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Colui che è disceso, è lo stesso che è salito al di sopra di tutti i cieli, affinché riempisse ogni cosa. E’ lui che ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi in vista dell'opera del ministero e dell'edificazione del corpo di Cristo
(Efesini 4,10-12).
51ma Domanda del Catechismo di Heidelberg
In che ci giova questa signoria di Cristo, nostro capo?
Risposta
Anzitutto perché mediante il suo Spirito Santo egli effonde in noi, sue membra, i doni celesti. Poi perché il suo potere ci protegge e preserva contro ogni avversario.
Commento
Il CH si sofferma ora sul beneficio che i credenti ricevono dalla signoria di Cristo e ne indica due: i doni dello Spirito e la protezione della Chiesa da ogni nemico.
[1] Anzitutto, i doni dello Spirito. Il dono è la caratteristica principale e ricorrente della rivelazione di Dio, che non è un Dio che prende, ma che dà. Egli si manifesta attraverso il dono. Egli «aprl[e] la mano» e tutti «sono saziati di beni» (Salmo 104,28): sono i doni del Dio Creatore.
Poi ci sono quelli del Dio Redentore, con al centro il dono del Figlio, cioè di se stesso, affinché il mondo creda e, credendo, abbia vita eterna (Giovanni 3,16). Anche Gesù, nel corso del suo ministero terreno, ha sempre dato: soprattutto ha dato la sua Parola (Giovanni 17,8) e il suo Spirito (Giovanni 20,22).
Ora entra in scena lo Spirito e i doni si moltiplicano. In primo luogo ci sono quelli che l'apostolo Paolo chiama «frutti»: fede, speranza, amore, allegrezza, pace, pazienza,perseveranza, bontà, fedeltà, dolcezza, temperanza e altri ancora (Galati 5,22).
In secondo luogo ci sono i numerosi «carismi», che sono la vita stessa della comunità cristiana come corpo carismatico: profezia, diaconia, insegnamento, presidenza, servizi di vari tipo (Romani 12,6-8), sapienza, conoscenza, guarigioni, discernimento degli spiriti, diversità di lingue e loro interpretazione (I Corinzi 12,4-11 ).
In terzo luogo ci sono i vari ministeri , che costituiscono le strutture della Chiesa e che sono anch'essi doni con i quali lo Spirito suscita e anima la vita della comunità: apostoli, profeti e profetesse, evangelisti, pastori o vescovi o presbiteri, diaconi,e diaconesse, dottori.
In questa descrizione dei doni dello Spirito, due cose colpiscono.
La prima è la straordinaria abbondanza dei doni che lo Spirito elargisce alla Chiesa, che spesso non è neppure in grado di accoglierli pienamente. Nessuna Chiesa particolare riesce a esprimere nella sua vita tutta la ricchezza dei doni dello Spirito e della «multiforme grazia di Dio» (I Pietro 4,10). Dio, mediante lo Spirito, non dà tutti i doni a una Chiesa sola, ma saggiamente li distribuisce fra tutte, in modo che ciascuna abbia bisogno delle altre per vivere la pienezza dei doni.
La seconda cosa che colpisce è la grande diversità dei doni, che procedono tutti da un unico e medesimo Spirito, il quale li distribuisce «a ciascuno in particolare come Egli vuole» (I Corinzi 12,11 ), cioè in totale libertà. Egli soffia dove e quando vuole. Nessuna struttura lo può legare a sé, nessuna istituzione se ne può appropriare. Lo Spirito è Dio in libertà. Deve quindi sempre essere invocato e atteso.
Libertà, unità e diversità sono dunque ì segni del soffio dello Spirito. La Chiesa è lo spazio umano in cui lo Spirito crea libertà, unità e diversità e le tiene saldamente insieme. Un'unità senza diversità o una diversità senza unità non possono richiamarsi alla libertà dello Spirito che, nello stesso tempo, diversifica e unifica.
Nella Chiesa si deve poter sperimentare quella che il vescovo cattolico Tonino Bello chiamava, con felice espressione, «la convivialità delle differenze».
Tratto da
Palo Ricca La fede cristiana evangelica. Un commento al catechismo di Heidelberg. Claudiana. 2011
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