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Tratterete lo straniero, che abita tra voi, come chi è nato fra voi... (Levitico 19,34)
Ospitalità di un gruppo di rom
presso il tempio Valdese
ringraziamento alle istituzioni e
alle associazioni laiche e religiose
Patto per l'etica del lavoro
La lezione di Rosarno di M.Acquilante presidente FCEI
[scarica MP3] da Radio Voce della Speranza
La responsabilità cristiana nei confronti della civiltà
[...] L'opposizione tra l'umanesimo cristiano ed escatologia sociale è fortissima. Sappiamo bene come queste due parole ci interpellino, come siano vere, anche se vere fino ad un certo punto, fino al punto in cui ciascuna vive dell'altra. La condizione moderna del cristiano è appunto quella di vivere nella tensione vitale tra questi due poli.
In effetti, ogni pessimismo radicale sulla storia contemporanea in ultima analisi si ritorce contro la signoria di Cristo: se Cristo regna, allora non ci può più essere del non-essere nella sostanza della storia. Laddove vi è "un qualcosa", che vive e cresce, vi è dell'essere, e dunque del bene e del divino. Così pensa coraggiosamente Agostino d'ippona. La terra non può essere l'inferno. Perciò ogni secessione dei cristiani è mancanza di fede, rifiuto di riconoscere il bene, anche al cuore delle civiltà più aberranti, quel bene che il Signore assume e ricapitola nell'uomo perfetto.
Forse ci troviamo in un tempo in cui, più che in ogni altro, compito del cristiano è proclamare la signoria di Cristo nella disperazione degli altri e di discernere a ogni costo il bene, il positivo, l'umano, in ciò che è diabolico, negativo, disumano. La disperazione non può essere la relatà ultima, ma solo penultima: è la vanità che si estende a tutte le cose. Ma la creazione "geme e soffre" (Romani 8,22) e con essa la storia.
Forse i cristiani saranno tra breve i soli ad attribuire un senso all'umano perché, ancora una volta, non si salva l'umano dal disumano se non radicandolo in alto. Ma proprio perchè sono gli altri a disperare, il cristiano non ha nulla da temere da una collaborazione con coloro che tentano ancora di ricordarsi di come era l'uomo prima della morte di Dio e di inventare ancora una volta l'uomo con quella religiosità nel cuore, senza sapere perché, in ultima analisi, l'uomo meriti di essere ancora inventato dall'uomo.
Ma d'altra parte se il cristiano impegnato politicamente rischia di non saper più leggere i segni dei tempi e avvertire il marcio, la cancrena, la morte di Dio nella storia, forse in questo momento per la chiesa fedele ci sono due tipologie di figli: quelli che fanno di tutto per salvare l'uomo dalla disumanizzazione, e quelli che tentano l'avventura del villaggio sulla montagna. Forse i due poli del cristianesimo pratico del XX secolo suscitano due vocazioni in tensione fraterna nella chiesa: la vocazione del cristiano nella politica laica e quella del cristiano nelle comunità cristiane profetiche.
Paul Ricoeur: La Logica di Gesù
Testi scelti a cura di Enzo Bianchi
Edizioni Qiqajon Comunità di Bose, 2009
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