” e del nostro intervento come volontari nel carcere e poi hanno seguito la testimonianza portata da Lidia Barbanotti, una volontaria fiorentina, su un’interessante esperienza fatta nel Burkina Faso. È un rapporto importante quello fra la nostra associazione e la chiesa valdese fiorentina, iniziato da tempo e che certamente porterà ulteriori frutti. Ringraziamo in particolare la pastora Gianni Sciclone e Eva Hanhart.

Dal Bollettino dell'Associazione Pantagruel - Liberarsi n.17 Giugno 2006
L'associazione si dedica alle problematiche delle carcere aiutando detenuti e il mondo esterno a conoscersi.


1 Giugno 2006 - Conferenza permanente per il dialogo tra le confessioni religiose


La chiesa Valdese di Firenze partecipa alla "conferenza permanente per il dialogo tra le confessioni religiose" promossa dalla commissione cultura del Comune di Firenze.



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Ultimo aggiornamento: 30 Novembre 2008 © Chiesa Evangelica Valdese di Firenze