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Benedetto sia Dio, che non ha respinto la mia
preghiera e non mi ha negato la sua grazia
Salmo 66,20

Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati
mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché
conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio,
la buona, gradita e perfetta volontà
Romani 12,2

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Quanto sono belli, sui monti, i piedi del messaggero di buone notizie, che annuncia la pace, che è araldo di notizie liete, che annuncia la salvezza, che dice a Sion: «Il tuo Dio regna!»

Isaia 52,7

E come annunceranno se non sono mandati? Com'è scritto:
«Quanto sono belli i piedi di quelli che annunciano buone notizie

Romani 10,15

 

Che ha da fare il vangelo con il futuro? Gesù porta il futuro di Dio agli uomini, e noi siamo invitati al futuro di Dio. Ciò costituisce un nuovo punto di vista, che esige una prassi nuova. Finora conoscevamo l'evangelizzazione solo come estensione del presente verso il futuro, ma non come anticipazione dello stesso futuro. Finora l'evangelizzazione serviva o alla diffusione della civiltà cristiana, o all'impiantazione della chiesa, o alla diffusione della propria esperienza di fede. Questa non era una missione in ordine alla fine, missione del regno di Dio, invito al futuro di Dio. Per questo le missioni cristiane hanno portato nel mondo più il denominazionalismo cristiano che preparato la via al regno di Dio. Ma che vogliamo propriamente, quando testimoniamo e predichiamo il vangelo?

1. Il termine vangelo compare materialmente per la prima volta in Isaia (52,7) e indica il messaggio di gioia che precede il grande invito, il regno liberatore di Dio. Si tratta dei messaggeri che annunciano l'avvento di Dio e che, mentre lo annunciano, inaugurano il nuovo tempo di Dio. Pure nel Nuovo Testamento il vangelo è un'entità messianica, e ciò è il regno di Dio racchiuso in parole. Esso è la parusia provvisoria di Cristo. «Dove si annuncia il vangelo, lì il Signore glorificato precorre nella sua parola, posta sulla bocca degli uomini, la propria comparsa, lì egli anticipa il proprio futuro nella presentazione di se stesso come di colui che viene», dichiara lo specialista di esegesi neotestamentaria Heinrich Schlier.

Vangelo e evangelizzazione sono quinodi nel Nuovo Testamento dei termini e dei concetti messianici. Essi sono la parola e il linguaggio mediante cui Dio rivela il suo futuro e manifesta la sua nuova creazione di tuttele cose. Il vangelo è quindi anche la parola che libera i prigionieri, giustifica i peccatori, terge le lacrime dagli occhi e raddrizza gli uomini piegati. Esso è l'annuncio del tempo messianico: «La notte è ormai in fase avanzata, il giorno si avvicina!». Il vangelo è l'invito al futuro di Dio. Chi crede al vangelo, sperimenta le forze del mondo futuro (Eb 6,5) e entra nella primavera della nuova creazione.

2. L'evangelizzazione è né più né meno che un invito. Essa non è un indottrinamento e neppure una conversione, ma una preghiera: «Lasciatevi riconciliare con Dio!».
Quanti testimoniano consapevolmente o inconsapevolmente il vangelo e quanti sono incaricati di annunciarlo non hanno altra autorità che quella della preghiera.
Si tratta dell' autorità del Cristo pregante, che in croce porta i nostri peccati e con le braccia distese ci invita: «Venite, perché tutto è pronto». Colui che prega non costringe né minaccia: se oggi non ti decidi, andrai all'inferno!
Colui che prega cerca di indurre ad accettare il proprio invito. Fa appello alla libertà degli invitati. Dio ha riconciliato a sé il mondo in Cristo, per cui l'invito: lasciatevi riconciliare con Dio! La riconciliazione è possibile.
Similmente: Dio creerà nuove tutte le cose, per cui l'invito: afferra queste possibilità! Esse sono già qui, in te e presso di te. La pace è possibile. La giustizia è possibile.
La liberazione è possibile. Dio ha reso possibile l'impossibile, e noi siamo invitati a sfruttare le nostre possibilità di vivere.
Partecipate al rinnovamento della società e della natura.

3. Come si distingue questo invito al futuro di Dio dalla missione mediante la diffusione del cristianesimo esistente?
Per dirla in parole semplici: mediante la speranza nel nuovo. Noi non vogliamo diffondere la civiltà occidentale, ma invitare gli uomini di tutte le civiltà alla nuova creazione di tutte le cose. Non vogliamo estendere il regno e il potere della «Chiesa che unica rende beati», ma sperimentare le nuove creazioni dello Spirito di Dio in altre culture. Non dobbiamo fare di tutti gli uomini dei luterani o dei 'battisti' o fondare dappertutto comunità cattolico-romane, bensì ovunque noi annunciamo il regno di Dio, lì il popolo di Dio si raduna automaticamente, fa spontaneamente le proprie esperienze e spontaneamente sviluppa le proprie esperienze di fede e di culto.
La nuova creazione è variopinta e molteplice come la creazione all'inizio. L'uniformità ecclesiale reprime il smo dello Sgirito Santo e dei suoi carismi.

Non il regno di Dio esiste per la chiesa, bensì la chiesa esiste per il regno di Dio. Tutti gli interessi specifici della chiesa vanno perciò subordinati all'interesse di Gesù per il regno di Dio.

La chiesa non è al servizio della chiesa. Essa è al servizio di qualcosa di più grande di se stessa: è al servizio di Dio e del suo futuro per tutti gli uomini, al servizio della nuova creazione di tutte le cose per la vita eterna.


Jürgen Moltmann Chi è Cristo per noi oggi? Queriniana Brescia 1995

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I Valdesi sono cristiani che appartengono alla famiglia delle chiese evangeliche o protestanti. La Chiesa Valdese di Firenze è organizzata in libera comunità locale, autonoma, unita alle altre che formano la Chiesa Valdese da una comune confessione di fede e dalla disciplina del suo Sinodo. L’organizzazione delle chiese valdesi è di tipo presbiteriano sinodale.
Dal punto di vista dottrinario questa chiesa crede e testimonia quanto è insegnato dalla Sacra Scrittura secondo la riscoperta del Vangelo compiuta dalla Riforma e si sente fortemente impegnata sul piano sociale.

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Il culto si tiene ogni Domenica / Sunday service
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Ultimo aggiornamento: 23 Maggio 2017
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