Agosto
2004. Ad Accra, in Ghana, 400
delegati delle chiese riformate di tutto il mondo tirano le file di un
percorso sull’ingiustizia economica e la distruzione
dell’ambiente
avviato nella precedente Assemblea dell’Alleanza riformata mondiale
(ARM) e licenziano
alcuni documenti «esplosivi».
Il tema dell’ingiustizia economica e della distruzione
dell’ambiente
che l’ARM ha sviluppato nell’ultimo decennio è di
quelli che
suscitano reazioni e passioni opposte. Per questo, da una parte e
dall’altra è auspicabile che si faccia uno sforzo per
ascoltare
l’altro e per andare oltre i pregiudizi e la tendenza a fare di
ogni
erba un fascio. È bene che nei prossimi mesi si sviluppi un
dibattito pacato, fraterno, che prenda sul serio la voce di Accra che
è in gran parte la voce delle chiese dei 4/5
dell’umanità
che vive con le briciole che il quinto opulento lascia cadere dalla sua
tavola. In questo avvio del dibattito vorrei indicare 4 punti che fanno
problema e che meritano una riflessione di fondo.
Impero
Il paragrafo 11 del documento di Accra afferma che
«l’attuale
(dis)ordine mondiale è radicato in un sistema economico
estremamente complesso e immorale difeso da un impero» e
definisce questo termine come «il concorso di poteri economici,
culturali, politici e militari che costituiscono un sistema di dominio
messo in campo da nazioni potenti per proteggere e difendere i loro
interessi». Inaccettabile presa di posizione politica che non
compete alla chiesa, obiettano alcuni squalificando così il
documento. Ma un rifiuto di questo genere non rischia di chiudere gli
occhi di fronte all’innegabile ingiustizia dell’attuale
organizzazione
economica mondiale? I membri dell’Assemblea di Accra hanno
ascoltato
uno studio sul rapporto tra i cristiani e l’impero romano nel I
secolo.
Era politica la loro resistenza espressa nel linguaggio cifrato
dell’Apocalisse? Qual era il nucleo centrale che li spingeva a
qualificare Babilonia-Roma come la grande prostituta, rallegrandosi per
la prospettiva della sua rovina? E quale può essere il motivo e
il fulcro di una resistenza nei confronti dell’impero
all’ombra del
quale viviamo oggi?
Confessione di fede
Il documento di Accra si presenta nella forma di una confessione di
fede e precisa di farlo «nell’intento di mettere in
evidenza la
necessità e l’urgenza di una risposta attiva alle sfide
del
nostro tempo» invitando le chiese «a ricevere la nostra
comune testimonianza e a rispondervi» (par. 15). Anche qui
c’è chi contesta non solo la legittimità per
un’assemblea
di rappresentanti di chiese di formulare una proposta di confessione di
fede, ma anche la collocazione stessa del problema: la confessione
della fede riguarda Dio; l’ingiustizia economica ed ecologica, e
la
risposta che richiede, riguarda la sfera etica: non la fede, ma il
comportamento dei credenti. Ma l’opposizione al nazismo da parte
della
chiesa confessante tedesca si è espressa sul piano della fede,
del rifiuto dell’idolatria. Chiediamoci allora: l’ideologia
che
sorregge e promuove l’attuale organizzazione economica con la
pretesa
di un valore assoluto e di una capacità salvifica, ha il
carattere di una idolatria? Se sì, non si potrà negare
che la scelta tra Dio e Mammona, che il documento di Accra ci
ripresenta (par. 12), vada dritto al cuore della nostra fede. Non
discutiamo quindi se l’ingiustizia economica riguardi o meno la
confessione della fede ma se il pensiero unico del neoliberismo abbia o
meno i caratteri e la pretesa dell’idolatria.
Dio o Mammona
L’alternativa tra Dio e Mammona è quindi il centro della
questione. Alcuni sono infastiditi dal fatto che le chiese si occupano
di economia ed ecologia invece che di teologia. Altri può
valutare meglio di noi i problemi economici ed ecologici che affliggono
il nostro tempo. Se poi si critica una determinata teologia
totalizzante, sappiamo che ce ne sono state prima e ce ne saranno dopo.
Chi può negare queste affermazioni? Ma dobbiamo concludere,
rassegnati, che l’essere umano sarà sempre schiavo di
qualche
ideologia che pretende di essere la soluzione definitiva? Il compito
della chiesa non è invece quello di annunciare la liberazione
dagli «elementi del mondo» (Gal 4, 3)? L’unico modo
di
sfuggire all’idolatria del momento consiste nella conversione
sempre
rinnovata al Dio che, per nostra liberazione, non ammette altri
dèi al suo cospetto.
Responsabilità riformata
Il documento di Accra contiene anche una confessione di peccato per noi
che, consapevolmente o meno, traiamo «beneficio
dall’attuale
sistema economico della globalizzazione neoliberista» (par. 34).
Ma c’è chi ha osservato che questo non basta. Al di
là di
un peccato di complicità odierna, c’è la
responsabilità di una cultura protestante, e particolarmente
riformata, che ha fiancheggiato, influenzato, forse ispirato lo
sviluppo economico dell’Occidente. Com’è che le
virtù di
ieri sono diventate i vizi di oggi, il risparmio si è mutato in
avidità, il profitto ha spodestato la persona e il bene comune?
Un’indagine sul rapporto tra protestantesimo ed economia
può
rendere più «nostra» la ricerca di fedeltà
all’Evangelo che ha ricevuto ad Accra un così importante
contributo. Non lasciamoci quindi determinare da indifferenza o
ostilità, ma lasciamoci piuttosto mettere in questione
«dalle grida di coloro che soffrono e dal danno che è
inferto al resto del creato».
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