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Documenti sulla confessione di Accra e AGAPE


Assemblea generale del Consiglio ecumenico delle chiese


La 9na Assemble generale del Consiglio ecumenico delle chiese (WCC) ha avuto luogo dal 14 al 23 Febbraio 2006 a Porto Alegre (Brasile)


Atti del SINODO 2005: CONFESSIONE DI ACCRA


Il Sinodo, consapevole della generale importanza rivestita dalla confessione di fede elaborata ad Accra dall'Assemblea Mondiale dell'Alleanza Riformata Mondiale nell'agosto 2004;
riconosce in essa un fedele richiamo alla signoria di Dio sul creato e un urgente appello a resistere alle idolatrie economiche del mondo presente;
invita le chiese
- ad accogliere il documento preparatorio della prossima Assemblea generale del Consiglio ecumenico delle chiese di Porto Alegre 2006, AGAPE (Alternativa Globale: Ambiente, Pace, Economia),
- a continuare la riflessione su questi temi che interrogano con urgenza i credenti; a mettere in atto comportamenti comunitari familiari e personali coerenti con la vocazione ricevuta da Dio in ordine all'affermazione della giustizia economica e della salvaguardia del creato;
- a condividere con le chiese sorelle dell'ecumene cristiana la ricerca comune di forme di testimonianza concreta.


Documenti approvati dall’Assemblea generale dell’Alleanza riformata mondiale tenutasi ad Accra (Ghana) dal 28 luglio al 12 agosto 2004. Dossier pubblicato dal settimanale Riforma n. 45 del 19 novembre 2004.

Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia


PER LA GIUSTIZIA ECONOMICA ED ECOLOGICA – UN PATTO IN VIA DI REALIZZAZIONE
(Covenanting for Justice in the Economy and the Earth)
documento elaborato dalla commissione globalizzazione e ambiente


Nessuno taccia contro l'ingiustizia mondiale

di Franco Giampiccoli

Tratto da Riforma del 10 dicembre 2004

L’ingiustizia economica e la distruzione dell’ambiente nel documento dell’Alleanza Riformata Mondiale

Agosto 2004. Ad Accra, in Ghana, 400 delegati delle chiese riformate di tutto il mondo tirano le file di un percorso sull’ingiustizia economica e la distruzione dell’ambiente avviato nella precedente Assemblea dell’Alleanza riformata mondiale (ARM) e licenziano alcuni documenti «esplosivi».
Il tema dell’ingiustizia economica e della distruzione dell’ambiente che l’ARM ha sviluppato nell’ultimo decennio è di quelli che suscitano reazioni e passioni opposte. Per questo, da una parte e dall’altra è auspicabile che si faccia uno sforzo per ascoltare l’altro e per andare oltre i pregiudizi e la tendenza a fare di ogni erba un fascio. È bene che nei prossimi mesi si sviluppi un dibattito pacato, fraterno, che prenda sul serio la voce di Accra che è in gran parte la voce delle chiese dei 4/5 dell’umanità che vive con le briciole che il quinto opulento lascia cadere dalla sua tavola. In questo avvio del dibattito vorrei indicare 4 punti che fanno problema e che meritano una riflessione di fondo.

Impero
Il paragrafo 11 del documento di Accra afferma che «l’attuale (dis)ordine mondiale è radicato in un sistema economico estremamente complesso e immorale difeso da un impero» e definisce questo termine come «il concorso di poteri economici, culturali, politici e militari che costituiscono un sistema di dominio messo in campo da nazioni potenti per proteggere e difendere i loro interessi». Inaccettabile presa di posizione politica che non compete alla chiesa, obiettano alcuni squalificando così il documento. Ma un rifiuto di questo genere non rischia di chiudere gli occhi di fronte all’innegabile ingiustizia dell’attuale organizzazione economica mondiale? I membri dell’Assemblea di Accra hanno ascoltato uno studio sul rapporto tra i cristiani e l’impero romano nel I secolo. Era politica la loro resistenza espressa nel linguaggio cifrato dell’Apocalisse? Qual era il nucleo centrale che li spingeva a qualificare Babilonia-Roma come la grande prostituta, rallegrandosi per la prospettiva della sua rovina? E quale può essere il motivo e il fulcro di una resistenza nei confronti dell’impero all’ombra del quale viviamo oggi?

Confessione di fede
Il documento di Accra si presenta nella forma di una confessione di fede e precisa di farlo «nell’intento di mettere in evidenza la necessità e l’urgenza di una risposta attiva alle sfide del nostro tempo» invitando le chiese «a ricevere la nostra comune testimonianza e a rispondervi» (par. 15). Anche qui c’è chi contesta non solo la legittimità per un’assemblea di rappresentanti di chiese di formulare una proposta di confessione di fede, ma anche la collocazione stessa del problema: la confessione della fede riguarda Dio; l’ingiustizia economica ed ecologica, e la risposta che richiede, riguarda la sfera etica: non la fede, ma il comportamento dei credenti. Ma l’opposizione al nazismo da parte della chiesa confessante tedesca si è espressa sul piano della fede, del rifiuto dell’idolatria. Chiediamoci allora: l’ideologia che sorregge e promuove l’attuale organizzazione economica con la pretesa di un valore assoluto e di una capacità salvifica, ha il carattere di una idolatria? Se sì, non si potrà negare che la scelta tra Dio e Mammona, che il documento di Accra ci ripresenta (par. 12), vada dritto al cuore della nostra fede. Non discutiamo quindi se l’ingiustizia economica riguardi o meno la confessione della fede ma se il pensiero unico del neoliberismo abbia o meno i caratteri e la pretesa dell’idolatria.

Dio o Mammona
L’alternativa tra Dio e Mammona è quindi il centro della questione. Alcuni sono infastiditi dal fatto che le chiese si occupano di economia ed ecologia invece che di teologia. Altri può valutare meglio di noi i problemi economici ed ecologici che affliggono il nostro tempo. Se poi si critica una determinata teologia totalizzante, sappiamo che ce ne sono state prima e ce ne saranno dopo. Chi può negare queste affermazioni? Ma dobbiamo concludere, rassegnati, che l’essere umano sarà sempre schiavo di qualche ideologia che pretende di essere la soluzione definitiva? Il compito della chiesa non è invece quello di annunciare la liberazione dagli «elementi del mondo» (Gal 4, 3)? L’unico modo di sfuggire all’idolatria del momento consiste nella conversione sempre rinnovata al Dio che, per nostra liberazione, non ammette altri dèi al suo cospetto.

Responsabilità riformata
Il documento di Accra contiene anche una confessione di peccato per noi che, consapevolmente o meno, traiamo «beneficio dall’attuale sistema economico della globalizzazione neoliberista» (par. 34). Ma c’è chi ha osservato che questo non basta. Al di là di un peccato di complicità odierna, c’è la responsabilità di una cultura protestante, e particolarmente riformata, che ha fiancheggiato, influenzato, forse ispirato lo sviluppo economico dell’Occidente. Com’è che le virtù di ieri sono diventate i vizi di oggi, il risparmio si è mutato in avidità, il profitto ha spodestato la persona e il bene comune? Un’indagine sul rapporto tra protestantesimo ed economia può rendere più «nostra» la ricerca di fedeltà all’Evangelo che ha ricevuto ad Accra un così importante contributo. Non lasciamoci quindi determinare da indifferenza o ostilità, ma lasciamoci piuttosto mettere in questione «dalle grida di coloro che soffrono e dal danno che è inferto al resto del creato».

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Ultimo aggiornamento: 16 Giugno 2006,
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