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Cosa avviene quando Maria diventa la madre di Dio, quando Dio viene nel mondo nell'umiltà della grotta di Betlemme? Il giudizio del mondo e la redenzione del mondo: ecco ciò che avviene. Ed è Gesù che giace nella mangiatoia colui che opera il giudizio e la redenzione del mondo: egli rigetta i grandi e i potenti, rovescia i troni dei dittatori, umilia gli orgogliosi; il suo braccio agisce con potenza contro tutti coloro che stanno in alto e sono forti, e invece solleva ciò che è basso, e lo fa grande e magnifico nella sua misericordia. Non possiamo perciò accostarci alla sua mangiatoia come ci accosteremmo alla culla di qualsiasi altro bambino; se qualcuno vuole andare alla sua mangiatoia, ecco in lui avviene qualcosa: egli può solo andarsene di là giudicato o redento; non può che crollare o sperimentare su di sé la misericordia di Dio. Che significa tutto ciò? Non rischia di essere solo retorica, esagerazione bucolica di una bella e pia leggenda? Che significacato ha il fatto che siano dette tali cose del bambino Gesù? Il trono di Dio nel mondo non sta sui troni umani, ma nelle profondità e negli abissi umani, nella mangiatoia. Intorno al suo trono non ci sono vassalli adulatori, ma oscuri, ignoti individui di dubbia fama, che vogliono vivere unicamente della misericordia di Dio. Per i forti, per i grandi di questo mondo ci sono solamente due luoghi in cui la loro baldanza li abbandona, e dinanzi ai quali restano turbati fin nel profondo ed indietreggiano intimoriti: sono la mangiatoia e la croce di Gesù Cristo. Non c'è potente che si azzardi presso la mangiatoia; non vi si aventurò neppure il re Erode. E' proprio qui, infatti, che i troni vacillano, che cadono i potenti, che precipitano coloro stanno in alto, perché Dio è con coloro che stanno in basso; è qui che vengono ridotti a nulla i ricchi e i sazi, perché Dio è con i poveri e con gli affamati, perché ricolma di beni gli affamati, mentre i ricchi e i sazi li rimanda a mani vuote. Dinanzi a Maria, la serva, dinanzi alla mangiatoia di Cristo, dinanzi a Dio nel suo abbassamento, il forte inevitabilmente cade: egli perde ogni diritto, ogni speranza, è giudicato. E se oggi egli ancora ritiene che nulla gli potrà accadere, è domani o dopodomani che qualcosa accadrà. Dio rovescia i tiranni dal trono, Dio innalza i piccoli. Per questo Gesù Cristo è venuto al mondo come bambino in una mangiatoia, come figlio di Maria. Dietrich Bonhoeffer Predica III domenica di Avvento, 17 Dicembre 1933 Bach Cantata BWV 10 Meine Seele erhebt den Herr / L’anima mia magnifica il Signore, https://www.youtube.com/watch?v=uc8t3s92UCw
Domenica 11 - Terza domenica di Avvento «Vieni, Signore Gesù» Apocalisse 22,20 E' l'ultima parola della Bibbia (se si eccettua il saluto finale). L'ultima parola è una preghiera. Già questo è un segno: alla fine, una preghiera. L'ultima ora, l'ora della verità, è l'ora della preghiera. La verità ultima della nostra vita, anzi dell'intera storia umana, è una preghiera. L'ultimo respiro del mondo è il sospiro di una preghiera, di quella preghiera: «Vieni, Signore Gesù!». Alla fine, tutta la storia e ogni esistenza si condensano in un'unica invocazione. Alla fine noi stessi, ciascuno di noi, diventa una preghiera. Non più solo pregare ma diventare una preghiera - quella straordinaria, brevissima, intensissima preghiera: «Vieni, Signore Gesù!». E' l'ultima preghiera ma potrebbe essere la prima. Tutto comincia con questa invocazione, che era sulle labbra del profeta Isiaia: «Oh squarciassi tu pure i cieli, e scendessi!» (Isaia 64,1). Basta aggiungere «Signore Gesù» e la preghiera di Isaia divnta quella dell'Apocalisse. L'invocazione iniziale è come quella finale: Gesù è davvero l'alfa e l'omega, il principio e la fine. [...] «Vieni, Signore Gesù!» è una tipica invocazione d'Avvento. Ripetendola ci ricordiamo ciò che facilmente dimentichiamo, e cioè che siamo fino alla fine il popolo dell'Avvento - come Israele che è per eccellenza il popolo dell'Avvento, il popolo che vive nell'attesa di colui che deve venire, noi siamo il popolo che vive nell'attesa di colui che è già venuto. Siamo entrambi popolo dell'attesa, popolo dell'Avvento, e questo è il nostro legame più profondo con Israele, Non è tanto Gesù quanto l'attesa che ci lega a Israele: l'attesa del Messia venturo, l'attesa del Gesù venuto. [...] «Vieni, Signore Gesù!». Tu sei presente, ma non sei nelle mie mani, sei presente ma non sei posseduto, sei presente ma sei libero. Ti dico «Vieni!» perchè la tua venuta non può mai essere incamerata. Ecco che cosa significa essere popolo dell'Avvento, popolo dell'attesa: significa che non possediamo Dio se non in quanto lo attendiamo, significa che abbiamo Dio nella forma della sua attesa. Il modo più alto di avere Dio è proprio di attenderlo, sapendo chi attendiamo. «Vieni, Signore Gesù!». Noi non possiamo offrire al mondo molto di più di questa attesa. Ma volesse Iddio che sapessimo davvero offrirgli questa attesa! [...] Preghiera del bisogno, preghiera del desiderio, «Vieni, Signore Gesù!» può essere, anzi è, preghiera della fede. Potrei non avere bisogno, potrei non avere desiderio, ma se ho fede dirò. «Vieni!». Vieni, perchè credo in te. Credo in te per quello che sei non solo per me ma per tutti. Credo in te, immagine dell'invisibile Iddio ma anche immagine dell'invisibile uomo, se così posso dire, immagine dell'uomo ancora futuro - tranne che in te, nuovo Adamo, secondo inizio dell'umanità. «Non è ancora reso manifesto quel che saremo» (I Giovanni 3,2) - tranne che in te. Tu sei la nostra immagine futura, quella nella quale dobbiamo ancora essere trasformati (II Corinzi 3,18). Tu sei colui che dei due popoli ne ha fatto uno solo, abbattendo il muro di separazione; colui che creato un solo uomo nuovo facendo la pace (Efesini 2,14-15). Credo in te anche per come hai vissuto, per come hai parlato, per come ti sei comportato sulla terra. Specchio della vera umanità, sei colui che siamo chiamati a diventare. Perciò «Vieni, Signore Gesù!», perchè si compia il disegno della nostra umanità, secondo la tua promessa: «Ecco, io sto alla porta e picchio; se uno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me» (Apocalisse 3,20-21). Vieni per tutti, Tu, l'Atteso da molti. Ecco che cosa significa essere popolo dell'Avvento: significa diventare preghiera, questa preghiera finale e riassuntiva nella quale vogliamo mettere tutte le nostre attese, speranze, visioni, ma anche tutte le nostre pene, sconfitte, delusioni, questa preghiera che può avere tre radici: bisogno, desiderio e fede, questa preghiera che dice tutto dicendo una cosa sola: «Vieni, Signore Gesù!».
J. S. Bach Bereitet die Wege, bereitet die Bahn! / Preparate i sentieri, preparate il cammino. Cantata BWV 132.
Domenica 4 Dicembre - seconda domenica di Avvento «preparate la via del Signore» Matteo 3:3; Marco 1:3; Luca 3:4
Al centro della seconda domenica di Avvento sta la figura di Giovanni Battista, con il suo annuncio che il Messia sta per venire. In tutti e tre i i Vangeli sinottici, il Battista cita le parole del profeta Isaia: La voce di uno grida: «Preparate nel deserto la via del SIGNORE, appianate nei luoghi aridi una strada per il nostro Dio!». Il Battista predica la conversione, la metànoia. Gli uomini si devono convertire, perchè il regno dei cieli è vicino. La conversione comincia nel pensare. Metànoia significa propriamente cambiare modo di pensare, vedere le cose da un altro punto di vista, guardare le cose come le vede Dio e non secondo le nostre esigenze o desideri. Se guardo la realtà dal punto di vista di Dio, allora agirò in modo diverso, allora non andrò più per strade che vanno in una direzione sbagliata, ma camminerò lungo la strada che porta alla vita. Il tempo di Avvento ci chiama a riflettere sulle strade che abbiamo percorso nell'anno che si sta per concludere e a convertirci, se abbiamo preso strade sbagliate o distrazioni che allontanano dalla meta. Giovanni Battista non predica soltanto la conversione, ma annuncia anche l'arrivo della salvezza. In Luca, come aggiunta alla profezia di Isaia, si dice: «Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!» (Luca 3,6). Anche in Marco e Matteo, come pure in Luca, Giovanni indica concretamente il Messia: «Viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali» (Luca 3,16) Che cosa possono scorgere gli altri in noi ? E come ciò dovrebbe apparire, in modo che gli altri possano riconoscere Cristo in noi e nel nostro comportamento ? Basto a me stesso con la mia esistenza, oppure rinvio a un altro, al quale devo tutta la mia esistenza e che è il solo che possa soddisfare tutta la mia nostalgia ? Giovanni Battista ci stimola a testimoniare Gesù Cristo con tutta la nostra esistenza: bisogna fare un passo indietro rispetto al nostro lavoro, al nostro annuncio, in modo che in primo piano non siamo noi a comparire, bensì lasciamo che sia Cristo a risplendere.
Cantata di Bach BWV 167
Domenica 27 Novembre - prima domenica di Avvento
e lo spirito mio esulta in Dio, mio Salvatore
Che cosa sia lo spirito è già stato detto: è quella facoltà che afferra le cose incomprensibili mediante la fede. Anche per questo Maria chiama Dio il suo salvatore o la sua beatitudine, benché non lo vedesse o sentisse; ma lei confidava fermamente che egli era il suo salvatore e la sua beatitudine, una fede che ella aveva ricevuto dall'opera divina compiutasi in lei. E veramente Maria inizia per ordine nominando Dio suo Signore prima che salvatore e suo salvatore prima di narrarne le opere. Ella ci insegna così che dobbiamo lodare e amare Dio in sé e ordinatamente senza cercare in lui qualcosa di nostro: ama e loda Dio unicamente e come si conviene a chi lo loda, perchè egli è buono, e ne considera unicamente la bontà trovando in essa la sua gioia e i suo diletto. Questo è un modo grande, puro e soave di amare e lodare, che bene si addice allo spirito grande e grato quale è proprio di questa Vergine. [...] Il meraviglioso spirito di Maria è, di conseguenza, ancor più degno di lode. Ella si trova ricolma di onori, ma tuttvia non si lascia per questo indurre in tentazione; fa come se non li vedesse e resta sempre uguale a se stessa e sulla retta via. Si affida unicamente alla bontà divina, che non vede e non sente, e lascia andare i beni, di cui avverte la presenza, non vi pone il suo diletto e non cerca il suo tornaconto. A ragione ella può, dunque, cantare «lo spirito mio esulta in Dio, mio Salvatore». In verità, questo spirito esulta festante unicamente nella fede; ella non si rallegra dei beni di Dio che percepisce con i sensi, ma solo di Dio che non può percepire sensibilmente, ma che è la sua salvezza, riconosciuta solo nella fede. Martin Lutero Commento al Magnificat. Servitium editrice 2015
Bach Cantata BWV 36, 'Schwingt freudig euch empor' Innalzatevi con
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aggiornamento: 31 Dicembre 2016 © Chiesa Evangelica Valdese di Firenze
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