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"Libertà religiosa e minoranze"

Valdesi: 17 febbraio 1848; Paolo Ricca (teologo), “il rispetto delle minoranze è termometro di democrazia”

AgenSIR Servizio Informazione Religiosa 17 Febbraio 2017

 

Islam italiano. Elzir (Ucoii): «un messaggio importante sia all'interno della comunità islamica, sia all'esterno»

Riforma, 10 febbraio 2017

 

Firmato al Viminale il “Patto” con l’islam italiano

Roma (NEV), 1 febbario 2017

 

La libertà religiosa «nella rete»

 

Una petizione per chiedere al governo l'impugnazione della legge "anti-moschee" del Veneto

Roma (NEV), 25 maggio 2016

 

Approvata la legge veneta contro i nuovi luoghi di culto

Definita anti moschee, penalizza in realtà tutte le confessioni in espansione
Riforma, 8 Aprile 2016

 

Soddisfazione della FCEI per la bocciatura della legge lombarda sui luoghi di culto

Roma (NEV), 24 febbraio 2016

 

La Dichiarazione di Marrakesh

 

Insediato al Viminale un nuovo Consiglio per le relazioni con l’Islam

NEV - Notizie evangeliche del 20 gennaio 2016

 

Marco Ventura: 'La libertà religiosa nell’Italia dei creduli e dei credenti'

Roma (NEV), 13 maggio 2015

 

 

Libertà religiosa, per tutti o per nessuno

intervista al moderatore Eugenio Bernardini, Corriere delle Migrazioni, 9/02/2015

 

 

Riflessioni sulle recenti prese di posizione dell'Agcom che legittimano il monopolio religioso

Riforma, 11 dicembre 2014

 

Al Senato un convegno della FCEI a sostegno di una nuova legge per Libertà religiosa

Roma, (NEV), 28 maggio 2014

 

L’impegno della FCEI per la libertà religiosa - Aquilante: “Col nuovo governo una svolta su questa materia?” - Una campagna della FCEI nel semestre europeo

 

Roma, 17 febbraio 2014 (NEV)

 

il 4 dicembre , Presso la Presidenza del Consiglio, ha avuto luogo il primo “Incontro delle religioni per l’integrazione”

 

Il presidente Fcei Aquilante ricevuto dal presidente del Senato Grasso

Roma (NEV), 13 novembre 2013

Il presidente FCEI Aquilante ricevuto dalla presidente della Camera

Roma (NEV), 2 ottobre 2013

 

 

Sempre più persone nel mondo sono ostacolate nell’esercizio della propria religione

Gli autori del Rapporto ecumenico sulla libertà di religione dei cristiani* hanno indagato sulla situazione in molti Paesi e consultato studi effettuati in particolare dall’Istituto di ricerca americano Pew Research Centre. Risultato: in 64 Paesi, misure governative o manifestazioni di ostilità pongono limiti considerevoli alla libertà di religione. In 157 Paesi, la libertà di religione è linitata o addirittura vietata dalla legge.

Il rapporto indica che i più colpiti sono i cristiani e i musulmani, il che si spiega con il fatto che essi costituiscono una proporzione importante della popolazione mondiale: una persona su due nel mondo dichiara di appartenere al cristianesimo o all’islam. I cristiani sono confrontati a limitazioni in 130 Paesi, i musulmani in 117, gli ebrei in 75, gli indù in 27 e i buddisti in 16. È in Medio Oriente, dove l’Iran svolge un ruolo notevole, che le comunità di fede sono più colpite, ma anche in Nord Africa e nei Paesi asiatici a regime autoritario come la Cina o la Birmania. Nei Paesi dell’Africa subsahariana gli autori dello studio rilevano un aumento delle violazioni di diritti umani, fra le quali le restrizioni alla pratica religiosa. La situazione si sta aggravando in molti Paesi, in particolare dal 2007.

Nel cercare di distinguere i motivi della persecuzione di comunità di fede, gli autori giungono alla conclusione che, nell’insieme, le restrizioni non colpiscono in modo specifico una comunità di fede. Così i cristiani, i quali costituiscono l’oggetto di studio centrale del rapporto, sono perseguitati nei Paesi in cui le libertà e i diritti umani sono generalmente poco rispettati. Spesso, diverse comunità religiose sono colpite allo stesso modo. Il rischio di persecuzione, secondo il rapporto, è particolarmente grande laddove le comunità religiose rappresentano una minoranza. Circa il 10% dei 2,2 miliardi di cristiani nel mondo vivono in Paesi in cui il cristianesimo non è la religione della maggioranza.
(Riforma numero 30, 2 agosto 2013, fonte "epd-Protestinter-Fna")

* Il rapporto è stato presentato a Berlino dalla Chiesa evangelica in Germania (Ekd) e dalla Conferenza dei vescovi cattolici in Germania.

 

 

"Linee guida dell'Unione Europea sulla promozione e la protezione della libertà religiosa o di credo"

Testo delle llnee guida (in inglese)

Commento del pastore Massimo Aquilante, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI)

Roma (NEV), 26 giugno 2013

 

 

Convegno della associazione "31 Ottobre" “Senza oneri per lo Stato. La scuola italiana tra pubblico e privato”

Roma (NEV), 15 maggio 2013

Bloccata dal TAR la confisca della chiesa pentecostale di Gorle (BG)

Roma (NEV), 10 aprile 2013

Il pendolo della liberta' religiosa

di Paolo Naso, 3 aprile 2013

"La battaglia per una legge sulla libertà religiosa è culturale e politica"

di Massimo Aquilante presidente FCEI, Roma (NEV), 30 gennaio 2013

 

 

Emergenza libertà religiosa in Italia? Abrogare la legge del 1929

 

In diversi comuni lombardi, soprattutto nella provincia di Bergamo, si segnalano interventi della polizia municipale che ha diffidato alcune chiese evangeliche dall’utilizzare i propri locali o è arrivata a chiuderli impedendo l’esercizio del culto. Secondo alcune fonti le chiese chiuse sono quasi venti. È di nuovo emergenza per la libertà religiosa in Italia? Ne parliamo con Paolo Naso, politologo alla Sapienza di Roma e, tra l’altro, coordinatore della Commissione studi della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei). Insieme a Brunetto Salvarani, Naso ha recentemente pubblicato il Secondo Rapporto sull’Italia delle religioni (Un cantiere senza progetto, Emi, 2012) che propone un ampio capitolo proprio sul tema della libertà religiosa.

– Può confermare la notizia della chiusura di alcune chiese evangeliche?

«È vero, in Lombardia stanno accadendo fatti gravi e sono i frutti avvelenati della legge regionale 12 del 2005, pensata soprattutto contro le moschee e ora utilizzata anche contro alcune chiese evangeliche. Il problema nasce da un dispositivo tecnico, previsto agli articoli 52 e 53, che di fatto impedisce la conversione all’uso di culto di locali costruiti in un’altra funzione. In altre parole diventa estremamente difficile per una comunità religiosa – cristiana, islamica o buddhista non importa – acquisire a esempio un negozio, ristrutturarlo e utilizzarlo come locale di culto. Chi lo fa si trova in difetto amministrativo e, complice un clima culturale di intolleranza nei confronti delle minoranze religiose alimentato da alcune forze politiche, in particolari circostanze subisce la diffida o la chiusura dell’immobile. Quella lombarda, come l’analoga approvata in Veneto, è una norma che limita la libertà di culto e che viola un principio costituzionale. La Fcei lo afferma da anni e, ben prima che si arrivasse alla chiusura di alcune chiese evangeliche, si è impegnata insieme a musulmani e credenti di altre tradizioni a rivendicare il pieno diritto alla libertà religiosa. E lo ha fatto talvolta raccogliendo l’indifferenza se non il dissenso di alcune componenti evangeliche che ora giustamente protestano».

– Negli stessi giorni in cui si chiudono le chiese, a molti pastori evangelici che ne hanno fatto richiesta è stato rifiutato il riconoscimento giuridico…

«Anche questo è vero, e il rifiuto è stato determinato da un parere del Consiglio di Stato che, su richiesta del ministero dell’Interno, ha affermato che per ottenere il riconoscimento giuridico il ministro di culto deve dimostrare che la sua comunità conta almeno 500 membri. Le motivazioni addotte dal Consiglio di Stato sono molto deboli e facilmente contrastabili ma corrispondono perfettamente allo spirito di una legge, quella sui culti ammessi del 1929, che ogni giorno di più rivela il suo carattere discrezionale, illiberale e arcaico. La norma sui “500” conferma una volta di più l’urgenza di abrogare il ferrovecchio di una legge fascista».

– L’Italia vive un altro momento di intolleranza religiosa? La chiusura di chiese, in effetti, evoca scenari da anni ‘50.

«Ciò che accade in Lombardia è molto grave ma in realtà la situazione è più complessa e articolata. Negli ultimi mesi sono state approvate cinque Intese, dopo che su questo fronte niente si muoveva dal 1995. Come noto si tratta di quelle con i mormoni, gli apostolici, gli ortodossi della Sacra arcidiocesi d’Italia, gli induisti e i buddhisti. Solo l’Intesa con i Testimoni di Geova attende l’ultimo voto della Camera, peraltro in sede di Commissione Affari costituzionali, e c’è da sperare che la fibrillazione politica di questi giorni non ne impedisca la conclusione. Su un altro fronte, dobbiamo registrare nel 2009 il riconoscimento giuridico dell’Esercito della Salvezza, più recentemente della Chiesa evangelica internazionale e di altre chiese come quella copta. Al tempo stesso si sono aperti altri tavoli negoziali per l’intesa con varie confessioni, alcune delle quali evangeliche. Insomma pare che, venuta meno l’opposizione pregiudiziale della Lega Nord, a livello nazionale si sia aperta una finestra di opportunità che alcuni parlamentari – Lucio Malan e Stefano Ceccanti, per fare qualche nome – hanno saputo utilizzare al meglio. D’altra parte, in un mutato quadro politico, anche l’apparato istituzionale si è mosso con maggiore disponibilità e dinamismo. La speranza è che questa finestra di opportunità non si chiuda con la stessa rapidità con cui si è aperta. In questo quadro, la vicenda lombarda appare un caso grave ma limitato, il frutto avvelenato di un’impresa politica sull’intolleranza religiosa che speriamo definitivamente accantonata».

– Assumendo pure questa ipotesi, che cosa si può fare per difendere i diritti delle chiese chiuse d’autorità?

«Innanzitutto mirare all’obiettivo giusto e non confondere responsabilità e competenze: un conto sono le legislazioni regionali, altro è il piano politico nazionale, altro ancora quello dell’azione istituzionale dei ministeri e, in particolare, di quello dell’Interno. Fare di tutta questa erba un fascio è un grave errore nel quale purtroppo sono incorse alcune realtà del mondo evangelico che, negli stessi mesi in cui alcune chiese sorelle ottenevano importanti riconoscimenti, hanno rilasciato dichiarazioni di fuoco confondendo piani e responsabilità. Con questa premessa, i ricorsi al Tar sono una via sempre aperta e non troppo difficile da percorrere». In secondo luogo occorre muoversi con coerenza e unità d’intenti. Come noto, il tavolo più ampio di rappresentanza pubblica dell’evangelismo italiano è la Commissione delle chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato (Ccers) istituita esattamente con lo scopo di dare forza alle istanze in materia di libertà religiosa. D’altra parte la Fcei non perde occasione per rilanciare il tema della libertà religiosa: lo ha fatto in varie udienze di fronte al presidente Napolitano, al presidente della Camera, a vari politici. Soprattutto, lo scorso 15 maggio ha organizzato un convegno che di fatto ha rilanciato il dibattito politico “per una buona legge sulla libertà religiosa”». Il mondo evangelico è come noto molto articolato e frammentato e non stupisce che al suo interno, soprattutto nell’ambito delle chiese pentecostali e indipendenti, si esprimano strategie diverse, al netto dei protagonismi individuali che non di rado contribuiscono a indebolire l’azione coordinata di organismi come la Ccers. È molto rischioso minare quello spirito di unità nella difesa della libertà religiosa che ha aiutato l’evangelismo italiano nei momenti più bui e difficili».

– Vigilanza?

«Certo, vigilanza e lungimiranza per costruire una strategia unitaria dell’evangelismo nella difesa della libertà religiosa. Che, diciamolo chiaramente, non è esclusivamente quella degli evangelici ma un diritto e una ricchezza per tutti gli italiani e per tutte le italiane».

Riforma 20 dicembre 2012

 

 

Approvate le Intese con buddhisti e induisti

Soddisfazione del presidente della FCEI Massimo Aquilante. Roma 11 Dicembre 2012

 

le parole di Scola aggrediscono il principio di laicita'

Il discorso alla città di Milano del cardinale Angelo Scola pronunciato ieri in occasione di Sant'Ambrogio sta suscitando diverse reazioni da parte di credenti e non credenti. Sconcerto per le parole di Scola arrivano anche da ambienti evangelici.

Di seguito la dichiarazione del politologo Paolo Naso coordinatore della Commissione studi della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI):

"Le parole del Cardinale Scola nel tradizionale messaggio alla città del 6 dicembre, lasciano sorpresi e sbigottiti perché aggrediscono quel principio di laicità che costituisce, oltre che un caposaldo della nostra Costituzione, l’architrave di ogni modello di convivenza tra fedi diverse nello spazio pubblico. L’arcivescovo di Milano va persino oltre il tradizionale appello di questo pontificato per una "sana laicità" e denuncia "una cultura fortemente connotata da una visione secolarizzata dell’uomo e del mondo, priva di apertura al trascendente" e che, se fatta propria dallo Stato, "finisce inevitabilmente per limitare la libertà religiosa". Scola è fine intellettuale e, se usa parole così nette ed esprime giudizi così perentori, è chiaro che ha un obiettivo preciso: a noi pare che intenda richiamare il suo gregge al fatto che il pastore è cambiato, che il tempo di Martini e Tettamanzi è ormai finito e con esso quello spirito di pluralismo, di laicità e di dialogo che per una lunga stagione hanno caratterizzato il cattolicesimo ambrosiano. Ruvidamente, come ruvide sono state le parole udite dalla Cattedra di Sant’Ambrogio, potremmo definirla "restaurazione"".

Roma, 7 dicembre 2012 (NEV-CS75)

Sullo stesso argomento leggere anche:

La guerra fredda del cardinale Scola di Paolo Naso

False accuse alla laicità di Eric Noffke

 

 

"Una dichiarazione coraggiosa"

commento del presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) sulle affermazioni del ministro per l'Istruzione Francesco Profumo sull'ora di religione - 26 settembre 2012

 

Il Senato ha approvato le Intese con l’Unione induista e l’Unione buddhista
Roma(NEV), 13 settembre 2012

Circoncisione in Germania: La sentenza di divieto non può che sollevare opposizioni
Roma (NEV), 18 luglio 2012

Giochi olimpici: A Londra in servizio 190 cappellani di 9 confessioni religiose

Roma (NEV), 12 luglio 2012

 

In dirittura d'arrivo le Intese con gli ortodossi e gli apostolici
Roma (NEV), 6 giugno 2012

Il 15 maggio a Roma Convegno di studio promosso dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) su "Una legge sulla libertà religiosa. Urgente, inutile, impossibile?"

- Editoriale del Presidente della FCEI past. Massimo Aquilante

Congresso mondiale della libertà religiosa - Identificare le minacce emergenti

Gli organizzatori del 7° Congresso Mondiale per la libertà religiosa affermano di volersi concentrare sull’identificazione delle nuove minacce alla libertà religiosa e su come rispondere efficacemente. Al convegno di tre giorni, che inizierà il 24 aprile a Punta Cana, nella Repubblica Dominicana, parteciperanno più di 800 funzionari governativi, esperti legali, difensori della libertà religiosa e studiosi e attivisti dei diritti umani provenienti da 60 paesi, per esplorare l'impatto del "laicismo radicale" e di altre forze che intaccano la libertà religiosa in tutto il mondo.
Uno studio del Pew Research Centre, svolto lo scorso anno, afferma che le restrizioni alla libertà religiosa sono aumentate per circa un terzo della popolazione mondiale, nell'ultimo decennio. Esse sono dovute principalmente a restrizioni governative attuate in pochi ma popolosi Paesi.
Il congresso verterà sul tema "Laicità e libertà religiosa - Conflitto o Partenariato?", che evidenzia un'area di crescente preoccupazione. "Per molte persone di fede, il termine 'laicità' ha una serie di connotazioni negative", ha affermato John Graz, segretario generale dell’International Religious Liberty Association (Irla) che organizza l’evento. "Esse possono vederla come qualcosa di ostile nei confronti della religione. Ma storicamente la libertà religiosa ha potuto prosperare proprio sotto un governo laico che non fa 'favoritismi religiosi'”, ha aggiunto. Altre questioni che saranno affrontate al Congresso riguardano la ricaduta politica e religiosa delle rivoluzioni della primavera araba, la paura continua, in tutto il mondo, dell'estremismo religioso e della violenza motivata dalla religione. Secondo Graz, un'altra minaccia emergente per le minoranze religiose è il cosiddetto "laicismo radicale" che tratta la religione come un qualunque altro "gruppo di interesse particolare" nella società, e cerca di limitare l'espressione religiosa con la motivazione di voler "proteggere la laicità".
Il primo Congresso Mondiale per la libertà religiosa si svolse ad Amsterdam, nel 1977, e fu una straordinaria iniziativa che mise insieme funzionari dell’Europa occidentale, degli Stati Uniti e dell’Europa dell’Est. Roma fu scelta per il 2° Congresso Mondiale, nel 1984, e i delegati incontrarono il Primo Ministro italiano. Fu poi la volta di Londra, Rio de Janeiro, Manila, Accra, Città del Capo, ecc. L'International Religious Liberty Association è stata fondata dai leader della Chiesa avventista del 7° giorno, nel 1893 e si occupa di difendere e promuovere la libertà di religione per le persone di tutte le fedi. L’Irla è riconosciuta come organizzazione non governativa con status consultivo presso le Nazioni Unite; ha sezioni e associazioni partner in 80 paesi ed è l’associazione più antica al mondo che si occupa di difesa della libertà religiosa.

Notizie Avventiste 14 - 12 aprile 2012

 

I cristiani d'Europa lanciano un appello alla UE

In qualsiasi paese in cui il diritto fondamentale della libertà di religione è messo a rischio, o addirittura violato, è a rischio la società stessa (segue) - NEV, 4 aprile 2012

 

 

Riconoscimento dei ministri di culto: preoccupazione delle chiese evangeliche

Roma (NEV), 14 marzo 2012 - "Viva preoccupazione" della Commissione delle chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato (CCERS) per un recente parere del Consiglio di Stato che sembra vincolare il riconoscimento dei ministri di culto alla possibilità di certificare una "comunità" di almeno 500 membri a livello locale o di 5.000 a livello nazionale.

 

Ungheria una legge che rappresenta un grave arretramento della libertà religiosa

Solo 14 le chiese riconosciute dallo Stato su un totale di 358. L’allarme degli avventisti

Continua la polemica sulla nuova legge che in Ungheria ha ridotto da 358 a 14 le chiese riconosciute dallo Stato. Voluta dal partito di centro destra Fidezs, che conta una schiacciante maggioranza nel parlamento di Budapest, la legge ha provocato divisioni anche all’interno delle stesse confessioni religiose. Per esempio, secondo Zoltan Tarr, segretario generale della Chiesa riformata ungherese, tra le poche confessioni riconosciute, “questa legge costituisce un fatto positivo perché esclude un certo numero di comunità che, da noi, non sono ciò che si possa legittimamente chiamare chiesa”. Parere completamente opposto è quello espresso da Dora Bognandi, direttore aggiunto del dipartimento della libertà religiosa dell’Unione italiana delle chiese cristiane avventiste del 7° giorno (UICCA), in un’intervista andata in onda sull’emittente avventista Radio Voce della Speranza . Secondo Bognandi, “la legge rappresenta un grave arretramento della libertà religiosa” nel paese dell’est europeo. Gli avventisti, da sempre impegnati nella difesa della libertà religiosa, stanno monitorando a livello internazionale la situazione ungherese che ha visto venir ritirato lo status di chiese riconosciute anche alle loro comunità. “E’ vero che la legge precedente, promulgata all’indomani della caduta del regime comunista, aveva delle maglie molto larghe tanto che bastava avere cento membri per essere chiesa riconosciuta. Questo ha fatto sì – spiega Bognandi – che alcune associazioni si siano registrate come chiese solo per poter usufruire delle agevolazioni fiscali”. Se la nuova legge voleva mettere un freno a questa situazione, bisogna tuttavia registrare che essa comporta degli abusi ben più gravi. Il primo di questi, spiega Bognandi, è il fatto che “prima dell’approvazione parlamentare si sono svolte delle consultazioni con le chiese sulla base di un testo diverso da quello presentato in aula”. Non è poi facile capire quali sono i criteri per essere riconosciuti o meno. “Si sa che si devono avere più di mille membri ed essere in Ungheria da più di vent’anni. Ma noi avventisti siamo nel Paese dal 1898 e contiamo 5mila membri, eppure siamo stati esclusi”. Come esclusi sono stati i metodisti e gli unitariani la cui chiesa è in Ungheria dai tempi della Riforma protestante; mentre, tra le 14 comunità riconosciute si contano, oltre ai riformati già citati, le chiese cattolica, battista, luterana, ortodossa e la comunità israelita. Anche le procedure che le chiese escluse dovranno ottemperare per la richiesta del nuovo riconoscimento sono causa di preoccupazione. “La domanda andrà fatta al parlamento, cioè a un organo politico, dove dovrà ottenere una maggioranza dei due terzi - spiega Bognandi -. Inoltre, la domanda dovrà essere accompagnata da mille firme di aderenti alla chiesa: cosa ne farà lo Stato di queste liste e di questi nomi, soprattutto nel caso in cui la domanda venga respinta?”. “Certo – conclude Bognandi – in Ungheria ad ognuno sarà possibile continuare a professare il proprio credo religioso. Tuttavia, da un punto di vista giuridico, non tutte le comunità di fede avranno le stesse opportunità, con tutte le conseguenze che questo comporta. Ci saranno dei cittadini di prima e di seconda categoria”.

(NEV, 37/2011)

 

 

 

 

 

Un passo in avanti, anzi mezzo

di Paolo Naso

 

sabato 14 maggio Convegno nazionale della “31 ottobre” a Firenze,

presso l’Istituto Gould via dè Serragli, 49 nel pomeriggio, sul tema
“ La scuola pubblica. Quale identità e cittadinanza delle minoranze?”.
Interverranno il prof. Paolo Naso (Università di Roma), il prof. Marco Bontempi (Università di Firenze) e il past. Francesco Sciotto (Direttore del centro “La Noce” di Palermo)

Leggi articolo di Paolo Naso del 17 maggio

 

 

 

Il rammarico della FCEI per la sentenza della Corte europea di Strasburgo

 

Un attacco alla scuola pubblica e laica

 

Laicità e Fondamentalismi

 

Il 4 e 5 Dicembre si è tenuto a Firenze il Convegno "Laicità e fondamentalismi" promosso e organizzato dal Laboratorio per la laicità di Firenze.

In attesa della pubblicazione degli atti è possibile leggere la Relazione finale a cura di Moreno Biagioni, Laura Carpi Lapi e Riccardo Torregiani

 

Il TAR conferma il ricorso FCEI e annulla parte del regolamento sulla valutazione

 

Intese e libertà religiosa: Una conferenza stampa al Senato per fare il punto della situazione

 

 

Ora di religione o ora alternativa a scuola?

L’Insegnamento della religione cattolica e le altre opzioni nelle scuole del Pinerolese

 

Ora di religione oppure «ora di alternativa»? O ancora «un’ora di “libertà” per uscire prima o entrare dopo». Da molto tempo si discute sull’ora di insegnamento della religione cattolica (Irc) e della sua «ora alternativa.

I professori dell’Irc hanno graduatorie diverse da quelli di ruolo e spesso ci si è chiesti quanto sia giusto dare così spazio a «una religione» in un luogo laico come la scuola. Inutile dire che la laicità trova nella scuola un terreno difficile da coltivare.

All’ora di religione nelle scuole ci sono, come si sa, anche delle «alternative»: lo studio individuale con e senza assistenza, l’uscita da scuola e l’ora di alternativa, obbligatoria se richiesta dagli studenti o dai genitori, ma in alcuni casi «non attivata per mancanza di fondi», anche se – come vedremo – in quest’ultimo mese qualcosa è cambiato, almeno per quel che riguarda il Piemonte.

Grazie ai dati raccolti dalla Consulta torinese per la laicità delle istituzioni riusciamo a capire meglio come è distribuito «il fenomeno di chi non si avvale» e dell’articolazione del «non fare religione». A livello regionale, su circa il 78% delle scuole, 65.000 studenti (il 16%) ha scelto di non avvalersi dell’Irc (le percentuali poi variano molto a seconda delle scuole, arrivando a livelli superiori al 60% alle superiori). Per questi studenti nei dati seguenti si può vedere come poco sia diffusa «l’ora alternativa». Questa diffusione limitata è legata in alcuni casi «all’offerta poco invitante delle ore alternative», per cui vengono preferite le ore di studio o di libera uscita; incide però molto anche il «posizionamento» dell’ora alla prima o all’ultima ora. Strano, perché i fondi, almeno ora, paiono esserci. «A livello piemontese – spiegano alla Consulta – sono disponibili circa 38 milioni di euro ripartiti fra i vari ordini di scuola. Insomma, non c’è alcun bisogno che i dirigenti scolastici raschino il fondo di bilanci sempre più dissestati; è sufficiente che, a fronte di richieste di ora alternativa, richiedano i fondi necessari disponibili a livello regionale».

Dopo varie pressioni l’Ufficio scolastico regionale del Piemonte ha finalmente, a fine ottobre, sbloccato i fondi. Poco meno di 40 milioni di euro «che però non si capisce bene come vengano investiti e utilizzati nonostante le molte richieste della Consulta». Dal liceo scientifico «Curie» di Pinerolo prova a spiegarci la situazione il dirigente didattico Marco Bolla. «Con una circolare arrivata a fine ottobre finalmente si fa chiarezza sulla questione dei finanziamenti. Arrivando da una realtà di scuola primaria avevo una quadro ben preciso di questo insegnamento mentre qui alle superiori la situazione è molto più complessa. Prima di tutto c’era poca richiesta di ore di alternativa, quasi un tacito accordo fra studenti e liceo, e in secondo piano c’era appunto la questione economica. La scuola non sapeva che fondi utilizzare e quelli interni delle supplenze, spesso utilizzati per questo tipo di attività, rischiavano di non essere sufficienti a coprire le effettive ore di supplenza. Ora è tutto più chiaro: i fondi ci sono e sono in un capitolo dedicato che dipende dal Ministero, che a sua volta indirizza i fondi a livello regionale». Quindi si attiveranno, anche al «Curie», ore di alternativa? «Questa è la mia idea – termina Bolla –, ne parlerò nel Collegio docenti perché se, come ha dichiarato la ministra Gelmini, l’ora di religione avesse un peso anche in termini di crediti, è giusto e doveroso offrire un’alternativa. I corsi verranno attivati soltanto se ci saranno richieste perché alle superiori è molto diffusa l’uscita da scuola o lo studio individuale».

E nelle scuole medie inferiori? «La situazione – ci dice Marco Armand Hugon, direttore didattico dell’Istituto comprensivo di Luserna – ora è sbloccata dal punto di vista dei fondi. Nella mia scuola, su 9 classi in cui è richiesta l’ora di alternativa, 7 le stiamo coprendo con insegnanti pagati con i fondi del Ministero mentre le rimanenti 2 le copriamo con l’utilizzo del monte ore degli insegnanti». Ma sono molti gli studenti che vogliono frequentare l’ora di alternativa? «Sono diversi – continua Armand Hugon –. Certo dipende da classe a classe e da diverse variabili ma comunque il numero non è basso. Del resto nella nostra scuola mediamente circa un due terzi degli allievi non si avvale dell’Irc».

Samuele Revel, Davide Rosso Riforma, 12 novembre 2010

 

 

I fondi per l'ora alternativa ci sono e sono a carico della direzione generale

 

La Bibbia entra in aula. Ma “è cultura, non religione”

 

Sole delle Alpi, crocefisso e laicita' della scuola

 

Libera Chiesa in libero Stato

verso il centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia, di Domenico Maselli

 

Libertà a rischio senza ora alternativa

 

insegnamento della religione cattolica (Irc) e crediti scolastici, Il privilegio di chi si avvale

 

Intese: Approvati dal Consiglio dei ministri i sei disegni di legge

 

Il Ministero per l’istruzione firma un Protocollo d’Intesa con l’Associazione Biblia per promuovere "la conoscenza della Bibbia in un'ottica laica"

 

Preoccupazione di Massimo Aquilante, presidente FCEI, per il pronunciamento del Consiglio di Stato

 

Ora alternativa: solo sulla carta

Il punto sull’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche

 

ASSOCIAZIONI, FONDAZIONI, COMITATI DI INSEGNANTI E COMITATI CONFESSIONALI SCRIVONO UNA LETTERA APERTA SUL CASO “LAUTSI C. ITALIA” ALL'ASSEMBLEA PARLAMENTARE DEL CONSIGLIO D'EUROPA

tra le adesioni anche quelle della Tavola Valdese, del Comitato Insegnati Evangelici Italiani (CIEI), Associazione “XXXI ottobre per una scuola laica e pluralista (promossa dagli evangelici italiani)” e la Federazione Giovanile Evangelica Italiana (FGEI)

Eventuali nuove adesioni possono essere inviate all'indirizzo cortestrasburgo@gmail.com

5 Febbraio 2010

 

Minareti, Islam, integrazione

 

Perplessità sulla bozza di risoluzione ONU sulla “diffamazione delle religioni”

Comunicato dell'Associazione Per la Scuola della Repubblica

 

La «via crucis italiana» del crocifisso di Paolo Ricca

 

Ora islamica? Meglio una scuola laica e pluralista


Ora di religione Laici ed evangelici chiedono il rispetto delle norme vigenti

 

L'ossatura della scuola? Solo laica e pluralista

Maria Bonafede, moderatore della Tavola Valdese, replica al teologo Mancuso: "In una scuola laica e pluralista il cattolicesimo non può essere l'ossatura dei programmi scolastici"[leggi]

L’ora vaticana nella scuola

Con quale animo s’intende procedere nel cammino ecumenico se si frappongono macigni come la pretesa che quell’ora facoltativa diventi disciplina a tutto tondo?
di Nicola Pantaleo, Riforma, 17 Settembre 2009

Ora di religione, la disputa che divide

Intervista di Radio Voce della Speranza a Domenico Maselli Presidente FCEI [scarica formatoMP3] 16/09/2009

Ora di religione il Vaticano vuole lo Stato catechista

di Adriano Prosperi, La Repubblica 10 Settembre 2009

Per una scuola laica e pluralista

12 e 13 Settembre a Genova convegno dell'Associazione 31 ottobre

Al Sinodo: evangelici uniti nel chiedere la legge quadro sulla libertà religiosa

di Giuseppe Platone, Riforma 17 Settembre 2009


No al credito scolastico per la frequenza della religione cattolica

Ordinanze ministeriali illegittime: lo dice il TAR Lazio

"La laicita' non e' nichilismo e non e' un'idea illuminista" Il presidente della Federazione delle chiese evangeliche, il pastore Domenico Maselli, sulla sentenza del Tar Lazio risponde al ministro Gelmini e a mons. Coletti


Manifestazione degli evangelici italiani sabato 13 giugno a Roma


Definitivamente approvata la revisione delle Intese con valdesi e avventisti

l 26 maggio la Commissione Affari Costituzionali della Camera, riunita in sede legislativa, ha approvato i disegni di legge di modifica delle Intese tra il Governo italiano, da una parte, e la Tavola valdese e l'Unione delle chiese cristiane avventiste (UICCA), dall'altra.

I provvedimenti approvati, pertanto, consentiranno alla Tavola valdese di accedere alla ripartizione delle quote non espresse dei fondi 8 per mille. La UICCA vedrà invece riconosciuti i titoli rilasciati dall'Istituto avventista di cultura biblica di Firenze, che avranno titolo legale e saranno equiparati a una laurea.


“Siamo lieti di questo risultato per due ragioni – ha affermato la pastora Maria Bonafede, moderatora della Tavola valdese -. In primo luogo perché, accedendo anche ai fondi non destinati dal contribuente, potremo aumentare il nostro investimento negli interventi educativi, sociali e culturali che già realizziamo sia in Italia che all'estero. Al tempo stesso, ci pare importante che il Parlamento abbia approvato due norme che riconoscono e rafforzano quel pluralismo religioso che, benché contrastato o relativizzato, in realtà è sempre più rilevante e visibile anche in Italia. Come valdesi e metodisti consideriamo il risultato di oggi come un ulteriore stimolo ad approvare anche le altre Intese all'esame del Parlamento, nella prospettiva di quella piena libertà religiosa garantita dalla nostra Costituzione ma, ad oggi, solo parzialmente realizzata”.


“Ovviamente accogliamo con soddisfazione questa notizia che attendevamo da molto tempo, dall'ormai lontano 2000 – aggiunge Dora Bognandi, responsabile del Dipartimento per la libertà religiosa dell'UICCA -. Mentre attendiamo la firma del presidente della Repubblica, vogliamo ringraziare tutti coloro che hanno seguito questo percorso: tra gli altri, i membri e i funzionari della Commissione per le Intese istituita presso la Presidenza del Consiglio, il senatore Lucio Malan e l’onorevole Roberto Zaccaria che, nella loro qualità di relatori, non ci hanno mai fatto mancare il loro appoggio; il presidente della Federazione delle chiese evangeliche, Domenico Maselli. Ora attendiamo con ansia che inizi e proceda celermente l'iter parlamentare delle altre sei intese già siglate con diverse confessioni religiose”.

Roma, 27 maggio 2009 (NEV-CS38/09)

Dopo l’approvazione della modifica dell’Intesa, valdesi e metodisti accedono alla ripartizione dei fondi otto per mille non destinati

Nuove forti, responsabilità Maria Bonafede, moderatora della Tavola Valdese


Incontro tra la Commissione delle chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato (CCERS) e il direttore centrale degli "Affari dei culti" presso il Ministero dell'Interno, prefetto Tiziana Costantino


Una scuola che difende la tradizione culturale cattolica?

La risoluzione della Commissione parlamentare e la relazione del ministro Gelmini [leggi]

Lettera aperta dei protestanti milanesi alla chiesa ambrosiana per criticare alcune iniziative dell'arcidiocesi riguardo all'Insegnamento della religione cattolica [leggi]


Consulta per il dialogo con le confessioni religiose e Consulta per la laicità

Nella seduta del 16 febbraio Il Consiglio Comunale di Firenze ha approvato la Delibera istitutiva della Consulta per il dialogo con le confessioni religiose con allegato regolamento e contemporanea istituzione del Centro di in-formazione religiosa. E' stata altresì votata la immediata esecutività. [cominicato stampa]

Coordinatore della Consulta è stato nominato David Ignazio Buttitta attuale presidente del Concistoro della Chiesa Evangelica Valdese di Firenze

Nella stessa seduta il Consiglio ha approvato l'Istituzione della Consulta per la laicità con il suo regolamento

Tale risultato è stato reso possibile anche per i grande contributo del consigliere Prof. Marco Ricca membro delle chiesa valdese di Firenze.

Firenze, 3 Marzo 2009


Chiese e Stato Maselli ricevuto al Quirinale da Napolitano

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nella mattinata di ieri, 17 febbraio, ha ricevuto al Quirinale il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), Domenico Maselli. Il pastore Maselli, che è anche presidente della Commissione delle chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato (CCERS), ha riferito di un "colloquio cordiale", nel quale ha espresso al presidente Napolitano "la fiducia e la riconoscenza degli evangelici". "Gli ho anche presentato i nostri timori per quanto riguarda la piena attuazione dell'art. 8 della Costituzione - ha dichiarato Maselli all'Agenzia stampa NEV -.

In particolare ho citato il caso delle sei Intese, che dopo un'istruttoria di parecchi anni - sono state siglate dal secondo governo Berlusconi e firmate dal secondo governo Prodi -, non sono ancora state presentate al Parlamento per la ratifica". Il presidente Napolitano, al termine del colloquio, ha assicurato a Maselli la sua attenzione in merito. La procedura di Intesa, così come disciplinata dall’articolo 8 della Costituzione italiana, è parte fondante dell’ordinamento giuridico italiano che garantisce libertà di pensiero, coscienza e religione.

Le sei confessioni religiose che tutt'oggi attendono l’approvazione della loro Intesa sono la chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (Mormoni), l'Arcidiocesi ortodossa d’Italia ed esarcato per l’Europa meridionale, la Chiesa apostolica in Italia, l’Unione buddhista italiana, l’Unione induista italiana e i Testimoni di Geova.

Roma (NEV), 18 febbraio 2009

 

Giornata della liberta` di coscienza, di religione e di pensiero

 

Nella passata legistaltura l'on Valdo Spini ha presentato la Proposta di Legge per l'istituzione della « Giornata della liberta` di coscienza, di religione e di pensiero » ( il 30 gennaio 2008, proposta N. 3387) [consulta il testo]

Firenze, 17 Febbraio 2009

Servizio civile, laicità e democrazia


Alle Chiese valdesi e metodiste italiane

Vorremo, in questo giorno in cui si celebra nelle nostre Chiese la libertà civile raggiunta il 17 febbraio 1848 raccontarvi una vicenda che ci è capitata non solo come Diaconia valdese, ente che gestisce per conto delle Chiese valdesi e metodiste in Italia diverse decine di giovani volontari del Servizio civile nazionale, ma anche, pensiamo, come cittadini.

Ripercorriamo brevemente i fatti:

• La settimana scorsa l’Ufficio nazionale del Servizio civile (Unsc), che dipende dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, ha divulgato l’invito a tutti i giovani volontari di Servizio civile a partecipare il 28 marzo a un’udienza dal papa. Nell’invito si diceva che l’udienza era valevole per i volontari come “formazione generale” (cioè rientrava tra la formazione che è per legge obbligatoria e a carico degli enti).

• Il 6 febbraio la Csd-diaconia valdese ha diffuso una nota per manifestare il proprio stupore per l’iniziativa ed evidenziava come questa “marchi una disuguaglianza e ancora una volta la mancanza di un corretto riconoscimento dei relativi ambiti di azione della religione e dello Stato”.

• Subito sono state numerose le segnalazioni di condivisione alla presa di posizione della Csd-diaconia valdese e della Federazione delle chiese evangeliche in Italia che contemporaneamente ha manifestato il proprio sconcerto per l’iniziativa dell’Unsc.

• Il 10 febbraio dall’Unsc è giunta alla Csd-diaconia valdese la seguente nota: “Con riferimento al Comunicato Stampa del 6 c.m. corre l'obbligo di precisare che non è consentito a chi è ispirato da pregiudizi ideologico-religiosi, valutare la portata formativa dell'incontro dei giovani del SCN con Sua Santità Benedetto XVI, illustre cattedratico, indipendentemente dal suo carisma di Sommo Pontefice. L'udienza dei giovani con Sua Santità, perciò, non inficia i valori fondanti del SCN citati - laicità compresa…”. Faceva effetto leggere queste parole tra l’altro mentre ci si preparava a ricordare le libertà civili concesse ai valdesi con le lettere Patenti il 17 febbraio 1848.

• Increduli, ma agguerriti e pronti a rispondere, l’11 febbraio abbiamo chiesto alla direzione generale del Servizio civile nazionale di confermare o smentire queste parole inammissibili in un Paese non solo laico ma anche democratico.

• Il 12 mattina il sottosegretario Carlo Giovanardi con delega al Servizio civile, ha deciso di prendere in pugno la situazione telefonando al presidente della Csd-Diaconia valdese, Marco Armand Hugon, intanto per smentire quanto affermato nella nota del 10 febbraio, affermazioni ritenute anche dal lui inammissibile, e per comunicare la decisione presa di non dare più valore di “formazione” all’udienza papale.

• Nella mattina stessa del 12 febbraio la dicitura “l'Udienza, è riconosciuta quale formazione generale” è scomparsa dall’annuncio pubblicato sul sito Internet dell’Unsc. Ora siamo in attesa, ma confidiamo che arriverà presto come del resto promessa e preannunciata dal sen. Giovanardi, la lettera ufficiale di scuse per la nota del 10 febbraio.

Il nostro racconto finisce, per il momento, qui: una vicenda inquietante conclusa meglio di come era iniziata.

Ma ci chiediamo: se tacevamo avrebbe imboccato la stessa strada?


La Commissione sinodale per la diaconia della Chiesa valdese

 

Comunicato stampa servizio civile e laicità. Prot. 7458


Laicità dello stato 1870 – 1929
di Giorgio Tourn

La storia dell’Italia moderna, per quanto riguarda la sua cultura politica, si colloca fra queste due date: la fine del potere temporale della Chiesa e la firma dei Patti lateranensi.

Religione cattolica a scuola: liberi di dire no!

 

Piccola guida per una scelta consapevole dell'insegnamento della religione cattolica (IRC) nella scuola pubblica prodotta dall’ associazione "31 Ottobre, per una scuola laica e pluralista".

28/01/2009


Moschee e libertà religiosa

Una questione che impegna anche noi valdesi e metodisti leggi la dichiarazione della moderatora Maria Bonafede


Pastora espulsa dall'ospedale

Impedita a prestare cura d'anime "Non è lecito ad un istituto ospedaliero negare la visita e frapporre ingiustificati ostacoli all'esercizio di diritti espressamente riconosciuti in una legge di Stato, in particolare trattandosi di una materia delicata quale è quella della libertà religiosa": non si è fatta attendere la lettera della pastora Maria Bonafede, moderatora della Tavola valdese, al direttore generale dell'Ospedale "Cervello" di Palermo, dott. Francesco Falgares, dopo che lo scorso 12 novembre al reparto Traumatologia dello stesso ospedale era stato negato l'accesso alla pastora Elisabetta Ribet accorsa per prestare assistenza spirituale ad un membro della sua comunità.

"Una vera e propria discriminazione - ha dichiarato all'Agenzia stampa NEV la pastora Ribet -. Non mi hanno fatta passare perché ero fuori orario di visita. Ho mostrato il tesserino di ministro di culto della Tavola valdese anche al primario, ma a nulla sono valse le mie spiegazioni. Il dottore mi ha buttata fuori senza complimenti. Una palese violazione del principio di pluralismo religioso di questo paese".

Il diritto di un malato a ricevere cura d'anime da parte di un suo ministro di culto è sancito dalla legge, nella fattispecie dall'Intesa tra la Tavola valdese e lo Stato italiano, e precisamente all'art. 6 della legge 449/1984, che recita:

"l'assistenza spirituale dei ricoverati … negli istituti ospedalieri, nelle case di cura o di riposo e nei pensionati, è assicurata tramite ministri iscritti nei ruoli tenuti dalla Tavola valdese. L'accesso di tali ministri ai predetti istituti è a tal fine libero e senza limitazione di orario…".

Lo ha fatto notare nella sua lettera al dott. Falgares la pastora Bonafede, auspicando che tutti gli operatori dell'ospedale, primari compresi, siano messi al corrente di tale disposizione.

Tratto da NEV - Notizie evangeliche del 26 novembre 2008

La chiesa Valdese di Firenze esprime la propria solidarietà alla pastora Elisabetta Ribet ed alla sorella della Chiesa Valdese di Palermo che sono stati oggetto di questa grave ed ingiustificata violazione di un diritto sancito dalla legge. Siamo profondamente colpiti dal fatto che ad oltre venti anni dalla stipula dell'Intesa tra la Tavola valdese e lo Stato italiano i responsabili e gli operatori di una struttura sanitaria pubblica non ne fossero a conoscenza. Esprimiamo la nostra preoccupazione per il fatto che, nonostante la grande attenzione rivolta in questi ultimi mesi dagli organi di informazione alle problematiche etiche legate alle cure mediche, nel nostro paese possano essere negati i più elementari diritti di assistenza spirituale ai malati.

Il Concistoro della Chiesa Valdese di Firenze, 28 Novembre 2008

 

4 dicembre 2008, Le scuse del direttore generale dell'Ospedale "Cervello" di Palermo

 


Approvate dal Consiglio dei ministri le modifiche alle Intese con la Chiesa evangelica valdese e con la Chiesa avventista


Soddisfazione è stata espressa dalla pastora Maria Bonafede, moderatore della Tavola Valdese, e da Dora Bognandi, direttore del Dipartimento per la libertà religiosa della Chiesa avventista, per la firma avvenuta oggi da parte del Consiglio dei ministri per le modifiche di legge in riferimento alle Intese delle due confessioni con lo Stato italiano.

Le modifiche apportate alle Intese riguardano, per la Chiesa evangelica valdese (Unione delle chiese metodiste e valdesi), la possibilità di accedere anche alle quote non espresse dai contribuenti dell’otto per mille dell’Irpef (modifica alla legge n. 409 del 1993), mentre per l'Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste del 7° Giorno (UICCA) si tratta del riconoscimento dei titoli di studio rilasciati dall'Istituto di cultura biblica avventista di Firenze (modifica alla legge n. 516 del 1988).

"Accogliamo con soddisfazione l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del ddl di ratifica. Ci auspichiamo che in brevissimo tempo il Governo provveda anche alla ratifica delle altre Intese già negoziate e firmate, o siglate, dai precedenti governi, compreso quello presieduto dall’on. Berlusconi, relative a comunità di fede che svolgono un ruolo sempre più importante e riconosciuto nella società italiana - ha dichiarato Maria Bonafede -. Augurandoci che l’iter parlamentare sia il più rapido possibile per tutte le Intese in corso, rinnoviamo il nostro impegno a gestire gli ulteriori fondi otto per mille che ci verranno assegnati in base a questa revisione dell’Intesa nella stessa linea di laicità e trasparenza che ci ha caratterizzato negli anni scorsi, senza destinare neanche un euro a finalità di culto".

"L'approvazione delle due modifiche è senz'altro una buona notizia! - ha affermato Dora Bognandi -. Significa che si sta superando un'impasse che dura da anni. Ringraziamo il governo per questo primo passo anche se auspichiamo che tra brevissimo lo stesso avvenga per la altre Intese in attesa di approvazione".

Ora le rispettive revisioni di legge dovranno essere approvate da Camera e Senato.

Le bozze d'Intesa, approvate dal Governo Prodi lo scorso 7 marzo 2007, che oggi - a norma dell’articolo 8 della Costituzione - chiedono di essere riprese in esame dal Governo in carica, riguardano: la Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova e l'Unione buddista italiana (che nel 2000 avevano già ottenuto la firma dal Governo D'Alema), nonché la Chiesa Apostolica in Italia, la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni, la Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia, l'Unione induista italiana.

Tratto da NEV - Notizie evangeliche del 3 ottobre 2008

 

Religioni, laicità e modernità: un punto di vista protestante italiano

Sintesi dell'intervento del pastore e teologo Daniele Garrone, decano della Facoltà valdese di teologia, pronunciato nella sede di Bruxelles del Parlamento europeo, nell'ambito del convegno "Secularism and Religions" (28 agosto 2008). [leggi]

 

Valdesi e metodisti - Preoccupazione per il clima di razzismo e xenofobia

Roma (NEV), 25 giugno 2008

La preoccupazione per il clima di razzismo e xenofobia nel nostro paese è stata espressa dalle Conferenze dei quattro Distretti delle chiese valdesi e metodiste in Italia che si sono riunite, come ogni anno nel mese di giugno, per esaminare la vita spirituale e amministrativa delle chiese e delle opere sociali del territorio. La conferenza del III Distretto (Centro Italia), in particolare, ha approvato un ordine del giorno in cui “invita le chiese a vigilare sulle violazioni dei diritti umani (compreso il diritto di asilo) subite dagli stranieri, regolarmente o irregolarmente presenti nel nostro territorio, e a rispondere a tali violazioni con voce profetica; a iniziare e proseguire percorsi di riflessione sulle potenzialità di incontro e dialogo con individui, comunità e culture, percepite come ‘altre da noi’”. Il II Distretto (Nord Italia) ha fatto propria la presa di posizione delle chiese di Genova contro le norme sull’immigrazione contenute nel “pacchetto sicurezza” del governo e in particolare contro l’introduzione del reato di immigrazione clandestina (vedi NEV 25). Richiamando l’attenzione sulla difesa della Costituzione, sull’educazione dei più giovani e sul tema del lavoro, il IV Distretto (Sud Italia) ha esortato le chiese a decidere se stare “dalla parte di chi agita la paura dell’altro ed alimenta gli egoismi”; “di chi esercita il controllo mafioso del territorio”; “di chi occupa le istituzioni democratiche per asservirle alla tutela di interessi privati”, “di chi fa della Parola di Dio uno strumento di discriminazione e di controllo sociale; o dalla parte del Signore della vita”. I pastori e i deputati delle chiese locali hanno deliberato anche su questioni che saranno sottoposte all’esame del prossimo Sinodo delle chiese valdesi e metodiste, che si terrà a Torre Pellice (Torino), dal 24 al 29 agosto.

Leggi anche "Rom: il dovere di una minoranza"


"La questua"

Versamenti dell’otto per mille, stipendi degli insegnanti di religione, convenzioni su scuola e sanità

Curzio Maltese fa i conti al Vaticano nel libro pubblicato di recente dalla Feltrinelli

E' uscito in libreria, "La questua" di Curzio Maltese (Feltrinelli, maggio 2008), che ripropone una lunga inchiesta condotta dal giornalista di Repubblica sui finanziamenti alla Chiesa cattolica, sia attraverso il canale dell’Otto per mille che per altre vie: dal finanziamento all’Insegnamento religioso confessionale alle agevolazioni fiscali. Complessivamente si tratta di una cifra che, secondo Maltese, è "vicina a 4 miliardi e mezzo di euro, tra finanziamenti diretti dello Stato e degli enti locali e mancato gettito fiscale". Un miliardo di euro deriva direttamente dall’Otto per mille, 950 milioni corrispondono agli stipendi dei 22.000 insegnanti di religione, altri 700 arrivano alla Chiesa cattolica dallo Stato e dagli enti locali per le convenzioni su scuola e sanità.

A queste cifre si aggiunge, sempre secondo l’analisi di Curzio Maltese, il cumulo di vantaggi fiscali: tra 400 e 700 milioni "il mancato incasso per l’ICI, in 500 milioni lo sconto del 50% su Ires, Irap e altre imposte, in 600 milioni l’elusione fiscale legalizzata del mondo del turismo cattolico che gestisce ogni anno da e per l’Italia un flusso di quaranta milioni di visitatori e pellegrini". Con questa cifra, 4,5 milioni di euro, conclude Maltese, la Chiesa cattolica "costa agli italiani più del sistema politico", più della vituperata "casta".

E quanto costano le altre confessioni di fede? Molto meno, con ogni evidenza e – soprattutto – producono una diversa ricaduta di benefici sociali. E’ il caso della Chiesa valdese che destina il 100% dei fondi ricevuti ad attività culturali, sociali ed assistenziali realizzate in Italia ed all’estero. Nel 2007 si è trattata di una cifra di poco inferiore a 6 milioni di euro, rendicontate al dettaglio su diversi organi di stampa e sui siti istituzionali.
Maltese ricorda che, ad oggi, i valdesi non si avvalgano del meccanismo di ripartizione delle quote non espresse – quello che consente alla Chiesa cattolica di raddoppiare il suo fondo. Così come non gode di nessun anticipo mentre alla CEI viene riconosciuto un fondo di circa il 90% sull’introito dell’anno successivo.

"Ho incontrato la moderatrice della Tavola valdese, Maria Bonafede, -'il Ruini dei valdesi -, nella modesta sede romana vicina alla Stazione Termini – scrive Maltese a pag. 58. – 'Per motivi etici avevamo rinunciato alle quote non espresse ma nel 2000, visto l’uso che ne faceva lo Stato, le abbiamo chieste. Ogni volta ci rinviano. Se le ottenessimo oggi le vedremmo solo nel 2010'…. La Tavola valdese – conclude Maltese – usa i soldi dell’Otto per mille al 94% per la carità e il rimanente per la pubblicità. I pastori valdesi vivono delle donazioni spontanee. Lo stipendio base, uguale dalla moderatrice all’ultimo pastore, è di 650 euro al mese. Maria Bonafede spiega: 'I soldi dell’Otto per mille arrivano dalla società ed è lì che devono tornare. Se una Chiesa non riesce a mantenersi con libere offerte, è segno che Dio non vuole farla sopravvivere".


Separazione tra chiesa e stato

«Io credo in un’America dove la separazione tra Chiesa e Stato sia assoluta; dove nessun prelato cattolico dica al presidente (anche se è cattolico) come agire, e nessun ministro protestante dica ai suoi parrocchiani come votare; dove nessuna Chiesa o scuola confessionale abbia finanziamenti pubblici o preferenze politiche.
Io credo in un’America che sia ufficialmente né cattolica, né protestante, né ebraica; dove nessun pubblico funzionario richieda o accetti direttive sugli affari pubblici dal Papa, dal Consiglio nazionale delle Chiese o da qualsiasi altra fonte ecclesiastica; dove nessun ente religioso cerchi di imporre, direttamente o indirettamente, la sua volontà sulla popolazione o sugli atti pubblici dei suoi rappresentanti»

John Fitzgerald Kennedy

Guarda su Youtube il video

Leggi anche L'abbaglio di papa Ratzinger di Paolo Naso


La testimonianza universale dei martiri

Benedetto XVI ha celebrato il quarantesimo anniversario della Comunità di S. Egidio nella chiesa romana di S. Bartolomeo, dedicata alla memoria dei martiri della fede del XX secolo. Nell’occasione, egli ha svolto un’importante riflessione sul tema appunto del martirio, sottolineandone la centralità. "Martire", come si sa, significa, alla lettera, "testimone": in particolare, il termine è passato a indicare chi ha reso testimonianza con il proprio sangue. Il martirio è una vera e propria dimensione della vita della chiesa: vi è una testimonianza resa a Dio perché, alla sua base, vi è la martyria resa da Dio stesso, Cristo crocifisso.
La chiesa di S. Bartolomeo ricorda i martiri di tutte le confessioni cristiane: la testimonianza resa mediante il sangue è ecumenica, universale, per eccellenza. L’universalità della chiesa si esprime anzitutto in questo: che il nome del Dio di Gesù Cristo viene proclamato, proprio nel silenzio di chi è ucciso, in modo univoco e chiaro. Ogni confessione di fede resa a parole è necessariamente ambigua: decisiva, fondamentale, ma ambigua. Lo è anche quella di Pietro nel Nuovo Testamento: Gesù la dichiara ispirata direttamente da Dio, poi però respinge Pietro ("Allontanati da me, Satana"), precisamente perché l’apostolo vorrebbe rifiutare la croce. Le parole sulla croce, anche le più corrette, possono essere equivoche: solo la parola della croce è inequivocabile ed essa è pronunciata in modo eminente da chi porta la croce nella propria carne. Tre brevi riflessioni al riguardo.

I martiri sono sempre stati, per la chiesa, un vanto. Naturalmente non è bene che la chiesa, e le chiese, nascondano la povertà della loro testimonianza dietro il coraggio e la sofferenza di alcuni. Tuttavia questi alcuni costituiscono il dono di Dio alla sua chiesa mediocre e compromessa ed è quindi giusto ricordarli con orgoglio autocritico. Con orgoglio, perché essi manifestano la fedeltà di Dio, che non viene mai meno, che nutre la comunità cristiana, la sostiene e, come si esprime il linguaggio della fede, la benedice, in modo costoso, sommamente impegnativo. Con orgoglio autocritico: perché il martirio accade costantemente nel mezzo del compromesso e del rinnegamento anche e proprio delle chiese. I nomi dei martiri rendono gloria a Dio e non alle chiese, ma appunto in questo consiste anche la gloria delle chiese: nel fatto che c’è sempre qualcuno che prende la propria croce e segue Gesù.

Il martirio del XX secolo, poi, ha spesso una caratteristica particolare, rispetto a quello delle origini cristiane: il nome di Gesù è frequentemente proclamato nel cuore di conflitti apparentemente del tutto secolari. In queste settimane, oltre al quarantesimo anniversario della comunità di S. Egidio, si ricorda anche quello dell’assassinio di Martin Luther King. Egli ha testimoniato Cristo lottando per i diritti civili dei neri. Oscar Romero (un martire che i papi non ricordano volentieri), è stato ucciso a motivo della sua solidarietà attiva con i poveri del Salvador; Dietrich Bonhoeffer perché cospirava contro Hitler. Il martirio del XX secolo è spesso un martirio politico. Anche in questo, Dio vuole dirci qualcosa: la croce di Gesù si erge in terra sconsacrata, fuori dalla porta della città santa. I martiri hanno le mani sporche delle lotte e delle sofferenze condivise anche con chi non crede. Si può dire "Signore, Signore!" senza rendere testimonianza; e si può rendere testimonianza pronunciando il Nome in una pratica di lotta condivisa con chi, quel Nome, non ha ritenuto di doverlo confessare.

Infine, il terzo elemento. Di fronte al martirio, non sempre le chiese si collocano dalla parte giusta, dalla parte del testimone. Non solo a motivo del loro silenzio, ma anche e proprio della loro complicità. Mentre Bonhoeffer era in prigione, le chiese tedesche ringraziavano Iddio per il fallimento dell’attentato a Hitler che egli aveva contribuito a preparare; chi ha ammazzato il vescovo Romero aveva amici nella gerarchia della chiesa del Salvador e anche più in alto. I martiri sono il dono di Dio alla chiesa, abbiamo detto, ma anche la sua critica, carica d’amore e per questo severissima. Celebrarli significa anche riflettere sulla testimonianza ecclesiale oggi: da che parte si sta nelle grandi e piccole sfide che dividono gli animi, anche nel nostro paese. Prendere partito: non un partito qualsiasi, certo (quelli sono persino troppi, come vediamo anche in questi giorni), bensì il partito di coloro con il quale Gesù, il Martire di Dio, si identifica.

Fulvio Ferrario, docente di teologia sistematica alla Facoltà valdese di teologia di Roma

Tratto da NEV - Notizie evangeliche del 9 aprile 2008


La questione protestante

Il tema della laicità dello Stato è prepotentemente entrato nel dibattito politico e tutto fa presagire che proseguirà anche dopo le elezioni di aprile. Mai come in questi mesi, infatti, la Conferenza episcopale italiana (CEI) ha agito come una vera e propria lobby politica, promuovendo e bocciando liste e candidati: benissimo Casini e la sua UDC; benino il Pdl ma deve impegnarsi di più per proporre candidati moralmente autorevoli e promuovere un’agenda più vicina alla dottrina sociale della chiesa cattolica; malissimo il Pd colpevole di avere raggiunto un accordo con i temibili radicali e di avere imbarcato il prof. Veronesi; bene Ferrara ma alla larga dalla sua lista corsara, salvo riparlarne dopo le elezioni e avendo contato i voti. E così via.
Oltre che sulle liste la CEI interviene anche sui programmi elettorali, insistendo con una campagna a martello sui temi della bioetica, dell’aborto, della pillola "del giorno dopo", dell’eutanasia, del testamento biologico.

E così, più per reazione che per intenzione, partiti e candidati parlano spesso di laicità. Molto più spesso di quanto non sia accaduto nei mesi scorsi. Bene, il variegato mondo protestante italiano non potrebbe che apprezzare il fatto che uno dei grandi fili rossi della migliore cultura liberale europea diventi tema di campagna elettorale.
Il tema della laicità è infatti nel DNA di una comunità protestante che ha sempre posto al centro della propria testimonianza l’idea che la fede è una libera scelta del credente, che non ammette interferenze e condizionamenti da parte dello Stato. La separazione tra la Chiesa e lo Stato, quindi, serve proprio a tutelare la libertà della scelta religiosa, il libero esercizio del culto, la libera professione del proprio credo. Al tempo stesso garantisce la possibilità della convivenza in società plurali nelle quali hanno gli stessi diritti coloro che credono, coloro che non credono e coloro che credono diversamente dalla maggioranza.

Tutto questo il protestantesimo italiano lo ha detto e vissuto negli anni delle persecuzioni religiose; in quelli dell’Italia liberale e del fascismo concordatario; del centrismo democristiano e dei referendum sul divorzio e l’aborto; lo ha ribadito negli anni della revisione del Concordato (1984) e della stipula delle prime Intese ai sensi dell’articolo 8 della Costituzione, così come - in tempi più recenti - quando l’Italia si è scoperta al tempo stesso più secolarizzata e pluralista.
Ogni volta che la Chiesa cattolica interferiva nelle decisioni politiche di una democrazia sovrana - pensiamo alle campagne referendarie, non ultima quella sulla fecondazione medicalmente assistita - il protestantesimo italiano ha suonato le campane della laicità. Al capezzale di Piergiorgio Welby come nelle manifestazioni per il riconoscimento delle coppie di fatto, nella difesa della 194 come nel sostegno alla ricerca scientifica sulle cellule embrionali.

Ebbene, nel dibattito sulla laicità di questi giorni di tutto questo non vi è alcuna traccia.
Nel vivace confronto elettorale di questi giorni si parla di laicità con i cattolici di Scienza e Vita e con i musulmani, con gli ebrei e con gli atei devoti, con i teodem e con i teocon, con le femministe e con i movimenti omosessuali. Ma non con i protestanti che restano fuori, in una sorta di conventio ad excludendum.
Perché? La risposta più ovvia è che non si fanno sentire, non sono abbastanza forti da levare la loro voce e da costruire efficaci lobby.
Pur riconoscendo qualche fondamento a questa motivazione - che però rimanderebbe a un’amara riflessione sul pluralismo informativo e la libertà di espressione nel nostro paese - essa non ci pare né sufficiente né adeguata a spiegare una così grave omissione culturale.

Chi in Italia si richiama a Lutero e Calvino, viene di fatto ignorato dal dibattito pubblico sulla laicità perché nel nostro paese esiste una "questione protestante", un nodo storico e culturale che si trascina da secoli. Come la "questione meridionale" o quella "cattolica". È il prodotto di una cultura tipica della Controriforma, trionfante in Italia, che ha negato la possibilità di pensare e vivere la fede cristiana fuori dal recinto dogmatico della tradizione cattolica. In questa prospettiva il protestantesimo non viene criticato, viene semplicemente ignorato e quindi nei fatti negato come interlocutore; al contrario il cattolicesimo viene elevato al rango di universalità cristiana, in grado di rappresentare l’intera comunità dei credenti in Gesù Cristo.
La "questione protestante" è quindi il frutto di un intreccio di arroganza confessionalistica, di ignoranza storica e teologica, di pregiudizio culturale e politico.

E questo spiega perché i protestanti restano fuori dai talk show televisivi e dai grandi dibattiti culturali di questi giorni: il loro problema sembra essere che, pur essendo cristiani come la maggioranza degli italiani, sono però portatori di un punto di vista teologicamente altro e distinto da quello cattolico. Al tempo stesso vicini nella fede in Cristo ma anche così irrimediabilmente distanti dalla tradizione cattolica, dalle adunate in San Pietro e dai devozionalismi di fronte alle statue dei santi. Cristiani ma laici, laici ma credenti. Nulla di strano in Francia, in Germania, in Olanda. Un’identità ovvia e perfettamente visibile negli Stati Uniti. Difficile da pensare in Italia. E così, nonostante tante parole sull’Europa, si finisce per ignorare quell’intreccio tra laicità e protestantesimo che ha costituito un tratto fondamentale della modernizzazione del continente. Eppure, ignorando il confronto con quella tradizione culturale e teologica, ogni discorso sulla laicità ha il fiato molto, molto corto.

Paolo Naso NEV - Notizie evangeliche del 27 febbraio 2008


Libertà religiosa. A 60 anni dalla Costituzione gli evangelici ne ricordano l’art. 8

Roma, Camera dei deputati 20 Febbraio 2008

In occasione dei sessant'anni della Costituzione repubblicana, la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) e l'Associazione internazionale per la difesa della libertà religiosa (AIDLR) promuovono il convegno “La libertà religiosa alla luce dell'articolo 8 della Costituzione”. L'iniziativa si colloca nel quadro delle celebrazioni del 17 febbraio, data che ricorda l'emancipazione riconosciuta ai valdesi da re Carlo Alberto nel 1848; al tempo stesso cade nel ventennale dell'Intesa che regolamenta i rapporti tra lo Stato italiano e l'Unione italiana delle chiese cristiane avventiste del settimo giorno (UICCA).
Al convegno, che avrà luogo il 20 febbraio presso la Camera dei Deputati, parteciperanno tra gli altri:

  • il presidente Oscar Luigi Scalfaro
  • gli onorevoli Valdo Spini e Mercedes Frias
  • il senatore Lucio Malan e il ministro Paolo Ferrero
  • Presente anche il pastore Daniele Benini, presidente della UICCA
  • Modererà Domenico Maselli, presidente della FCEI.

Negli anni, il 17 febbraio si è proposto e consolidato come una data simbolica del valore civile e democratico della libertà religiosa: da qui la proposta, fortemente appoggiata dalla FCEI e già posta all'attenzione del Parlamento, di istituirla come “Giornata della libertà di coscienza, di religione e di pensiero”.

In occasione del Convegno sarà inoltre presentato il volume “Uniti per l'Evangelo”, a cura di Gianni Long e Renato Maiocchi. Il testo, edito dalla Claudiana, raccoglie una serie di contributi relativi ai quarant'anni di attività della FCEI.

Sintesi :

Ad introdurre i lavori è stato il presidente dell’AIDLR, Daniele Benini, che è anche presidente della UICCA. Ha moderato Domenico Maselli, presidente della FCEI. L’intervento centrale è stato affidato al presidente Oscar Luigi Scalfaro, che in qualità di padre costituente, ha tracciato la genesi dell’art. 8 della Costituzione.

Scalfaro ha dichiarato di ricordare molto bene il dibattito sull’art. 8: "Si sentiva nell’aria la grandiosità del momento. Avevo 27 anni ed avevo appena superato il concorso da magistrato. La discussione intorno alla prima, assoluta, fondamentale libertà, quella di coscienza, era in mano soprattutto ai giovani". Per Oscar Luigi Scalfaro la libertà religiosa e di coscienza è quella che presuppone lo stato laico che a sua volta è condizione perché uno stato sia democratico.

A evidenziare i problemi attuali è stato il professor Marco Ventura, docente di diritto ecclesiastico dell’Università di Siena. Egli ha indicato "tre meccanismi bloccati" relativi all'applicazione dell'art. 8 della Costituzione: la legge sulla libertà religiosa, il cui percorso ha incontrato ostacoli politici ed ideologici; le 8 Intese firmate dal governo lo scorso 4 aprile e mai giunte in Parlamento; la Consulta islamica anch'essa oggetto di una impasse che non sembra sbloccarsi. Queste difficoltà nascono da due questioni di base: l'interpretazione del testo costituzionale sulla "eguale libertà" di tutte le confessioni religiose e il legame, non da tutti riconosciuto, tra l'art. 8 e il principio di laicità dello Stato.

Francesco Margiotta Broglio, ordinario di relazioni tra stato e chiesa all’Università di Firenze, ricordando l’opera del giurista evangelico Giorgio Peyrot e dello storico Giorgio Spini "senza i quali non saremmo oggi a celebrare questi anniversari", ha ripercorso le tappe dai governi Craxi degli anni '80 ad oggi, dei tentativi, tutti senza successo, di giungere ad una legge sulla libertà religiosa che superi quella sui "culti ammessi" di epoca fascista.

Una legge, quella sulla libertà religiosa, la cui approvazione, ha con forza affermato il ministro Paolo Ferrero, avrebbe un impatto innovativo sulla società italiana. "Negli anni '80 – ha spiegato Paolo Ferrero -, le prime Intese rappresentavano il perfezionamento di una realtà in larga parte già presente nel Paese. Oggi, in un contesto sociale mutato, l'approvazione di una legge sulla libertà religiosa avrebbe una forte connotazione simbolica e culturale". Questa legge, secondo Paolo Ferrero, sarebbe, riprendendo la famosa frase di Cavour, uno snodo centrale per tornare "a fare gli italiani", cioè per ridefinire le relazioni di chi vive nell'Italia multiculturale di oggi e orientare il futuro della nostra società verso l'apertura e l'inclusione. "Le decisioni cruciali su cosa sarà l'Italia tra venti o trent'anni devono infatti essere prese oggi", ha concluso Paolo Ferrero. "Una legislatura si sta chiudendo, un’altra se ne aprirà.

Quali impegni l’aspettano nel campo di quel pluralismo religioso che solo uno stato consapevolmente laico può consentire? - si è chiesto l'on. Valdo Spini nel suo intervento - Innanzitutto la piena applicazione dell’articolo 8 della Costituzione, quello che afferma che i rapporti tra lo Stato italiano e le confessioni religiose diverse dalla cattolica sono regolate sulla base di Intese. Il tema non potrà non ripresentarsi nella prossima legislatura. Mi è sembrato allora giusto concludere questa legislatura presentando una proposta di legge per istituire una Giornata dedicata alla libertà di coscienza, di religione e di pensiero, comprendendo quindi credenti e non credenti, collocandola proprio il 17 febbraio, cioè nella data del primo atto di libertà religiosa nel nostro paese, appunto la concessione dei diritti civili ai valdesi" ha dichiarato Valdo Spini.

Tutti gli intervenuti si sono detti d'accordo sul progetto. Su questo tema è intervenuto il senatore Lucio Malan che ha dichiarato: "Concordo con l'importanza di una legge sulla libertà religiosa, un cui testo ho io stesso presentato al Senato durante questa legislatura, e sull'istituzione di una Giornata della libertà di religione. Questo è un tema che dovremmo imparare a considerare non solo nell'ambito della nostra realtà italiana, ma globalmente, pensando anche a quei paesi in cui essa è gravemente violata".

Presente anche l’on. Mercedes Frias, che ha espresso un saluto all'assemblea, e vari esponenti sia di comunità religiose – ebrei, musulmani, buddisti, baha'i – sia dell'associazionismo laico.

sintesi tratta da NEV - Notizie evangeliche del 20 febbraio 2008


ANTISEMITISMO Solidarietà delle chiese evangeliche alla comunità ebraica Roma

A seguito della recente recrudescenza in Italia di manifestazioni antisemitiche, il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), Domenico Maselli, in segno di solidarietà ha scritto oggi al presidente dell’Unione delle comunità ebraiche (UCEI), Renzo Gattegna, per esprimere la propria indignazione:"Sembra impossibile che, a 70 anni dalle deprecate leggi razziali, vi sia ancora qualcuno che osi negare le tragedie provocate dal razzismo e dall’intolleranza".

Nella sua lettera Maselli sottolinea la sincera e reciproca simpatia esistente tra la comunità evangelica italiana e quella ebraica dovuta anche alla "comune realtà di emarginazione e ghettizzazione". Facendo riferimento alle celebrazioni del 17 Febbraio (data che ricorda l'emancipazione riconosciuta ai valdesi da re Carlo Alberto nel 1848), il presidente FCEI osserva come proprio "in questi giorni ricordiamo i primi passi fatti dal nostro paese sulla strada della libertà religiosa nel 1848 ed auspichiamo che sia possibile fare nuovi progressi per godere di una piena libertà in uno Stato che sia autenticamente liberale, laico e democratico".

Fondamentale per Maselli l’apporto dato alla crescita democratica del nostro popolo dalle Amicizie Ebraico-Cristiane: "Credo che sia necessario che le nostre comunità cerchino sempre nuovi strumenti di collaborazione e di incontro".

Parole di solidarietà sono giunte anche dal pastore Mario Affuso, presidente della chiesa apostolica italiana di Firenze, al rabbino capo della comunità ebraica di Firenze, Joseph Levi.

NEV - 13 Febbraio 2008


LA DISINFORMAZIONE DEL TG2

 

Nel servizio mandato in onda per il 75° anniversario dell’ascesa di Adolf Hitler sono stati associati nazismo e Riforma protestante, omettendo che il partito cattolico di Franz Von Papen contribuì massicciamente all’ascesa di Hitler e che il suo Governo firmò un Concordato con il Vaticano. Il giornalista non riferisce di teologi protestanti quali Karl Barth o Dietrich Bonhoeffer, morto in un campo di concentramento per aver complottato contro Hitler, di Martin Niemoeller, pastore protestante della chiesa confessante anti-Nazista, che passò in un campo gli ultimi 7 anni del regime hitleriano.

La protesta del professor Fulvio Ferrario della Facoltà valdese di teologia

"Il fatto che il Suo telegiornale abbia colto la ricorrenza del settantacinquesimo anniversario della presa del potere da parte di Hitler come pretesto per un insulto gratuito nei confronti dei 'figli della Riforma' appare notevole persino rispetto agli standard di disinformazione e di bassa apologetica alla quale si è abituati nel nostro paese".

Con queste parole il teologo Fulvio Ferrario, professore della Facoltà valdese di teologia di Roma, in una lettera indirizzata al direttore del TG2 Mauro Mazza, ha espresso un giudizio negativo sul servizio andato in onda il 30 gennaio sera nell’edizione delle 20.30 del TG2, sull’ascesa di Adolf Hitler.

Il servizio, a firma di Tommaso Ricci, incentrato sul 75esimo anniversario della presa del potere da parte di Hitler il 30 gennaio 1933, si concentrava sul tema del rapporto tra chiese e nazionalsocialismo e, dopo aver segnalato due pubblicazioni recenti, presentava una statistica dalla quale emergerebbe che il successo del partito hitleriano è stato molto più alto nelle regioni a maggioranza protestante rispetto a quelle a maggioranza cattolica.

Fulvio Ferrario, nella sua missiva inviata al direttore Mazza, tiene a precisare che:

"Il servizio non dice che in occasione delle elezioni tedesche del ’33 era assai più rappresentato il partito cattolico di Franz von Papen, il quale non era un martire della Resistenza, bensì il vicecancelliere del successivo governo Hitler. Già il 20 luglio 1933 tale governo firmerà il Concordato col Vaticano, il che contribuirà a rafforzarlo. Anche questo è omesso da Ricci. Egli ci dice invece, chiudendo il servizio, che il potere sarebbe stato offerto a Hitler 'su un piatto d’argento' dai 'figli della Riforma' che, per fortuna, suggerisce la prosa del giornalista, l’Italia non ha conosciuto: il che peraltro, osservo, non le ha risparmiato il fascismo, anch’esso legato al Vaticano da un Concordato".

Tratto dal comunicato stampa NEV - Notizie evangeliche del 31 gennaio 2008


Il papa, "La Sapienza" e la laicità asfittica del nostro paese

di Daniele Garrone, decano della Facoltà valdese di teologia

Di fronte a quello che sta succedendo a seguito dell’invito rivolto al Papa a presiedere l’apertura dell’anno accademico all’Università La Sapienza di Roma, mi viene in mente solo il vecchio adagio di Gino Bartali: "Tutto sbagliato, tutto da rifare". Purtroppo, nulla si può rifare e si rimane attoniti spettatori dell’ennesimo colpo inferto, da ogni parte, alla asfittica laicità del nostro paese. Le critiche all’iniziativa del rettore vengono - da destra e sinistra, da cattolici militanti e da chierichetti atei - stigmatizzate come violazione della libertà di parola. Tutti - compresi gli ex fascisti e gli ex-comunisti, dunque gli eredi delle culture non liberali - diventano profeti di liberalismo.
Ritenere non opportuno un invito a tenere un discorso è cosa diversa dall’impedire a qualcuno di esprimere le proprie opinioni.

Il Papa non è un semplice accademico che sostiene tesi controverse o formula ipotesi non condivise da pochi o da molti. Il Papa parla di valori non negoziabili, non formula ipotesi; pretende di esplicitare la verità; si pronuncia non come esponente di una delle varie religioni e confessioni presenti sulla agorà, ma come esperto di umanità in grado di indicare i fondamenti dello Stato e i criteri di una corretta laicità. Il Papa pretende di sapere per tutti noi come si debbano rettamente coniugare fede e ragione. Se vogliamo, il Papa è anche l’ultimo sovrano assoluto per diritto divino. Benedetto XVI bolla la ricerca del pensiero scientifico e filosofico della modernità “post-cristiana” come dittatura del relativismo. Cioè pronuncia una drastica censura nei confronti di quello che è lo spirito della ricerca libera e senza presupposti che spero presieda all’insegnamento nelle nostre università. Benedetto XVI persegue, con grande intelligenza, una strategia di rimonta nei confronti della società laica e pluralista.

Tutto questo andava ricordato nel momento in cui lo si invitava. Si doveva sapere che il Papa non viene a discutere o a confrontarsi, ma viene per essere ascoltato con reverenza ed eventualmente accolto con una genuflessione. Si doveva sapere che era legittimo dissentire dall’invito, non perché si è oscurantisti ma perché non si può né si vuole riconoscere la pretesa che egli statutariamente e quindi inevitabilmente porta con sé. Per queste ragioni io non l’avrei invitato a presiedere l’apertura dell’anno accademico. Lo inviterei però, domani stesso, a partecipare come uno dei relatori ad un dies academicus: si darebbe un bellissimo esempio di cosa può essere una università libera e laica e veramente plurale. Perché - sebbene gli italiani, in primis gli atei devoti, di destra come di sinistra, non lo sappiano - qualunque “capo religioso”, persino il Papa, nella democrazia discorsiva è “uno dei relatori”. Nulla di meno - e va detto con forza e io lo faccio con assoluta convinzione - ma neanche nulla di più.

Una volta che l’invito - inopportuno a mio avviso - era stato rivolto, il Papa doveva parlare. Il dissenso era legittimo; se il dissenso poneva problemi di ordine pubblico - in una università il dissenso si esprime con il dibattito delle idee e con un po’ di humour - essi dovevano essere risolti come ogni altro problema di ordine pubblico. Nessuno, tuttavia, può essere posto al riparo dal dissenso che si manifesta nelle forme legittime. Tra l’altro, giova ricordare che Gesù si espose sulla pubblica piazza, senza aver prima negoziato con l’autorità le condizioni consone alla sua visita. Anzi parlò senza essere invitato. Ci pensino quelli che nel Papa ravvisano il Vicario e che oggi vedono in lui la vittima di un sopruso.

Chi pensava che Benedetto XVI fosse meno capace di “comunicare” del suo predecessore, ha oggi una bella smentita. Non andando alla Sapienza, il Papa diventa una vittima dell’intolleranza laica, la nuova inquisizione lo sta portando al rogo. Bisogna vegliare per lui. Me lo si lasci dire, visto che i miei antenati di inquisizione ne sapevano qualcosa: quando c’è l’inquisizione non si tratta di qualche sberleffo o magari di qualche insulto in mezzo ad un folla compunta e persino adorante.

Per giorni non si parlerà d’altro. E anche senza questo incidente, ogni giorno, dalla mattina alla sera, le televisioni italiane (l’Europa e il mondo sono un’altra cosa) parlano del Papa e dei suoi moniti e dei suoi rimbrotti e dei suoi non possumus che vogliono dire “non dovete”. Ora tutti faranno a gara per riparare, per scusarsi, per far vedere che - per quanto atei - si sa dare alla chiesa e al papa il dovuto riconoscimento. Per fortuna le occasioni non mancheranno: c’è una legge sulla libertà religiosa da lasciar sepolta; la 194 da rivedere; il riconoscimento delle unioni civili da non prendere neppure in considerazione; la vita da tutelare. Forse si potrebbe anche porre qualche limite alla diffusione dei contraccettivi. E poi siamo italiani, la fantasia non ci manca, sapremo come farci perdonare. D’altronde, se non abbiamo avuto Lutero, Kant e Jefferson non è colpa nostra.

Tratto da NEV - Notizie evangeliche del 16 gennaio 2008


La laicità è anticlericale

Essere anticlericali non significa essere contro la chiesa di Roma ma contro le ingerenze religiose

«Passare dall’autonomia come rifiuto dell’ingerenza alla ricerca della convivenza tra diversi: è qui la nuova frontiera della laicità» ha detto Fausto Bertinotti in un’intervista a La Repubblica (29/11). Più che «nuova frontiera», questo è l’abc della laicità, come ripete da tempo il protestante Jean Baubérot, che ne è uno dei più autorevoli esperti, per il quale «la laicità è un vivere insieme su uno stesso territorio ed essa permette di fare società tra individui e gruppi differenti».

È stato così fin dall’inizio nel Paese che ha inventato il termine stesso di laicità. All’inizio, si trattava di permettere la convivenza tra cattolici, protestanti, ebrei e non credenti in un Paese che i papi chiamavano «figlia primogenita della Chiesa» e in cui i non cattolici non avevano diritto di cittadinanza. Per questo, la legge del 1905 istituì «la separazione tra le chiese e lo Stato»: proprio per impedire che una chiesa qualsiasi pretendesse di imporre i propri principi all’intera società, come vorrebbe fare oggi in Italia la Chiesa di Roma in nome del «bene comune».

La laicità infatti – dice ancora Baubérot – «è costituita da tre principi essenziali: a) il rispetto della libertà di coscienza e di culto; b) la lotta contro ogni dominio della religione sullo Stato e la società civile; c) l’uguaglianza delle religioni e delle convinzioni, compreso il diritto di non credere».

È quanto recita il primo articolo di quella legge: «La Repubblica assicura la libertà di coscienza. Essa garantisce il libero esercizio dei culti». Non dice che la religione viene relegata nel privato, come spesso si sostiene, ignorando sia la lettera sia lo spirito della legge.

Anche Bertinotti sembra condividere questo luogo comune quando dice che «non si può pretendere di rinchiudere la fede in un fatto unicamente privato». Non è questo il punto. Piuttosto, come diceva un altro protestante, Paul Ricœur, in una delle sue ultime interviste: «Il merito dell’Occidente [sta] nell’avere dissociato la sfera politica da quella religiosa, non per ricacciare quest’ultima nel privato bensì per collocarla in un pubblico non fornito di potere e posizione istituzionale». E lo diceva dopo aver affermato che c’è «un aspetto dell’America» che gli era «non solo estraneo ma addirittura insopportabile: il fondamentalismo protestante, che consiste nell’attribuire una specie di simbolismo biblico agli avvenimenti politici». E aggiungeva: «Bisogna liberare la politica da criteri che non le appartengono».

La Francia di 100 anni fa non era meno cattolica dell’Italia di oggi ma la cultura laica che poco alla volta si è affermata ha fatto sì che la Chiesa cattolica ha accettato di essere parte integrante, ma non egemone, di quella società civile che è lo spazio pubblico dove avviene la discussione sostanziata da specifiche argomentazioni.

In questo spazio – che non va confuso appunto con quello politico istituzionale dove i parlamentari, anche cattolici, prendono le decisioni in piena libertà di coscienza – la Chiesa di Roma può legittimamente intervenire, alla pari con tutte le altre associazioni, sforzandosi – come dice Jürgen Habermas (cf. La Repubblica del 30/11), che però lo esige solo per la sfera istituzionale – di «tradurre laicamente» le proprie argomentazioni in modo da renderle comprensibili a tutti. Se invece si ostina ad affermare fondamentalisticamente che certe questioni etiche sono «non negoziabili», si taglia fuori ipso facto dalla laica «convivenza tra diversi». Infatti, contrariamente a quanto ha detto la senatrice teodem Paola Binetti dopo la bocciatura a grande maggioranza dell’emendamento alla Finanziaria che chiedeva l’abrogazione dell’esenzione Ici sugli immobili di proprietà della Chiesa che svolgono un’attività commerciale («Questa compattezza è il segnale che nel Partito Democratico la cifra della laicità non sarà quella dell’anticlericalismo bensì della ragione, che vuol difendere le attività che servono al bene comune senza fare battaglie ideologiche»), l’anticlericalismo non va confuso con un atteggiamento anticattolico o antireligioso. La laicità ha sempre avuto un carattere anticlericale in quanto è stata e sarà sempre una «sana» reazione contro qualsiasi tipo di clericalismo, sia quello delle gerarchie cattoliche sia quello di chiunque pretenda di imporre la propria visione alla società e allo Stato.

Jean-Jacques Peyronel Riforma del 21 dicembre 2007


L'assenza delle Chiese Evangeliche fiorentine all'XI meeting sui diritti umani organizzato dalla Regione Toscana e dedicato alla libertÀ religiosa

 

Stimatissimi Membri e Collaboratori della Consulta Regionale, Vi trasmettiamo questa nostra presa di posizione, sperando nella Vostra comprensione per le ragioni della nostra assenza.

Gent.mo Assessore Toschi,

Le scriviamo in merito al XI meeting sui diritti umani organizzato dalla Regione Toscana e dedicato alla libertà religiosa. Come ognuno di noi ha già avuto occasione di fare sia personalmente sia a nome delle comunità di fede che rappresentiamo, le rinnoviamo il nostro più vivo apprezzamento per questa iniziativa e il nostro sostegno personale e comunitario, nonché i migliori auguri per una proficua riuscita. Teniamo tuttavia ad esprimerle il nostro dispiacere per la mancanza di una voce dal mondo evangelico nel pur ricco programma dell’11 dicembre p.v.

Ormai siamo abituati a vedere la confessione cattolica chiamata come unica rappresentate del Cristianesimo nei confronti tra le religioni monoteistiche, con la consueta omissione delle componenti evangelica ed ortodossa. Ci colpisce però che questo avvenga anche nell’ambito di una manifestazione sulla libertà religiosa e nel momento in cui è in funzione nella Regione Toscana una consulta per il dialogo interreligioso a cui partecipano una grande pluralità di confessioni e movimenti.

Riteniamo che una discussione sul tema della libertà religiosa in Italia dovrebbe includere anche, e forse soprattutto, le confessioni cristiane di minoranza, di cui la componente evangelica per storia religiosa e tradizione e culturale non è certamente parte ininfluente, non fosse altro per quella data del 17 febbraio 1848, l’emancipazione dei valdesi, momento di partenza di un lungo cammino verso l’effettivo godimento del diritto di libertà religiosa nella nostra amata Italia, e per il fatto che ben 5 delle 6 intese sin qui trasformate in legge in adempimento dell’articolo 8, comma 3, della Costituzione, riguardino confessioni evangeliche.

Per i motivi sopraindicati abbiamo convenuto di non partecipare al XI meeting sui diritti umani organizzato dalla Regione Toscana e dedicato alla libertà religiosa.

Siamo certi che Lei comprenderà le ragioni della nostra assenza ma anche lo spirito costruttivo con cui le abbiamo espresso questo nostro pensiero, che non muta in nulla il nostro giudizio estremamente positivo nei confronti dell’iniziativa, degli organizzatori e suoi in particolare. Cordialmente

Per il Consiglio dei pastori di Firenze:

Past. Giuliano Giorgi, presidente Chiesa apostolica in Italia
Past. Pawel Gajewski Chiesa evangelica valdese
Eliseo Longo Chiesa Cristiana dei Fratelli
Dr. Tiziano Rimoldi Chiesa Cristiana Avventista

Leggi anche il commento di Roberto Davide Papini (PDF) pubblicato sulla Nazione del 9 Dicembre.



Ferma l’attuazione della Costituzione nei rapporti stato-chiese

di Valdo Spini

Sono le otto intese firmate appunto il 4 aprile dal Governo Prodi. Alcune di grande rilievo. Si tratta di intese già firmate dai governi precedenti, che venivano ripresentate alla firma della Presidenza del Consiglio, previo eventuale aggiornamento del testo, ove necessario. Queste otto intese non sono però ancora state a tuttoggi presentate dal Governo stesso alla prescritta approvazione del Parlamento nella  forma di disegni di legge. Sono rimaste cioè a Palazzo Chigi. Si riferisce che vi sono problemi di copertura. Speriamo che per risolverli non si aspetti l’approvazione della finanziaria, perché altrimenti, a parte le turbolenze politiche, su andrebbe al 2008, e, più passa il tempo, più le cose si fanno difficili. Questo per quanto riguarda l’attuazione dell’art. 8 della Costituzione.

 

Confessione religiosa

Data firma intesa

Tavola Valdese (modifica)

4 aprile 2007

Unione delle Chiese Cristiane Avventiste del 7° giorno(modifica)

4 aprile 2007

Chiesa Apostolica in Italia

4 aprile 2007

Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni

4 aprile 2007

Congregazione cristiana dei testimoni di Geova

4 aprile 2007

Sacra Arcidiocesi d'Italia ed Esarcato per l'Europa meridionale

4 aprile 2007

Unione Buddista italiana (UBI)

4 aprile 2007

Unione Induista Italiana

4 aprile 2007

 

 

Per quanto attiene invece all’approvazione di una legge generale sulla libertà religiosa (impegno prima di Domenico Maselli e, successivamente, di chi scrive), per l’ applicazione della Costituzione verso tutte le confessioni  che non hanno né intese, né concordato, col relativo superamento della legislazione sui culti ammessi, siamo di nuovo fermi. Dopo che, il 4 luglio scorso, il relatore, l’onorevole Zaccaria, ha predisposto e fatto approvare come testo base il suo testo “unificato”, si è svolto un secondo ciclo di audizioni delle confessioni religiose interessate. Esso ha visto una posizione più critica della Conferenza Episcopale Italiana cattolica, rispetto a quella che si era verificata sui testi di partenza, probabilmente da attribuire alla  esplicita menzione del principio di laicità dello stato che Zaccaria ha introdotto nel suo testo. Ha detto infatti il segretario della CEI, mons. Betori nella sua audizione del 16 luglio: “suscita anzitutto sorpresa e contrarietà l'introduzione del principio di laicità, addirittura quale fondamento della legge sulla libertà religiosa, e la correlata disposizione secondo cui a tale principio è data attuazione nelle leggi della Repubblica (come reca l'articolo 1, comma 2, del testo base).”(Si ricorderà che il principio della laicità dello stato è stato affermato in una sentenza della Corte Costituzionale).

Di fatto sono stati poi presentati un migliaio (!) circa di emendamenti, in prevalenza dalle opposizioni di centro-destra e tutto si è fermato. Il governo, si ricorderà, aveva parlato di presentare un suo testo, ma poi non se ne è fatto di niente, probabilmente, perché, essendosi ormai avviato il cammino della legge, si è riservato di intervenire eventualmente con emendamenti durante il cammino parlamentare. Il tema è di grande rilievo etico ed è poi particolarmente scottante, ma anche urgente, perché darebbe una disciplina generale ai rapporti col mondo musulmano.

Come si vede la stessa politica di attuazione della Costituzione nel campo dei rapporti stato-chiese segna il passo. Di fatto la maggioranza di centro-sinistra, aldilà delle buone intenzioni, non si sta mostrando decisa e compatta negli obiettivi e negli strumenti per conseguirli. Un anno di legislatura è abbondantemente passato senza che le iniziative prese si siano concretizzate  in leggi approvate.

Questi temi erano peraltro abbondantemente compresi nel programma dell’unione. Si può quindi chiedere al governo e alla sua maggioranza di svegliarsi? Credo proprio di sì. È un invito valido in tutti i casi. Se il governo dovesse malauguratamente cadere è bene che abbia fatto quello che deve fare ed avere quindi le sue carte in regola in questa delicata materia. Se invece, come personalmente mi auguro, il governo e la legislatura andranno avanti, si sarà in grado di  portare effettivamente all’approvazione questi determinanti e significativi impegni e per dimostrare che lo stato italiano non rinuncia ad attuare la Costituzione nei apporti tra stato e chiese e quindi ad affermare la sua autonomia.

Nel frattempo, in sede di discussione del decreto finanziario al senato, è avvenuto che un emendamento presentato dai senatori della neonata Costituente Socialista, per la destinazione ad un piano di edilizia popolare di mezzo miliardo attinto dalla quota dell’8 per mille non attribuito ad alcuna confessione religiosa, sia stato dichiarato pudicamente inammissibile e quindi non sottoposto a votazione. È proprio vero che se lo stato si fa pecora, lupo se lo mangia!

In tale contesto, la presentazione, prima del prossimo17 febbraio, di una proposta di legge per trasformare questa ricorrenza in giornata nazionale per la libertà di religione e di coscienza si conferma quanto mai opportuna.

Tratto da Diaspora Dicembre 2007

 

Roma, 5 dicembre 2007 (NEV-CS107)

"Finalmente il governo si è preso l'impegno di trovare i fondi necessari per la copertura finanziaria dei disegni di legge sulle otto Intese - due modifiche e sei nuove - firmate lo scorso 4 aprile dalla Presidenza del Consiglio".
Lo ha dichiarato l'on. Valdo Spini (gruppo misto), valdese, al termine della sua interpellanza svoltasi oggi alla Camera dei Deputati. Spini, tuttavia, si è detto solo parzialmente soddisfatto e ha invitato il governo, nel caso chiedesse la fiducia sulla legge finanziaria per l’anno 2008, di stare bene attento a che nel testo sia trascritto questo preciso impegno".
Le bozze d'Intesa già approvate dal Consiglio dei ministri riguardano: la Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova, la Chiesa Apostolica in Italia, la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni, la Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia, l'Unione induista italiana e l'Unione buddista italiana. Inoltre ci sono due modifiche a Intese già esistenti che riguardano la Chiesa evangelica valdese (Unione delle chiese metodiste e valdesi), che consentirà di accedere anche alle quote non espresse dai contribuenti dell’otto per mille dell’Irpef, e l'Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste, per il riconoscimento dei titoli di studio rilasciati dall'Istituto di cultura biblica avventista di Firenze.
Spini si è detto "sorpreso" del fatto che le Intese con le suddette confessioni religiose, pur firmate otto mesi fa, non siano ancora state tradotte in disegni di legge, come invece stabilito a norma dell'art. 8 della Costituzione italiana.
Ad assicurare la copertura finanziaria necessaria ai disegni di legge è stata Rosa Rinaldi, sottosegretaria al Ministero del lavoro e della previdenza sociale, precisando che sono state reperite le risorse in un fondo di accantonamento per la finanziaria 2008, e che subito dopo la sua approvazione sarà possibile riprendere l'iter parlamentare delle Intese già siglate.


Preti celibi e pastori sposati: una riflessione protestante sul celibato ecclesiastico

Editoriale del pastore Luca Baratto pubblicato sul numero 46 di NEV-Notizie evangeliche. L'autore, curatore del programma di Radiouno “Culto Evangelico”, prendendo spunto dalle ultime dichiarazioni del cardinale Roger Etchegaray, riflette sul celibato ecclesiastico e spiega i motivi che hanno spinto la Riforma protestante del XVI secolo ad abbandonare tale pratica. Con una domanda finale sulla compatibilità o meno tra l'attuale concezione cattolica del sacerdozio ordinato e l'abolizione del celibato dei preti.

Le parole del cardinale Roger Etchegaray sulla possibilità di ordinare dei preti sposati riaprono, a poco più di un anno dalle analoghe affermazioni del cardinale Hummes, la questione più ampia del celibato ecclesiastico. Un dibattito che, da un lato, seguo sentendomi un osservatore esterno, perché l'argomento riguarda una chiesa alla quale non appartengo; dall'altro, rievoca uno dei termini della polemica confessionale tra cattolici e protestanti.

Da ragazzo (non molti anni fa), ho ancora fatto in tempo ad avere tra le mani quei pessimi libelli polemici che riducevano l'intera esperienza di Martin Lutero al suo matrimonio con Katharina von Bora: come a suggerire che la protesta del monaco tedesco fosse nata dalla sua bramosia sessuale. Altri tempi, altri libri, altri autori. Oggi la figura di un pastore protestante sposato non fa scalpore, mentre a fare notizia è anche la più debole affermazione sul celibato dei preti.

Il celibato ecclesiastico non nasce con il cristianesimo ma si sviluppa al suo interno come regola della chiesa cristiana occidentale. Una disciplina dalla quale la Riforma protestante del XVI secolo decise di allontanarsi, soprattutto per due motivi.

Il primo ha a che fare con la testimonianza biblica, sulla cui autorità il protestantesimo ha inteso riformare la chiesa. Secondo la testimonianza delle Scritture il celibato, infatti, non è un valore. Nell'Antico Testamento il matrimonio è un dono che riguarda tutto il popolo di Dio: ci sono sacerdoti, mogli di sacerdoti e, soprattutto, figli e figlie di sacerdoti: la più grande delle benedizioni è infatti avere una progenie a cui testimoniare le grandi cose che il Signore ha fatto. Nel Nuovo Testamento vengono citate le mogli degli apostoli (1 Corinzi 9:5) e dei vescovi (Tito 1:5-7) che, è specificato, per la loro reputazione è meglio che abbiano una sola sposa (1 Timoteo 3:1-6). Insomma, l'imposizione del celibato non trova fondamento nella testimonianza biblica.

C'è però una seconda e più ampia ragione che ha spinto i Riformatori ad ammettere il matrimonio dei pastori: una diversa valutazione del mondo secolare. La vocazione cristiana secondo il protestantesimo può essere vissuta soltanto nel mondo secolare: non esistono né luoghi appartati come i monasteri, né condizioni particolari come il sacerdozio, nei quali vivere una fedeltà maggiore di quella che ti consente la vita di tutti i giorni. Per questo la Riforma chiuse i primi e abolì, con l'idea del sacerdozio universale, la distinzione tra clero e laicato.

Un pastore si distingue dai membri di chiesa per i doni ricevuti dal Signore, per la preparazione teologica che ha, ma è un laico come tutti gli altri che è chiamato ad esprimere la sua vocazione nella vita di tutti i giorni, accompagnando la sua comunità, e condividendo con essa tutti quei doni che il Signore elargisce: tra questi, il matrimonio, con le responsabilità che esso comporta – la famiglia. In positivo, l'avere famiglia ha sicuramente contribuito a radicare la predicazione dei pastori tanto nelle Scritture quanto nell'esperienza e nei problemi quotidiani; a comprendere la sessualità in termini più positivi; a seguire la complessità dei cambiamenti della società, i diritti di uomini e donne nella società e nella chiesa, tanto che oggi non ci sono solo i pastori e le loro mogli, ma anche le pastore con i loro mariti.

E' per questa visione delle cose che, nella discussione sul celibato ecclesiastico, non posso non provare simpatia per i preti sposati e quanti vivono con dolore il conflitto tra la propria vocazione al servizio del Signore e quella a formarsi una famiglia. Certo mi rendo anche conto che parlare di celibato ecclesiastico apre anche questioni che non si risolvono nell'ambito delle scelte personali o nelle leggi, sempre emendabili, della chiesa cattolica. In campo c'è anche la discussione sul concetto di sacerdozio ordinato che nei rapporti tra cattolici e protestanti è la questione delle questioni. Tanto che la domanda cruciale – che non è retorica perché sono realmente interessato ad una risposta qualificata – mi sembra questa: se l'abolizione del celibato ecclesiastico sia compatibile con l'attuale concezione del sacerdozio ordinato. Forse una risposta a questo quesito ci potrebbe dare l'idea di quanto tempo dovrà passare perché un prete sposato possa ritrovare il suo posto nella chiesa di Roma.

pastore Luca Baratto


Cristiani perseguitati

di Giuseppe Platone, direttore del settimanale Riforma

Tra poco s’inaugura a Torino (22-24 ottobre) la «Fiera internazionale dei diritti e delle pari opportunità». Quindi per tre giorni, in Italia, si concentrerà il dibattito internazionale sui diritti per il superamento di tutte le forme di discriminazione indicate dall’Unione europea e basate sul genere, l’orientamento sessuale, l’origine etnica, la religione e le convinzioni personali, l’età e le disabilità.

La nostra Commissione sinodale per la diaconia sarà presente a questo importante evento denominato Melting Box con un proprio stand, materiale di informazione e disponibilità al dialogo in una manifestazione che valorizza le differenze. Uno dei dibattiti preliminari alla stessa Fiera dei diritti ha affrontato il tema della persecuzione dei cristiani nel mondo.

Un confronto che ha preceduto di poco l’assassinio a Gaza di Rami Ayyad, giovane evangelico battista, gestore della libreria della Società biblica palestinese: un delitto che ci rende attenti al problema della persecuzione contro le minoranze religiose.

I dati internazionali sono preoccupanti. In molte regioni dell’Asia si registrano gravissime violazioni nei confronti della libertà religiosa. In India, per fare un solo esempio, l’attività missionaria cristiana è oggetto di violenza sistematica che giunge sino all’omicidio, come nel caso del sacerdote cattolico don Agnos Bara e del pastore protestante Gilbert Raj. Anche in Cina le direttive del Partito impongono la carcerazione per cattolici e protestanti non sottomessi allo Stato, mentre continuano a funzionare a pieno ritmo i campi di concentramento e di tortura per Falun Gong e induisti tibetani (fonte: Asia News). L’Algeria nel 2006 ha approvato una legge che punisce le conversioni all’Islam. In Iraq i cristiani sono il 4% della popolazione e costituiscono – afferma il Consiglio ecumenico delle chiese – il 40% dei rifugiati.

La Fiera internazionale dei diritti ha impostato il dibattito sulla persecuzione dei cristiani sostenendo che «garantire la libertà religiosa è la condizione per far maturare democrazia e sviluppo economico». Il nostro giornale è stato invitato a tale confronto. Abbiamo accettato sia come cittadini – perché il superamento delle discriminazioni fondate sulle convinzioni religiose è uno degli ambiti di discriminazione sui quali l’Unione europea oggi ci invita a riflettere e agire – sia come credenti: perché dialogo, confronto, parità nella reciprocità, stabilire ponti è costitutivo dell’ethos protestante.

Ma ci pare altrettanto giusto osservare che, proprio perché siamo contrari a ogni forma di discriminazione sul piano religioso internazionale, urge far ordine anche in casa nostra. Nel maggio del 2002 Riforma pubblicava e commentava il «Disegno di legge sulla libertà religiosa». Cinque anni dopo quel disegno, ulteriormente migliorato, giace ancora nei cassetti del Parlamento. Si tratta di una proposta che sottolinea il carattere laico dello Stato e quello pubblico della scuola e prospetta un atteggiamento paritario dello stato nei confronti delle religioni.

La discriminazione tra maggioranza e minoranze religiose c’è anche qui. Meno drammatica che altrove ma altrettanto condizionante.

Quanti anni dovremo ancora aspettare?

Tratto da Riforma del 19 ottobre 2007


L’opposizione al regime militare della Birmania grazie ai monaci buddhisti dilaga.

Aung San Suu Kyi si ispira alla lotta non violenta di Gandhi e Martin Luther King.

Leggi l'articolo di Erberto F. Lo Bue su Riforma


"Dal Vaticano soffia uno spirito da Controriforma". Le gerarchie vaticane un "ostacolo all'unità dei cristiani"


Il Sinodo valdese e metodista riafferma il suo essere chiesa a tutti gli effetti e il suo instancabile impegno a favore del movimento ecumenico.

Il Sinodo delle chiese valdesi e metodiste, riunito dal 26 al 31 Agosto a Torre Pellice (TO) preoccupato per gli ultimi documenti vaticani, in particolare quelli riferiti alla reintroduzione della messa in latino di Pio V, anti-protestante nei suoi contenuti teologici, e alla riaffermazione della chiesa cattolica come unica ed autentica chiesa di Cristo, ha voluto invitare i propri membri di chiesa a non disertare il movimento ecumenico. Nonostante nei due recenti documenti vaticani soffi "uno spirito che è più quello della Controriforma che quello che animò il Concilio Vaticano II", l'impegno ecumenico va, secondo il Sinodo, rinnovato e intensificato.

Ecco il testo dell'ordine del giorno del 31 Agosto 2007

L'ODG SULL'ECUMENISMO

Noi membri componenti il Sinodo della Chiesa evangelica valdese, Unione delle Chiese metodiste e valdesi in Italia,

- considerando la situazione ecumenica creatasi a seguito del recente motu proprio intitolato Summorum Pontificum di Benedetto XVI che ha ridato spazio alla messa in latino secondo il messale romano di Pio V (1570), caratterizzato dalla negazione di tutto ciò che la Riforma aveva affermato sul piano del rinnovamento del culto pubblico cristiano, e del documento intitolato Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina della chiesa, datato 29 giugno 2007 dalla Congregazione per la Dottrina della fede nel quale, tra le altre cose, si afferma che l’unica Chiesa di Cristo "sussiste esclusivamente nella sola Chiesa Cattolica" romana e che le chiese nate dalla Riforma del XVI secolo "non possono, secondo la dottrina cattolica, essere chiamate chiese 'in senso proprio' ",

- constatando che in questi due documenti vaticani soffia uno spirito che è più quello della Controriforma che quello che animò il Concilio Vaticano II nelle sue spinte e decisioni riformatrici,

- ringraziamo Dio per avere chiamato le nostre chiese a esistere e a sussistere per servirlo e testimoniarlo, per aver messo nel nostro cuore la certezza di esser parte della Chiesa una, santa, cattolica, apostolica, nella quale Cristo per pura misericordia ci accoglie, giustifica e santifica, e per averci resi consapevoli che questa appartenenza dipende solo dalla Parola di Dio, cioè dalla promessa di Cristo che dice: "dovunque due o tre sono riuniti nel mio nome, quivi sono io in mezzo a loro" (Mat. 18,20);

- ringraziamo Dio per aver suscitato da più di un secolo il movimento ecumenico, che è stato e resta per noi una grande scuola di umiltà e fraternità vissuta, e per aver suscitato anche per le nostre chiese in Italia rapporti amichevoli e fraterni con tanti cattolici - singole persone, gruppi, movimenti, comunità, parrocchie - che costituiscono ormai una realtà, certo ancora minoritaria, ma tanto più preziosa, vissuta insieme nella condivisione degli aspetti fondamentali della fede cristiana, nell’ascolto comune della Parola di Dio e nella tensione verso una reciproca accoglienza alla Mensa del Signore;

- ringraziamo Dio per averci liberato da otto secoli come valdesi e da cinque come protestanti dalla sudditanza al Pontefice romano, che noi riconosciamo come fratello in Cristo, ma non come maestro di fede, tanto più dovendo constatare ancora una volta che il papato e la curia romana sono oggi, come già nel XVI secolo, un ostacolo all’unità cristiana;

- invitiamo le Chiese valdesi e metodiste a non disertare oggi il movimento ecumenico e a non ridurre il loro impegno ecumenico ma anzi ad intensificarlo e rinnovarlo dovunque sia possibile, manifestando nel contempo con serenità e fermezza questa nostra presa di posizione.



Credito scolastico e ora di religione "E' discriminazione"


Lo dice il Sinodo delle chiese valdesi e metdiste, riunito a Torre Pellice (TO) dal 26 al 31 agosto, a proposito della recente ordinanza ministeriale del ministro Fioroni.

Il Sinodo "denuncia la discriminazione" di cui sono oggetto gli studenti delle scuole superiori che non si avvalgono dell'insegnamento della religione cattolica (IRC). La denuncia è da imputarsi alla recente ordinanza del ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni, la quale attribuisce il "credito scolastico" agli studenti che seguono l’ora di religione cattolica anche in sede di scrutini finali e quindi sul voto di diploma di maturità.

Per il Sinodo si tratta di un "sistema premiale" volto a fronteggiare il "drastico calo" nella scelta di avvalersi dell'IRC: una "misura discriminatoria nei confronti degli studenti che scelgono di non avvalersi dell'IRC".

Il Sinodo ha inoltre ribadito "l'urgenza di istituire nella scuola di stato, e sotto la sua piena responsabilità, un insegnamento non confessionale del fatto religioso rivolto a tutti gli studenti".

Accogliendo la richiesta di sospensiva dei punti 13 e 14 dell'articolo 8 dell'ordinanza ministeriale 26 del 15 marzo 2007, presentata da numerose associazioni laiche e confessioni religiose, tra cui la Tavola valdese, il TAR del Lazio aveva stabilito che l'insegnamento della religione rimane "una materia extracurriculare" che non può concorrere a formare credito scolastico. "Sul piano didattico – si legge infatti nella sospensiva del TAR n. 2408/07 - l'insegnamento della religione non può, a nessun titolo, concorrere alla formazione del 'credito scolastico' di cui all'art. 11 del D.P.R. n. 323/1998, per gli esami di maturità, che darebbe postumamente luogo ad una disparità di trattamento con gli studenti che non seguono né l'insegnamento religioso e né usufruiscono di attività sostitutive". Il 29 maggio il ministro Fioroni faceva ricorso al Consiglio di Stato contro la suddetta sospensiva, ricorso che è stato prontamente accolto. Ora si attende il giudizio di terzo livello da parte della Corte di Cassazione.

A cura dell'Agenzia NEV - Notizie evangeliche del 30 agosto 2007



Libertà e del pluralismo religioso

Il tema della libertà e del pluralismo religioso è da tempo messo al centro dell'impegno della chiesa valdese e di molte chiese evangeliche.
La chiesa evangelica valdese di Firenze è sempre stata impegnata a promuovere e partecipare ad inziative ed incontri, di carattere culturale, sociale e religioso, aventi al centro il confronto non solo in ambito cristiano ma anche con il mondo ebraico e quello islamico (incontri interreligiosi in Via Spaventa, Consulta per il dialogo interreligioso e la pace tra le culture, promossa dalla Regione Toscana, Conferenza permanente per il dialogo tra le confessioni religiose promossa dalla commissione cultura del Comune di Firenze, Amcizia ebraico-cristiana, settimana di preghiera per l'unità dei cristiani) vedi Ecumenismo .


Si tratta di un tema che non ha confini e che, al di là dei pur importantissimi riferimenti generali, deve essere declinato e difeso soprattutto di fronte ai casi concreti. Testimonianza di questa sensibilità è la posizione espressa dall'assembla della chiesa attraverso l'ordine del giorno approvato lo scorso 21 Febbraio a fronte degli episodi di intolleranza verso la comunità islamica di Colle Val d’Elsa per la costruzione della Moschea.

L'attualità ci offre purtroppo un'occasione molto importante e simbolica per riflettere. Si tratta del caso di Mohamed Hegazi, un venticinquenne egiziano che si è convertito dall'Islam al cristianesimo e che rischia la morte perché vuole ufficializzare la sua scelta di fede. Al Azhar, massima autorità sunnita d'Egitto, lo ha definito ''apostata che merita di essere ucciso, tanto più per essersi vantato e felicitato di avere lasciato l'Islam facendosi fotografare con la moglie vicino al Vangelo''. Su questo caso si legga l'articolo di Magdi Allam pubblicato dal Corriere della Sera il 20 Agosto.

Occorre riaffermare con forza il diritto di ognuno e in ogni luogo di professare la sua fede religiosa non solo in Italia, ma anche nel resto del mondo compresi i paesi a maggioranza islamica. Dal mese di settembre, con la ripresa delle attività, sarà nostro impegno riprendere il confronto sui temi della libertà, del pluralismo religioso e della reciprocità nel rispetto dei diritti fondamentali di ogni essere umano.

Firenze, 22 Agosto 2007




Convegno
“Ripensando la laicità. Tra storia fede e diritto” 3 Luglio 2007 - Salone dei Dugento Palazzo Vecchio

Intervento di Gabriele De Cecco membro del concistoro della Chiesa Valdese di Firenze

Se prendiamo il significato di laicità come aspirazione dell'uomo a rendere autonomi il proprio pensiero e la propria attività dall'ingerenza dell'autorità religiosa, la questione che si pone per il cittadino è il problema politico dell'adeguatezza dello Stato. Dal punto di vista del credente si aggiunge la questione dell'adeguatezza dell'autorità religiosa.

Una questione che si fa difficile se l'autorità religiosa trova la sua ragion d'essere nella gestione del sacro, cioè di quella lontananza e quel mistero che permettono, a chi si sente dentro o comunque più vicino al recinto del sacro, il monopolio della interpretazione della volontà divina e dei fondamenti etici.

Dal punto di vista del Cristiano il problema sembrerebbe molto semplice (nonostante i pessimi esempi). Cristo è Dio che elimina le lontananze e si incarna, che annuncia la Grazia come alternativa alla costruzione delle torri di babele religiose, che delegittima il percorso stesso dell'autorità religiosa (la Legge è PER l'uomo), che non viene per i giusti né a rispondere alle domande religiose dei Farisei, che sceglie una Samaritana per annunciare la fine dei luoghi di culto certificati, che con la sua morte squarcia la cortina del tempio (quella tenda oltre la quale c'era il luogo sacro, del rapporto ravvicinato con Dio, riservato all'autorità religiosa).

Insomma, se Cristo è “la via, la verità e la vita”, è accaduto, per decisione di Dio (un Dio che si relaziona con l'uomo e cambia queste sue modalità di relazione), che la chiesa non può essere altro che comunità di uomini equidistanti da Dio. Questa chiesa non ha altri mediatori e capi che Cristo, non ha in tasca la verità, non ha nulla da imporre e nulla da chiedere. Questa chiesa non giudica, ma chiama a responsabilità. Questa chiesa sa che non da lei, ma dalla misericordia di Dio, deriva la dignità del pensiero e delle attività umane, fino alla possibilità che può essere loro donata di diventare “parabole” del Regno che viene (vedi il pensiero e l'azione del tutto autonomi e “laici” del buon samaritano).

Allora perché noi cristiani rischiamo così spesso di sentirci sotto un giogo che non c'è più? Soprattutto, viene da dire, perché questo giogo lo facciamo così spesso portare ad altri?

Ho intitolato il mio intervento “fede e coscienza falsificante” Dire “falsa coscienza” mi sembrava ad un tempo poter suonare troppo offensivo e rivelarsi invece troppo poco significativo. Quello che si insinua in noi, a detrimento della fede, è una coscienza della realtà che agisce per progressive falsificazioni. Non è falsa perché un “grande vecchio” ci manovra (o almeno non parliamo qui dei grandi vecchi che manovrano), non è falsa perché siamo disonesti (o almeno non parliamo qui dei disonesti). E' falsificante perché allontana e rende misteriosa la realtà, attraverso un processo di sacralizzazione, che ha aspetti attinenti la nostra psiche e la nostra organizzazione sociale. Difficile dire dove finisca l' uno e dove inizi l'alto di questi aspetti, e comunque è un altro discorso. Facile, invece, dire che si tratta di un succedaneo della “sacralizzazione” che non trova alcun fondamento biblico.

E siccome noi Protestanti saremmo nati per riportare ciascuno alla lettura diretta dei testi biblici (con scarsa fortuna in Italia, anche ora che la Bibbia riposa liberamente nelle mensole di ogni casa), chiudo leggendone uno che mi ha fatto spesso riflettere a proposito del tema che stiamo trattando.

Isaia capitolo 44, vv. 12-19. Si tratta del cosiddetto 2° Isaia, che risale a circa 2550 anni fa... e sembra scritto questa mattina nella cronaca politica di qualche giornale impertinente. (lettura)

Quello che trovo specifico di questo testo è il tentativo di riportare l'uomo dalla sacralizzazione falsificante alla coscienza laica della realtà (certo per poi proporre una fede, ma evidentemente, una fede che ha proprio bisogno di ripartire dalla riconquista dell' autonomia di pensiero e di azione! Direi della riconquista della dignità dell'uomo in quanto tale)

Nessuno ha conoscimento ed intelletto per riconoscere che si sta inchinando al prodotto del proprio lavoro, alla somma del proprio sapere, e aggiungo io... ai risultati sempre parziali e storici delle proprie costruzioni sociali, delle proprie riflessioni etiche (e religiose!), delle autorità di ogni genere che si è scelto o, più spesso, che gli hanno affibbiato... quando affaticato e spossato, non è riuscito a rientrare in se stesso (a riappropriarsi di se stesso) e si è prostrato per cercare una improbabile salvezza al di fuori di un percorso di dignità e liberazione.


Donna e società

Presentato a Roma dalla "Consulta giovanile per il pluralismo religioso" un documento contro ogni violenza e le immagini stereotipate nei media, per l’autodeterminazione e il superamento delle discriminazioni sul lavoro

"Donna e società" è il tema del primo documento della "Consulta giovanile per il pluralismo religioso e culturale", presentato a Roma, presso il Ministero per le politiche giovanili, alla presenza dei ministri Giuliano Amato, Giovanna Melandri e Barbara Pollastrini. In rappresentanza del mondo evangelico erano presenti Laura Casorio, segretaria esecutiva della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), Greetje Van der Veer, presidente della Federazione delle donne evangeliche in Italia (FDEI), e Dora Bognandi, dell'Unione italiana delle chiese cristiane avventiste del settimo giorno (UICCA).

La dichiarazione, che è divisa in tre parti ("Donne vittime della violenza", "Donne, famiglia, maternità e lavoro" e "Donne e immagine"), sostiene la lotta contro ogni forma di violenza verso le donne, il valore dell’autodeterminazione, il superamento delle discriminazioni sul lavoro e il rifiuto dell’immagine stereotipata della donna prevalente nei media.

A nome della Consulta hanno parlato Ilaria Valenzi, vice-segretaria della Federazione giovanile evangelica italiana (FGEI), e Osama Al Saghir, presidente dei Giovani musulmani d'Italia (GMI). Ilaria Valenzi ha sottolineato "la modalità partecipata di stesura della dichiarazione, che dà conto delle specificità di approccio religioso e culturale e del reciproco riconoscimento in dignità e autorevolezza dei personali vissuti. È necessario partire da un modello di cittadinanza solidale che valorizzi le diversità, da un modello di società inclusiva in cui prendersi cura dell’altro e dell’altra e dal sostegno alla progettualità delle donne, migranti e non, capace di sfidare la solitudine e il silenzio sociale".

Il ministro Giovanna Melandri ha espresso "soddisfazione e gratitudine" per questo primo risultato della Consulta e si è detta colpita "dall'entusiasmo e dall'amicizia nata tra i membri della Consulta, segno dell'ottimismo dei giovani e speranza per il nostro paese".

Il ministro Barbara Pollastrini ha sottoscritto il documento perché è "ispirato ai valori della nostra Costituzione, della Carta europea e del pensiero laico e liberale che mette al centro il valore della persona nella sua libertà e responsabilità". Rivolgendosi ai membri della Consulta, il ministro Giuliano Amato ha dichiarato: "Non è detto che il vostro lavoro riesca a raggiungere la cronaca, perché spesso questo è prerogativa di chi urla e propugna lo scontro di civiltà, ma noi speriamo in voi perché avete dimostrato che le religioni possono essere uno strumento di riconoscimento dei diritti della persona".

La "Consulta giovanile per il pluralismo religioso e culturale", istituita a gennaio presso il Ministero per le politiche giovanili e le attività sportive su iniziativa dei ministri Giuliano Amato e Giovanna Melandri, è composta da quindici giovani rappresentanti delle fedi cattolica, ortodossa, protestante, ebraica, musulmana e buddista Soka Gakkai. Il documento "Donna e società" sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Per ulteriori informazioni sulla Consulta e il testo della dichiarazione visita il sito del Ministro per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive.

Tratto dal comunicato NEV - Notizie evangeliche del 18 luglio 2007


26 Settembre 2007 incontro in ricordo di Loretta Montemaggi

Il Consiglio Regionale della Toscana in collaborazione con l'Istituto Gramsci Toscano

organizza un incontro per ricordare la figura di Loretta Montemaggi, esponente di spicco delle istituzioni e della società civile e politica della Toscana, scomparsa lo scorso gennaio .

Nel corso del convegno sarà anche annunciata ufficialmente l'istituzione del Premio Loretta Montemaggi (leggi il bando) per una ricerca inedita sui temi della laicità dello stato e dei diritti civili

Regioni, diritti, laicità dello Stato

Giornata in ricordo di Loretta Montemaggi

Mercoledì 26 settembre 2007, ore 15.30, Sala del Gonfalone Consiglio Regionale, Firenze, via Cavour 4

Programma:

Saluto

Riccardo Nencini Presidente del Consiglio regionale della Toscana

Introduce e coordina

Mario Caciagli Presidente Istituto Gramsci Toscano

Interventi:

Laura Balbo Università di Padova, Donne in politica, la fase che si apre: nuovi processi, resistenze, "effetto eco"

Elena Paciotti Presidente Fondazione Basso, Laicità e istituzioni

Giovanni Tarli Barbieri Università di Firenze, La regione 'motore' dell'innovazione istituzionale

partecipa all'incontro

l'on. Riccardo Migliori

Premio "Loretta Montemaggi"

Il Consiglio Regionale della Toscana, in collaborazione con il Gruppo Laicità e Diritti Civili dell’ Istituto Gramsci Toscano, ha bandito la prima edizione del Premio LorettaMontemaggiper ricordare l’impegno di Loretta Montemaggi, esponente di spicco delle istituzioni regionali e della società civile e politica della Toscana.

Il premio sarà attribuito ad una ricerca inedita con contenuto storico, giuridico, filosofico,sociologico su argomenti riguardanti la laicità dello stato ed i diritti civili nelle società contemporanee.
[scarica il bando in pdf]



LEGGE SULLA LIBERTA’ RELIGIOSA

“L’affermazione che la legge sulla libertà religiosa trova il suo fondamento nel principio di laicità dello Stato va sostenuta senza alcuna incertezza”. Lo ha dichiarato il pastore Domenico Maselli, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), al termine dell’audizione avvenuta questo pomeriggio presso la I Commissione affari costituzionali della Camera dei deputati sulla bozza di Testo unico per la libertà religiosa, presentata dal relatore on. Roberto Zaccaria. A differenza di quanto affermato questa mattina da mons. Giuseppe Betori, presidente della Conferenza episcopale italiana (CEI), che aveva espresso “sorpresa e contrarietà” per l’introduzione, al comma 2 dell’articolo 1 del Testo unico, del principio di laicità quale fondamento della normativa, Maselli ha ribadito come “solo uno Stato laico può garantire un’autentica libertà per tutte le comunità di fede. Per questo la laicità dello Stato è per noi evangelici garanzia fondamentale della stessa libertà religiosa”.

Più in generale, Maselli e gli altri rappresentanti evangelici presenti all’audizione hanno espresso un giudizio complessivamente positivo del Testo, “per certi aspetti migliore di quelli presentati nelle precedenti legislature dal governo”. “Si nota – ha precisato il presidente della FCEI - la volontà di deburocratizzare le norme per l’acquisizione dei vari diritti. Particolarmente positivo appare l’articolo 9 che riguarda le scuole pubbliche e paritarie e l’articolo 11 che prevede spazi adeguati di trasmissione per le singole confessioni nel servizio pubblico radiotelevisivo”.

Oltre a Maselli, che in quest’occasione rappresentava anche la Tavola valdese e il decanato della Chiesa evangelica luterana in Italia (CELI), erano presenti, da parte evangelica, Domenico Tomasetto per l’Unione cristiana evangelica battista d'Italia (UCEBI); Dora Bognandi per l'Unione italiana delle chiese cristiane avventiste del 7° giorno (UICCA); Roberto Giannini per la Chiesa apostolica in Italia; Felice Loria per le Assemblee di Dio in Italia (ADI).

Roma, 16 luglio 2007 Tratto da NEV - Notizie Evangeliche


Impallinare la libertà religiosa

di Giuseppe Platone

Appena approvato il nuovo testo sulla libertà religiosa è già squalificato dalla stampa cattolica

Mercoledì 4 luglio è stato adottato a maggioranza dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera il nuovo testo della proposta di legge sulla libertà religiosa. Soddisfazione è stata espressa da parte di Domenico Maselli, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), il quale ha affermato che si tratta di un testo abbastanza soddisfacente e senz’altro migliore di quelli presentati dai governi precedenti. L’on. Valdo Spini, attraverso il suo gruppo parlamentare, «Sinistra democratica per il socialismo europeo», ha chiesto che l’argomento della libertà religiosa venga calendarizzato nell’aula di Montecitorio per il prossimo settembre. Sul significato e sull’approvazione a maggioranza, da parte della Commissione affari costituzionali, del nuovo disegno di legge e sull’iter del provvedimento abbiamo chiesto a Spini un commento.

«Purtroppo, l’approvazione è avvenuta come si diceva a maggioranza, il che naturalmente non fa presagire un iter né facile, né semplice. Tra i nuovi punti del testo, vi è l’esplicita affermazione della laicità dello Stato, la proibizione di abbigliamenti religiosi che non consentano l’identificazione della persona, il tema della scuola e quello del servizio pubblico radio-televisivo. In questo senso il testo merita forte apprezzamento e, pur con la necessità di precisare meglio questo o quel punto, un netto sostegno. Ora in commissione Affari Costituzionali verrà dato un termine per la presentazione degli emendamenti e si procederà quindi all’approvazione formale, in sede referente, degli articoli del testo. Si può quindi presumere che nel luglio la Commissione terminerà i suoi lavori e che quindi la data di settembre per l’esame in aula risulti realistica.

La previsione che l’iter del provvedimento non sarà né facile né semplice, visto tra l’altro che al Senato la maggioranza è piuttosto precaria, credo che comporti – ha aggiunto Valdo Spini – anche a livello ecumenico una mobilitazione degli ambienti interessati dal punto di vista dell’informazione sul provvedimento e per la sottolineatura del suo grande significato etico e politico. La legge sulla libertà religiosa permetterebbe infatti il completamento dell’attuazione della Costituzione in materia di rapporti tra Stato e Chiese».

Intanto che cosa ne è della proposta di fare del 17 febbraio la «Giornata della libertà di coscienza, di religione, di pensiero»? «Il completamento dell’attività della Commissione affari costituzionali su questo punto sarebbe di buon auspicio sia temporale che di contenuto per la presentazione alla Camera – conclude Valdo Spini – di una proposta di legge per l’istituzione di una giornata nazionale per la libertà di coscienza e religione, che potrebbe proprio coincidere con il 17 febbraio, data della concessione dei diritti civili valdesi del 1848 e quindi in un certo senso del primo atto di pluralismo e di libertà religiosa della storia nazionale anche se pre-unitaria».

Varare una legge che finalmente sancisca il principio della libertà di religione quale diritto fondamentale della persona non sarà facile. Nel recente passato sono già state diffuse ad arte voci che questa legge sulla libertà promuoverebbe la poligamia o spaccherebbe l’unità nazionale. Sullo sfondo c’è il problema del riconoscimento delle realtà religiose islamiche. Ma proprio per questi (e altri) motivi non ultimo la continua erosione della capacità di tenuta laica delle istituzioni pubbliche urge una legge quadro sulla materia religiosa.

Parte del mondo cattolico giudica il nuovo testo squilibrato (Avvenire del 6/7). «Colpisce, prima di tutto – scrive M. Tarquinio – la singolare pretesa che emerge dall’articolo 1 nel quale si arriva addirittura a "fondare" il diritto di libertà religiosa sul "principio di laicità dello Stato". Un diritto costituzionale compiutamente affermato finirebbe così per dipendere da un’idea – la laicità – che è ben presente nella cultura politico–istituzionale italiana, ma che ora – a quanto si capisce – verrebbe fatta assurgere al rango di "sinonimo" del principio stesso di libertà. Sarebbe un passo di impressionante pesantezza». Per trovare la leggerezza dovremmo lasciare le cose così come stanno? Al solito: «Queta non movere». Ma appunto: «cui prodest?». Saprà il dibattito mantenere vivo il riferimento alla Costituzione o si lascerà condizionare da chi difende i propri privilegi chiamandoli «laicità»?

Tratto da Riforma del 13 luglio 2007


Libertà religiosa

Nell’ambito della discussione sul tema della libertà religiosa dei cristiani nel mondo, suscitata dalla manifestazione prevista per domani sera a Roma “Contro l’esodo e la persecuzione dei cristiani in Medio Oriente, per la libertà religiosa nel mondo”, il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), pastore Domenico Maselli, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Con riferimento alla lotta per la libertà religiosa dei cristiani nel mondo, la Federazione delle chiese evangeliche in Italia ricorda che da circa un anno ha presentato, insieme ad altre confessioni religiose e gruppi sociali, una proposta affinché venga fissata una giornata nazionale per la libertà religiosa in Italia e nel mondo. Crediamo infatti che si debbano combattere i pregiudizi e le intolleranze da qualsiasi parte sorgano e a vantaggio di tutti. Auspichiamo pertanto che questa proposta possa essere accolta in tempi brevi e contribuire al raggiungimento di una vera libertà religiosa in tutto il mondo”.

Roma, 3 luglio 2007 Tratto da NEV - Notizie Evangeliche

Manifestazione per i cristiani in Medio Oriente

A proposito della “Manifestazione nazionale contro l’esodo e la persecuzione dei cristiani in Medio Oriente, per la libertà religiosa nel mondo”, che si terrà a Roma mercoledì 4 luglio, riportiamo un messaggio del professor Daniele Garrone, decano della Facoltà valdese di teologia di Roma, inviato questa mattina al Forum “Noi e gli altri” di Magdi Allam sul sito web del Corriere della Sera:

“E’ vero, vi sono nel mondo cristiani discriminati, perseguitati e uccisi. E’ vero, questo problema è oggi particolarmente acuto nei paesi arabi e sotto regimi islamistici. Ma è anche vero che negli stessi contesti sono violati con la stessa pervicacia i diritti fondamentali degli omosessuali, delle donne, dei dissidenti, dei non credenti e l’antisemitismo viene diffuso con la stessa intensità che al tempo del nazismo. Non mi convince l’idea di isolare la libertà dei cristiani, tanto più in un momento in cui in Europa e negli USA cresce la tendenza ad invocare le radici cristiane contro il pluralismo e contro la laicità. Temo un clima da scontro di civiltà, mentre la vera questione è l’affermazione – certamente combattuta nei contesti sopra citati, ma non indiscussa neppure in Europa e negli USA - che la piena libertà religiosa richiede che nessuna opzione di fede e nessuna manifestazione di culto sia né favorita, anche poco, né discriminata; che il diritto a non professare alcuna religione sia altrettanto garantito, e che lo siano anche tutte le identità sessuali e ogni manifestazione del pensiero; che lo stato – che ovviamente deve essere democratico e costituzionale - sia insomma garante di libertà e di diritti e non portatore di un’etica. Chiarito questo, ‘Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici’ (Proverbi 31:8): oggi per i cristiani, domani per gli ebrei, dopodomani per gli omosessuali, doman l’altro per le donne, il giorno dopo per gli atei… oppure, meglio, oggi per tutti, perché la libertà è una e i diritti e la dignità sono gli stessi. Lo dico proprio come cristiano”.

Roma, 2 luglio 2007 Tratto da NEV - Notizie Evangeliche


Aggirare la Costituzione

di Renato Maiocchi

La vicenda innescata dal ministro Fioroni con il riconoscimento di un credito formativo agli studenti che si avvalgono dell’Insegnamento della religione cattolica (Irc) si è conclusa il 12 giugno come prevedibile: ancora una volta il Consiglio di Stato ha rovesciato una sentenza del Tar che aveva bocciato la disposizione del ministro. Prevedibile, perché si tratta di un film già visto negli anni 1985-87, quando il ministro del tempo stabilì l’obbligo per i non avvalentisi di frequentare un insegnamento alternativo; poi, quando la Corte Costituzionale, nel 1989, dichiarò che tale obbligo era in contrasto con la Costituzione, tornò alla carica, imponendo comunque il divieto per i «non avvalenti» di assentarsi dalla scuola. Anche allora il Tar bocciò la circolare del ministro ma il Consiglio di Stato la confermò. Fu necessario ricorrere nuovamente alla Corte Costituzionale, che nel 1991 riaffermò in modo inequivocabile il carattere di «non obbligo» dell’Irc – compreso il diritto di uscire dalla scuola – sconfessando radicalmente l’orientamento del Consiglio di Stato.

Confortati dalle sentenze della Corte, ci eravamo illusi che l’Irc fosse definitivamente considerata una semplice possibilità offerta agli studenti, in assenza di qualunque tipo di costrizione ma anche di qualunque tipo di vantaggio per chi se ne avvale. Evidentemente non abbiamo fatto i conti con la tenacia e la fantasia di chi da vent’anni continua a inventare marchingegni che in qualche modo, prima con la costrizione ora con le lusinghe, spingano gli studenti ad avvalersi dell’Irc.

Possiamo capire – non certo condividere – l’«accanimento terapeutico» della gerarchia cattolica la quale, convinta di possedere l’unica verità, e quindi la medicina per curare tutti i mali (i Dico, l’aborto, il testamento biologico, il relativismo etico ecc.) non si limita a proporla ma torna continuamente alla carica – negli ultimi tempi in maniera molto pesante – per ottenere che lo Stato somministri a tutti, volenti o nolenti, tale medicina. Non possiamo invece capire né tantomeno accettare che governi (ahimé, ormai è chiaro, di ogni colore), ministri e alte magistrature dello Stato siano disposti a mortificare fondamentali principi costituzionali in ossequio alla gerarchia cattolica.

Certo, c’è ancora anche questa volta il baluardo della Corte Costituzionale. Ma chi spinge verso questi tentativi di aggirare la Costituzione sa bene due cose: primo, che le battaglie per difendere i principi fondamentali sono lunghe e costose. Secondo, che nel contesto giurisdizionale italiano ci sono modi, perfettamente legittimi, per ottenere comunque qualche effetto. La sentenza del Consiglio di Stato è in questo senso esemplare: il Tar boccia la decisione del ministro, il ministro ricorre al Consiglio, questi sospende la sentenza del Tar (quindi il ministro può intanto liberamente procedere) e fissa la discussione di merito per il 12 giugno, cioè... dopo che gli scrutini sono già stati completati!

Credo che nel proclamare un evangelo che si propone e non si impone e nel difendere i principi della Costituzione dobbiamo dimostrare – insieme a tutte le forze genuinamente laiche – la stessa caparbia tenacia di chi tenta e ritenta di aggirarli.

Tratto da Riforma del 22 giugno 2007

Per il TAR l'IRC non da' crediti scolastici. E il Ministro ricorre al Consiglio di Stato


Lo scorso 23 maggio il TAR del Lazio sospendeva l’ordinanza del ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni che attribuiva il "credito scolastico" agli studenti che seguono l’ora di religione cattolica. Il 29 maggio il ministro Fioroni ha fatto ricorso al Consiglio di Stato contro la suddetta sospensiva. Nella serata il Presidente del Consiglio di Stato ha accolto la richiesta del ministro, fissando la Camera di Consiglio per il 12 giugno. Due giorni dopo il termine degli scrutini per gli esami di stato.
"Questa notizia lascia interdetti non solo per la rapidità dell’intervento, ma anche perché fissa la prima udienza del Consiglio di Stato per il 12 giugno, dunque oltre il termine previsto per gli scrutini – ha dichiarato Domenico Maselli, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) -. Siamo così di fronte al pratico annullamento dell’ordinanza del TAR che pure era giustificata da questioni di costituzionalità e dalla creazione di disparità degli studenti. La giustificazione del Ministro Fioroni secondo cui andrebbe premiata la buona volontà di chi ha fatto una materia suppletiva urta contro il fatto che non esiste in quasi nessuna scuola la possibilità di un’alternativa, e quindi non si tratta di buona o cattiva volontà, ma di libertà di coscienza nelle scelte".

Preoccupazione per l’atteggiamento del ministro Fioroni è giunta anche dalla pastora Maria Bonafede, moderatore della Tavola valdese, che ha dichiarato: "Da anni le nostre chiese rilevano come il carattere esplicitamente confessionale dell'insegnamento di religione cattolica (IRC) leda il carattere laico della scuola italiana; troviamo grave che a questo si aggiunga la discriminazione nei confronti degli studenti che non si avvalgono dell’IRC; troviamo gravissimo che il Ministero non abbia nessuna intenzione di comunicare ufficialmente l’ordinanza sospensiva del TAR".

Accogliendo la richiesta di sospensiva dei punti 13 e 14 dell'articolo 8 dell'ordinanza ministeriale 26 del 15 marzo 2007, presentata da numerose associazioni laiche e confessioni religiose, il TAR del Lazio aveva stabilito che l'insegnamento della religione rimane "una materia extracurriculare" che non può concorrere a formare credito scolastico. "Sul piano didattico – si legge infatti nella sospensiva del TAR n. 2408/2007 - l'insegnamento della religione non può, a nessun titolo, concorrere alla formazione del 'credito scolastico' di cui all'art. 11 del D.P.R. n. 323/1998, per gli esami di maturità, che darebbe postumamente luogo ad una disparità di trattamento con gli studenti che non seguono né l'insegnamento religioso e né usufruiscono di attività sostitutive". All’indomani della sentenza del TAR viva soddisfazione era stata espressa dal presidente della FCEI, pastore Domenico Maselli, da Nicola Pantaleo, presidente dell’Associazione "31 Ottobre per una scuola laica e pluralista", e in generale dal mondo evangelico.

Il ricorso con la richiesta di sospensione era stato presentato lo scorso 9 maggio al TAR del Lazio. Tra i firmatari, oltre alla FCEI, l’Associazione "31 ottobre per una scuola laica e pluralista" - promossa dagli evangelici italiani, la Tavola valdese, l'Unione cristiana evangelica battista d'Italia (UCEBI), la Chiesa evangelica luterana in Italia (CELI), l'Unione italiana delle chiese cristiane avventiste (UICCA), la Federazione delle chiese pentecostali (FCP), l'Alleanza evangelica italiana (AEI).
Il testo del ricorso e altre informazioni su www.comune.bologna.it/iperbole/coscost.

Tratto da NEV - Notizie evangeliche del 30 maggio 2007



Proteste per un'ordinanza del ministro Fioroni relativa IRC e crediti scolastici


Ha sollevato reazioni negative e proteste sia tra le associazione laiche che tra le confessioni religiose di minoranza l'ordinanza 26 del ministro Fioroni che, all'articolo 8 punto 13, prevede la partecipazione dei docenti dell'insegnamento dell'ora di religione cattolica (IRC) alle deliberazioni dei consigli di classe per l'attribuzione del credito scolastico. Gli studenti avvalentisi dell'IRC avrebbero così la possibilità di ricevere crediti aggiuntivi rispetto ai loro compagni non avvalentisi - è quanto denunciano, tra gli altri, le associazioni CRIBES, Democrazia laica e Scuola e costituzione.

Di questa opinione è anche il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), pastore Domenico Maselli. "L’ordinanza ministeriale – ha dichiarato Domenico Maselli - discrimina gli studenti che non si avvalgono dell'insegnamento religioso confessionale cattolico ledendo così il principio costituzionale di una scuola laica ed aperta a tutti". Sebbene l'ordinanza dia modo anche agli insegnanti delle materie alternative all'IRC di attribuire crediti, per Domenico Maselli si tratta di una parificazione di pura forma "perché in quasi nessuna scuola italiana funziona un’attività didattica e formativa alternativa all’IRC. L’ordinanza ministeriale è pertanto inaccettabile perché crea discriminazione fra gli allievi di una stessa classe. Ci riserviamo pertanto di aderire a iniziative presso il TAR per la sospensione di tale punto".

Per far fronte agli effetti dell'ordinanza, infatti, è stato annunziato un ricorso al TAR del Lazio per chiedere la sospensione del provvedimento prima degli inizi degli scrutini dell’anno scolastico. Aderiscono all'iniziativa, oltre alla FCEI, associazioni laiche e confessioni religiose di minoranza, tra cui la Tavola valdese, l'Unione cristiana evangelica battista d'Italia (UCEBI), la Chiesa luterana in Italia (CELI), l'Unione italiana delle chiese cristiane avventiste (UICCA), la Federazione delle chiese pentecostali (FCP). Sostegno è giunto anche dall'Alleanza evangelica italiana (AEI).

Tratto da NEV - Notizie evangeliche del 2 maggio 2007




 A Pasqua è saltato il culto evangelico su Rai due, «spostato» a Pasquetta


Quel pasticciaccio brutto della televisione italiana
di Giuseppe Platone

«I cattolici hanno avuto per Pasqua la loro messa papale, gli evangelici la formula 1 e gli ebrei il culto protestante il lunedì di pasquetta. Non c’è male come arrangiamento ecumenico. Il tutto è avvenuto senza una parola di preavviso, di spiegazione, di scuse». È uno stralcio di una delle lettere ricevute in redazione, insieme a molte telefonate che lamentavano la soppressione del culto evangelico la mattina di Pasqua, culto annunciato su Raidue per le ore 11,30. Una lettera di protesta è stata pubblicata anche dal quotidiano La Repubblica di mercoledì 11 aprile a firma Guido Tourn, in cui si rileva: «le chiese protestanti godono di ben poco spazio sui media (in particolare sulle tv), è vero che la popolazione è in maggioranza cattolica, ma dato che gli appuntamenti per i culti per noi sono solo tre o quattro all’anno e che l’abbonamento lo paghiamo sarebbe auspicabile che non fossero eliminati all’ultimo momento come è successo in occasione di Pasqua».

Sullo spiacevole episodio abbiamo direttamente interpellato il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia Domenico Maselli, che a proposito dell’incidente che ha visto lo spostamento a lunedì 9 aprile del culto televisivo di Pasqua ci ha dichiarato: «Gli accordi tra Raidue e la redazione di Protestantesimo prevedevano che, nell’ambito del collegamento in Eurovisione, il segnale giungesse alla Rai dalla Televisione della Svizzera Italiana nella versione curata dal pastore Paolo Tognina. In realtà, per un disguido tecnico della Rai, domenica mattina quel segnale non era disponibile; da qui, l’impossibilità della messa in onda.
Solo grazie all’impegno ed alla professionalità dello staff di Protestantesimo è stato possibile mandare in onda il culto lunedì mattina, in una versione italiana realizzata nel pomeriggio di Pasqua.
Tante volte ci siamo lamentati con la Rai degli impossibili orari della messa in onda di Protestantesimo; a questo storico problema, in questa occasione si sono aggiunti gravi e intollerabili disguidi tecnici per i quali intendiamo intervenire sui vertici della Rai». Peccato che sia saltato per Pasqua quel «felice accostamento» – osserva un lettore che ci ha scritto – «che avrebbe evidenziato la sostanziale unità del messaggio cristiano della risurrezione del Signore e la particolarità, nella forma cultuale, con cui tale annuncio viene espresso in un chiesa cristiana diversa dalla cattolica».

Tratto da Riforma del 20 aprile 2007


Firmate dal Presidente del Consiglio 8 Intese


Sono state firmate il 4 aprile, a Palazzo Chigi, tra il Presidente del Consiglio dei Ministri, Romano Prodi, e i rappresentanti di otto confessioni religiose, le Intese stipulate ai sensi dell’articolo 8, comma terzo, della Costituzione. Sei Intese riguardano la Chiesa Apostolica in Italia, la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni, la Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia, l'Unione induista italiana, la Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova e l'Unione buddista italiana. A queste confessioni religiose non saranno più applicabili, dopo l'entrata in vigore delle rispettive leggi di approvazione, le disposizioni della normativa 1929-1930 sui cosiddetti ''culti ammessi''.
Le altre due sono modifiche a Intese già esistenti e riguardano la Chiesa evangelica valdese (Unione delle chiese valdesi e metodiste), che consentirà di accedere anche alle quote non espresse dai contribuenti dell’otto per mille dell’Irpef, e l'Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste (UICCA), per il riconoscimento dei titoli di studio rilasciati dall'Istituto di cultura biblica avventista di Firenze.

La più viva soddisfazione per la firma delle otto Intese è stata espressa da Maria Bonafede, moderatore della Tavola Valdese, e da Daniele Benini, presidente UICCA, che hanno apprezzato la celerità con cui il Governo si è mosso su questo tema.
"Ci auguriamo – hanno dichiarato - che tutti possano in breve tempo veder approvate le loro Intese dal Parlamento, in modo da definire finalmente i loro rapporti con lo stato italiano". "Il nostro augurio è che si possa arrivare ad una conclusione entro la fine del 2007" ha aggiunto Maria Bonafede. Daniele Benini, dal canto suo, ha auspicato "che possa essere al più presto approvata la legge sulla libertà religiosa", anche se la via delle Intese è quella prevista dalla Costituzione.

I testi dei relativi disegni di legge di approvazione delle 8 Intese dovranno ora essere sottoposti al Parlamento al fine di avviare l'iter legislativo.
Lo scorso 21 febbraio il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta aveva posto la sigla sugli 8 provvedimenti, mentre gli stessi avevano ottenuto lo scorso 7 marzo l'approvazione da parte del Consiglio dei ministri. Data la rapidità con cui il governo si è mosso, Domenico Maselli, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, ha buone ragioni per ritenere che "questa volta il governo fa sul serio". "L’entrata in vigore di questi 8 provvedimenti - ha ancora affermato Domenico Maselli - avrebbe una grande importanza non solo perché raddoppierebbe il numero delle Intese, ma anche perché per la prima volta si darebbe piena attuazione del mandato costituzionale nei riguardi di fedi religiose non giudeo-cristiane, come i buddisti e gli induisti".

Tratto dal comunicato dell'Agenzia NEV - Notizie evangeliche del 5 aprile 2007



“Europa: dialoghiamo su libertà religiosa, pluralismo e laicità”


In occasione dei 50 anni del Trattato di Roma, la Commissione delle Conferenze episcopali della Comunità europea (COMECE), ha organizzato a Roma (23-25 marzo) un convegno internazionale per riflettere insieme sulle prospettive dell'Europa. Abbiamo rivolto alcune domande sull’argomento al professore Daniele Garrone,decano della Facoltà valdese di teologia di Roma, che sarà presente all’incontro.


Un convegno di politici e religiosi insieme per riflettere delle prospettive dell'Europa. Come giudica un incontro di questa natura?
Le prospettive dell’Europa sono una materia essenzialmente politica, nel senso alto e nobile del termine. Occorre guardare alle speranze e alla crisi della politica in Europa e per l’Europa nello spirito della celebre parola del profeta Geremia: “cercate il bene della città…” (Geremia 29,7), senza paternalismi, senza rivendicare privilegi per le chiese o uno statuto particolare per le chiese e il cristianesimo, senza pretendere che la sfera politica si orienti alla “verità” o a valori confessionali, anche se presentati come “naturali”, ma riconoscendo che è suo compito cercare di realizzare “il giusto” nella laicità della democrazia. Ampi settori della cristianità europea, con maggiore enfasi e determinazione la Chiesa cattolica, sembrano invece orientati ad utilizzare la crisi della politica per un recupero della presa confessionale sulla società, per riconquistare lo spazio che la secolarizzazione ha loro sottratto. Questo atteggiamento mi sembra ostacolare la ricerca del bene della città, sul piano politico, e fallimentare sul piano spirituale, dove è dovere delle chiese testimoniare la fede e non orientare la politica.

Nel rapporto tra le istituzioni europee e le chiese continua a porsi il nodo del “riconoscimento delle radici cristiane”. E' un tema soprattutto cattolico, ma che trova riscontro anche in ambiente ortodosso e protestante. Qual è il suo giudizio?
Trovo l’insistenza sulle “radici cristiane” ideologica e apologetica. Non vi è dubbio che il cristianesimo ha contribuito alla cultura dell’Europa di oggi, ma altrettanto lo hanno fatto la Grecia e Roma, Israele e l’islam, l’Illuminismo, ecc. Bisognerebbe poi parlare di “cristianesimi” e ricordare anche che l’Europa “cristiana” è stata fatta di martiri e persecutori, di intolleranti e di miti e che fino al momento in cui, non per iniziativa delle chiese, si è salutarmente deciso di separare chiesa e stato, religione e politica e diritto ed etica, hanno sempre vinto i primi, da Costantino in avanti. Una semplice, solenne menzione delle “radici cristiane” nel prologo della Costituzione europea trasformerebbe questa drammatica storia in un mito, mito che servirebbe solo a legittimare la pretesa di indirizzo da parte delle chiese (di fatto la Chiesa di Roma).

L'articolo 52 del Trattato Costituzionale europeo, per ora in fase di stallo, ipotizza un “dialogo aperto, trasparente e regolare” con le diverse comunità religiose. Su quali temi lei crede che questo "dialogo strutturato" dovrebbe svilupparsi in via prioritaria?
Il tema più urgente di un tale dialogo mi sembra essere la libertà religiosa, il pluralismo, la laicità reale (senza che qualcuno abbia l’autorità di stabilire quando essa è “sana”), come effettiva garanzia di libertà per tutti, cittadini e organizzazioni, religiose o meno, dei medesimi. Temo che molte chiese pensino innanzitutto alle possibilità ipotizzate dall’art. 52 come occasione per difendere lo stato acquisito ed eventualmente recuperare terreno perduto sul piano della loro rilevanza istituzionale pubblica.

L'Europa è il continente più secolarizzato; intanto l'azione della Chiesa cattolica sembra tesa a riaffermare con forza i tratti dell'identità cristiana. Il protestantesimo appare più diviso e incerto sulla propria strategia. Condivide questo giudizio? Qual è la strategia di presenza di una piccola minoranza come quella evangelica italiana?
La Chiesa cattolica (nelle sue gerarchie, con un’immagine monolitica che copre la pluralità interna) persegue una strategia di egemonia culturale nel tempo della “fine delle ideologie”. L’avversario dichiarato è il mondo moderno, la sua laicità, l’autonomia dei suoi saperi, in vista del recupero di uno “spazio per Dio” che nei fatti vuol dire rilevanza della chiesa (romana). Questa avversione al mondo moderno ha singolari consonanze con atteggiamenti simili nel mondo evangelical fondamentalista e in settori dell’islam. Di fronte a questa offensiva culturale potentissima - in Italia enfatizzata dai mass media ed assecondata da una classe politica in gran parte composta di ossequiosi chierichetti atei -, il compito della minoranza evangelica italiana è di resistere a difesa della laicità, difendere la secolarizzazione della politica e ricordare innanzitutto a stessa, ma anche all’ecumene cristiana, che testimoniare di Gesù Cristo è altra cosa che sviluppare e vincere offensive per l’egemonia culturale, e che anzi, come dovrebbe essere chiaro da Costantino in poi, quando vince la società fondata sui “valori cristiani” tradotti in legge, in cultura identitaria o in “fondamento” per tutti, perde la causa dell’evangelo.

Roma NEV, 21 marzo 2007, Intervista a cura di Paolo Naso




Approvate dal Governo otto Intese con confessioni religiose


"Un fatto estremamente positivo". Così il pastore Domenico Maselli, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), si è espresso riguardo all'approvazione da parte del Consiglio dei ministri, avvenuta il 7 marzo scorso, di sei Intese con altrettante confessioni religiose e due modifiche di vecchie Intese.
Per Domenico Maselli è, prima di tutto, significativo che "questa approvazione sia avvenuta pochi giorni dopo la sigla delle intese stesse da parte del sottosegretario Enrico Letta (21 febbraio scorso), benché vi sia stata nel frattempo una crisi di governo. Ciò dimostra la volontà di accelerare l'iter delle medesime intese. In secondo luogo, si tratta di un fatto molto importante anche per la sua dimensione, dal momento che raddoppia il numero delle Intese finora approvate e riguarda una notevole quantità di cittadini e residenti. Infine, con questi provvedimenti si esce dalle confessioni religiose giudeo-cristiane per riguardare anche culti orientali, ora però attivamente presenti nel paese. L'auspicio è che i prossimi adempimenti, cioè la firma e poi l'approvazione delle Camere possano avvenire nel tempo più breve possibile".

Le nuove Intese approvate dal Consiglio dei ministri riguardano:la Chiesa Apostolica in Italia, la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni, la Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia, l'Unione induista italiana, la Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova e l'Unione buddista italiana.
Le due modifiche a Intese già esistenti riguardano: la Chiesa evangelica valdese (Unione delle chiese valdesi e metodiste) e l'Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste.




Il 16 febbraio sarà presentato alla Camera il libro per la "Settimana della libertà"


Sarà un’occasione per lanciare la proposta della "Giornata della libertà di coscienza e di religione"


Questo il titolo del libro pubblicato in questi giorni, in occasione della "Settimana della libertà", nella collana della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) edito dalla Claudianae curato da Gianni Long, volume che sarà presentato il prossimo 16 febbraio alle ore 16.30 presso la Sacrestia della Camera dei Deputati a Roma. A moderare la tavola rotonda sarà il presidente della FCEI, il pastore Domenico Maselli. Interverranno l’on. Valdo Spini, l’on. Roberto Zaccaria, il sociologo del diritto Giorgio Rebuffa e il giurista Gianni Long, ex-presidente della FCEI.
"L’uscita di questo libroè importante per tre motivi – ha spiegato il presidente Domenico Maselli –: in primo luogo perché proprio in questi giorni si discutono alla Commissione Affari Costituzionali della Camera le proposte di legge sulla libertà religiosa. Secondo, perché il libro che presentiamo raccoglie interventi e brevi saggi espressione di tutte le chiese evangeliche italiane, e, in terzo luogo, perché contiene una proposta ideata in ambito evangelico, quella di istituire nel calendario italiano una ’Giornata della libertà di coscienza, di religione e di pensiero’, da celebrarsi appunto il 17 febbraio".

Ogni anno la FCEI, in collaborazione con l’Unione italiana delle chiese cristiane avventiste del 7° giorno (UICCA), pubblica un volume in occasione della "Settimana della libertà" appunto, che cade a cavallo della ricorrenza del 17 febbraio, data in cui nel 1848 re Carlo Alberto di Savoia concesse i diritti civili alla minoranza valdese.

Tratto da NEV - Notizie evangeliche del 7 febbraio 2007


La casa italiana ha tre piani


Intervista a Valdo Spini sulla questione del disegno di legge sulla libertà religiosa

Religioni e Stato è un insieme di relazioni che la nuova legge, nell’Italia sempre più multiculturale, potrebbe, nello spirito della Costituzione, regolamentare al meglio

Incontriamo il parlamentare Valdo Spini, presentatore, insieme all’on. Marco Boato, del disegno di legge sulla libertà religiosa. Spini è entrato in politica giovanissimo; la sua prima interrogazione alla Camera (nel 1979, appena eletto) fu sui motivi del ritardo nella conclusione delle trattativa per l’Intesa con la Tavola valdese. Da allora sono successe molte cose.

Varare la legge sulla libertà religiosa rappresenterebbe la conclusione di un disegno di applicazione costituzionale nei rapporti Stato-chiese. Possiamo brevemente illustrare la situazione?
«In tema di rapporti tra chiese e Stato, la Costituzione può essere rappresentata come un edificio a tre piani: al piano nobile c’è la Chiesa cattolica i cui rapporti con lo Stato, a norma dell’art. 7 sono regolati in forma giuridica di trattato internazionale (quindi il Concordato, modificato nel 1984 in modo da togliere la qualifica di religione dello Stato e introdurre il contributo volontario dell’8 per mille in luogo del finanziamento di tutti i contribuenti, non è assoggettabile a referendum, ecc.). Al secondo piano stanno le chiese che hanno perfezionato le Intese con lo Stato a norma dell’art. 8 della Costituzione stessa (le Intese hanno veste di legge ordinaria, votata dal Parlamento). Di fatto finora solo chiese protestanti e la Unione delle comunità ebraiche (altre Intese sono state convenute dalla presidenza del Consiglio, ma non ratificate dal Parlamento)».

E al pianterreno?
«Lì ci sono – continua Valdo Spini – tutte quelle confessioni religiose che non vogliono, non possono o che non sono riuscite ad avere l’Intesa. Queste sono tuttora regolate dalla legge fascista del 1929-30 sui «culti ammessi» per quanto ne è sopravvissuto ai colpi di piccone della Corte Costituzionale. Sostituire alla legislazione sui culti ammessi una legge sulla libertà religiosa coerente con i principi costituzionali è il nostro compito: se è permesso, il nostro dovere».

Nelle varie audizioni che si sono svolte presso la commissione Affari costituzionali da parte delle varie realtà religiose del paese è emerso un consenso verso la nuova proposta. Ci sono problemi riguardo all’Islam, notoriamente molto frammentato?
«Proprio i dissensi esistenti all’interno delle organizzazioni musulmane consigliano di passare attraverso la sperimentazione della legge prima di iniziare trattative sulla stipula di Intese con le relative rappresentanze. Come farebbe infatti lo Stato italiano ad aprire tre tavoli in contemporanea con le tre organizzazioni che hanno chiesto l’Intesa? Potrebbe privilegiarne una ai danni delle altre due, con l’effetto prevedibile di creare nuove tensioni senza contribuire alla pace religiosa?».

Si è cercato di «abbattere» la legge preventivamente, sparandole contro, sostenendo che essa avrebbe agevolato la poligamia. Su che cosa ci si basava?
«Così come per certe Intese già vigenti, la legge permette un’alternativa tra la lettura degli articoli del Codice civile sul matrimonio, in sede di cerimonia religiosa, oppure di concessione del nulla osta ai nubendi per il matrimonio da parte dell’ufficiale dello stato civile con tanto di attestazione scritta dell’avvenuta lettura. È l’art. 11 della mia proposta di legge n. 134. Si è sostenuto che la mancata lettura in sede di cerimonia religiosa, avrebbe agevolato la poligamia. Niente di più falso perché gli effetti civili erano in questo modo garantiti solo al matrimonio monogamico. Essendo in più la poligamia proibita dal nostro codice di procedura penale».

Su questo tema mons. Betori, segretario della Cei, pur dando un giudizio positivo sull’impianto complessivo del progetto di legge, si è espresso in modo critico…
«Ma non perché considerasse illegittima o favorevole alla poligamia la possibilità di scegliere il momento della lettura degli articoli del Codice Civile, ma perché ha considerato questa alternativa inopportuna. Lo stesso mons. Betori ha precisato che questa alternativa poteva essere consentita solo a chi aveva stipulato le intese anche per ribadire (secondo la posizione sua e della chiesa cattolica italiana) l’esistenza di una sorta di gerarchia tra le Intese stesse e la più generale condizione di libertà religiosa. Secondo mons. Betori sarebbe utile, proprio ai fini dell’integrazione della popolazione musulmana, che gli articoli del Codice civile venissero letti durante la cerimonia religiosa in modo da sottolineare di fronte ai musulmani stessi le caratteristiche del nostro matrimonio civile. Nel corso della audizioni è peraltro emerso che nella religione musulmana non c’è un vero e proprio matrimonio religioso bensì la stipula di un contratto firmato dai nubendi di fronte a una sorta di notaio a ciò deputato. Di fatto in Italia questo spesso avviene nei locali di culto delle ambasciate dei paesi musulmani con la conseguenza che il codice civile vigente è quello di questi stessi paesi. Se poi il matrimonio si rompe, gli effetti negativi per la donna e per i figli sono spesso emersi in clamorose e penose vicende personali».

Che succede ora?
«Esaurita la prima fase della discussione generale della commissione Affari costituzionali della Camera, effettuate le audizioni che hanno coinvolto altresì le chiese e le confessioni religiose già dotate di Intesa e anche quelle che l’hanno stipulata alla presidenza del Consiglio, le quali tutte hanno espresso con forza l’esigenza di procedere alla sollecita approvazione della legge, ora la palla va al relatore, l’on. prof Roberto Zaccaria... ».

La legge sulla libertà religiosa è in sostanza un testo di attuazione della Costituzione così com’è…
«Infatti. Non può da sola né abrogare trattati internazionali come il Concordato né assorbire, come sarebbe giusto, l’art. 7 della Costituzione nell’art. 8. Ma pure in questi limiti è non solo necessario ma doveroso approvarla. Si tratta di dare diritti a chi non li ha. Il che è di particolare responsabilità di chi li detiene già in tutto o in parte. Certo è che la riaffermazione da parte di mons. Betori della differenza di trattamento del rapporto con lo Stato tra le varie chiese del nostro paese ha sollevato le giuste proteste di chi ritiene che a libertà religiosa dovrebbe corrispondere anche uguaglianza di trattamento delle varie chiese nei rapporti con lo stato italiano».

In ogni caso la discussione della legge sulla libertà religiosa sta provocando un interesse e una presa di coscienza nell’opinione pubblica sui temi che di solito sono riservati agli specialisti…
«E questo è molto positivo, l’essenziale è che si combatta la disinformazione sistematica operata da chi attaccando la presenza musulmana in Italia vuole in realtà "trebbiare" voti per i propri partiti e non si accorge che costruisce così un futuro più difficile per i nostri figli e per nostri nipoti, che vivranno in una società multiculturale, e che devono trovare una condizione di integrazione pacifica e rispettosa della nostra Costituzione. Proprio al fine di una sensibilizzazione larga e diffusa su questi temi, l’idea di una trasformazione del 17 febbraio in una giornata nazionale di libertà di religione e di coscienza si rileva sempre più felice e appropriata, insomma un obiettivo che ci dobbiamo proporre».

Giuseppe Platone Riforma del 26 gennaio 2007


PRESENTATO L'ESPOSTO DELLE MINORANZE RELIGIOSE AL GARANTE DELLE COMUNICAZIONI


“L'informazione religiosa in Italia è affetta da un allarmante provincialismo”. E' quanto ha affermato il pastore Domenico Maselli, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), durante la conferenza stampa, tenutasi questa mattina a Roma presso la sala stampa della Camera dei Deputati, per la presentazione dell'esposto rivolto da alcune comunità religiose di minoranza all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni per il mancato rispetto del pluralismo nell'informazione RAI. “La nostra denuncia non vuole essere contro la chiesa cattolica o contro la RAI – ha spiegato Maselli - ma vuole invece evidenziare dei dati che chiariscono come il Testo Unico della radiotelevisione, che richiede un’informazione obiettiva, completa, imparziale e aperta alle diverse opinioni e tendenze religiose, sociali e culturali, non venga rispettato”. In base a una ricerca effettuata nel triennio 2004-2006 dal “Centro d'Ascolto dell'Informazione Radiotelevisiva” risulta infatti che le edizioni principali dei telegiornali e altre trasmissioni a carattere informativo hanno dedicato quasi il 99% dell’informazione religiosa alla chiesa cattolica, mentre il restante 1% è stato spartito tra le altre confessioni. “Un'informazione così orientata – ha detto Maselli – crea un deficit culturale nel nostro paese rispetto a realtà importanti in Europa e nel mondo”. Non si tratta però soltanto di avere spazio per eventi che riguardano le diverse comunità religiose. “Il problema più grave – ha fatto notare Maria Bonafede, moderatora della Tavola valdese - è che nell'ambito di domande e questioni etiche rilevanti per l'intera società italiana il servizio pubblico non dà sufficientemente conto dei diversi punti di vista e questo, in modo particolare, per quel che riguarda le posizioni delle minoranze religiose”. Sul caso Welby, secondo la moderatora, l'informazione “ha mancato di presentare agli italiani il punto di vista di un cristianesimo diverso che non coincideva con le posizioni della chiesa cattolica. Che all'interno del cristianesimo esistano punti di vista differenti su questioni importanti è una realtà che non risulta nell'informazione”. Anche Anna Maffei, presidente dell'Unione cristiana evangelica battista d'Italia (UCEBI), ha ripreso l'esempio del caso Welby, rispetto al quale “il servizio pubblico è rimasto vittima della pigrizia di chi si rivolge sempre ai soliti interlocutori e non approfondisce le ragioni degli altri. Sui temi etici – ha aggiunto Maffei – il pluralismo non può essere ridotto a una questione di consistenza numerica delle diverse realtà religiose, ma deve piuttosto assicurare ai telespettatori una conoscenza completa e approfondita di ogni posizioni”. Sulla stessa linea si è espresso Franco De Maria, presidente dell'Unione induista italiana: “Ciò che mi colpisce dei dati non è tanto la mancanza di pluralismo sull'informazione religiosa, quanto piuttosto sui temi eticamente sensibili”. Alla conferenza stampa, presieduta da Marco Beltrandi componente della Commissione di vigilanza RAI, sono intervenuti, Rita Bernardini, segretaria di Radicali Italiani; Marco Cappato, segretario dell’Associazione Luca Coscioni, e Marco Pannella. Tra gli altri erano inoltre presenti: Holger Milkau, decano della Chiesa evangelica luterana in Italia; Daniele Benini, presidente dell’Unione delle chiese avventiste del settimo giorno; Massimo Aquilante, presidente dell’Opera per le chiese evangeliche metodiste in Italia; Remo Cristallo, presidente della Federazione delle chiese pentecostali.

Agenzia NEV Roma, 23 gennaio 2007

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