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La parola del Signore è retta e tutta
l'opera su è fatta con fedeltà
Salmo 33,4

Ecco, noi saliamo a Gerusalemme, e saranno compiute
riguardo al Figlio dell'uomo tutte le cose scritte dai profeti
Luca 18,31


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Perseverate nella fede, fondati e saldi e senza lasciarvi smuovere dalla speranza del vangelo che avete ascoltato, il quale è sttao predicato a ogni creatura sotto il cielo.

Colossesi 1,23

 

Nell’anno in cui le chiese protestanti celebrano il V˚ Centenario della Riforma protestante e in occasione della ricorrenza del XVII febbraio - la data nella quale i valdesi festeggiano la concessione nel 1848 dei diritti civili e politici da parte del re Carlo Alberto - è naturale porsi la domanda di cosa abbia significato per i valdesi l’adesione alla Riforma avvenuta con il sinodo di Chanforan nella valle di Angrogna il 12 settembre del 1532.

Due sono le eredità dell’assemblea di Chanforan: la decisione di raccogliere i fondi per finanziare la traduzione della Bibbia nella lingua corrente, il francese, e le 23 proposizioni.

La traduzione fu affidata a Pietro Robert, detto Olivetano, parente di Calvino (che ne scriverà la prefazione) e richiese mesi di lavoro prima di giungere alla stampa a Neuchatel della la Bibbia di Olivetano, la prima Bibbia riformata, che fu consegnata ai valdesi nel 1935.

Le 23 proposizioni o articoli riconoscono come sacramenti solo il battesimo e la santa Cena, ribadiscono l’importanza della Bibbia, ma rivolgono particolare attenzione anche a questioni di ordine pratico come la possibilità per il cristiano di giurare in nome di Dio e di esercitare la magistratura, la non proibizione del matrimonio “ad alcuno” e dunque l’abolizione dell’obbligo del celibato dei ministri, la rinunzia al ministero itinerante (art. 22 “i ministri della parola di Dio non devono mutare di luogo se non per grande utilità della chiesa” e alla povertà (art.23 “Avere da parte dei ministri qualche cosa in proprio per nutrire la propria famiglia non è contro la comunione apostolica”).

Ci sono state varie interpretazioni sulla decisione di Chanforan.

Lo storico Amedeo Molnar, nella Storia dei Valdesi vol. I Dalle origini all’adesione alla Riforma (Claudiana, 1974), afferma che Chanforan «confermò, innanzitutto la trasformazione di quello che era stato un movimento di contestazione evangelica – una volta costretto a un’esistenza più o meno clandestina – in una istituzione ecclesiastica che - pur restando a livello culturale in aperta rottura con la chiesa romana – era rispettosa delle leggi che regolavano la società contemporanea. Non fu una rivoluzione, certamente, ma piuttosto il raggiungimento di una collocazione a cui da molto tempo tendeva la linea di sviluppo del valdismo franco-italiano. Ebbe il grosso vantaggio di porre fine alle compromissioni che la semiclandestinità si portava dietro, e si presentava come la risoluzione di un malessere cronico nella misura in cui giustificava a livello teologico l’abolizione di un ministerio itinerante che era di fatto diventato anacronistico il giorno in cui aveva cessato di rivolgersi a tutti per servire sempre più le popolazioni sedentarie in aree geografiche ben delimitate».

Il pastore Platone in Valdesi e Riforma nel passaggio di Chanforan (1532). Opuscoli del XVII febbraio (Claudiana 2014) pone al riguardo una serie di domande:
«Furono i valdesi medioevali completamente omologati dalla Riforma di Lutero, Bucero, Ecolampadio e Zwingli, e soprattutto dalla Riforma “in versione Farel”, che sarebbe sfociata più tardi in quella di Calvino? I 350 anni di vita clandestina del valdismo – collegato nella sua dispersione europea alla figura dei barba (i predicatori itineranti) – vennero, nei giorni di Chanforan, completamente cancellati? A Chanforan si consumò una completa frattura con il passato? Fu quindi una separazione necessaria per potere transitare dal Medioevo all’età moderna, senza inutili zavorre?»

E prosegue:

«Studiando i testi che ho potuto prendere in considerazione, i fatti non delineano un profilo in bianco e nero. Si trattò certamente, per i valdesi, di un passaggio notevole. Ma la storia che precede Chanforan, attraversata da quella spiritualità per certi versi simile a quella “francescana” e cantata nei poemetti valdesi, quell’esplicito e radicale biblicismo, quell’assidua e attenta “cura delle anime” praticata dai barba lungo le vie di un’incredibile itineranza, quell’insopprimibile riserva critica verso la chiesa che vuole “costantiniamente” il potere, e lo ama, anche se usa un linguaggio profetico... bene, tutto questo e altro ancora non è stato sepolto a Chanforan. Molti tratti di questa lunga esperienza medioevale sono infatti rimasti nel Dna del mondo valdese riformato. Tratti che, storicamente, ogni tanto riappaiono evidenti, altre volte restano latenti. Questo ci fa dire che la “spiritualità valdese” ha una storia che arriva da molto lontano. Essa non nasce a Wittenberg il 31 ottobre del 1517, ma piuttosto a Lione nel 1174. Non è un dettaglio. Sono proprio quei secoli di nascondimento e frantumazione, di elaborazione di una propria visione teologica e di etica radicale, quelli che condurranno i valdesi al confronto con i riformatori».

«L’appuntamento di Chanforan fu inevitabile. E in quel decisivo incontro, i nuovi aspetti teologici e ecclesiologici che vennero accolti (e solo lentamente metabolizzati) non cancellarono del tutto alcuni tratti identitari del valdismo dei secoli precedenti, fermo restando che ogni secolo ha avuto il suo particolare valdismo. A Chanforan, insomma, aspetti antichi e nuovi s’intrecciarono in modo del tutto singolare. Ripercorrere quegli eventi ci permette così di contribuire, con maggior consapevolezza, alla riflessione comune sul significato profondo della Riforma protestante, che in definitiva è patrimonio prezioso dell’intera ecumene cristiana. Al di là di ogni spirito celebrativo o autoreferenziale, l’esperienza del valdismo medioevale occupa un posto importante anche nella famiglia protestante riformata».

 

 

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I Valdesi sono cristiani che appartengono alla famiglia delle chiese evangeliche o protestanti. La Chiesa Valdese di Firenze è organizzata in libera comunità locale, autonoma, unita alle altre che formano la Chiesa Valdese da una comune confessione di fede e dalla disciplina del suo Sinodo. L’organizzazione delle chiese valdesi è di tipo presbiteriano sinodale.
Dal punto di vista dottrinario questa chiesa crede e testimonia quanto è insegnato dalla Sacra Scrittura secondo la riscoperta del Vangelo compiuta dalla Riforma e si sente fortemente impegnata sul piano sociale.

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Ultimo aggiornamento: 25 Febbraio 2017
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